A 4 giorni dal violento terremoto che ha colpito il Sud/Ovest del Giappone, la macchina dei soccorsi continua a lavorare senza tregua tra macerie, repliche e alte temperature. Il bilancio delle vittime della scossa magnitudo 6.8 (dato USGS) registrata martedì nella prefettura di Kumamoto è salito a 36 morti, mentre migliaia di persone restano lontane dalle proprie case. Gli operatori dell’emergenza stanno affrontando una doppia sfida: da una parte la necessità di individuare eventuali superstiti ancora intrappolati negli edifici crollati, dall’altra le condizioni particolarmente difficili. L’Agenzia meteorologica giapponese ha registrato circa 300 repliche nei giorni successivi al sisma, aumentando i rischi per chi opera nelle zone più colpite. A rendere ancora più complesso il lavoro sono le temperature vicine ai +38°C, che mettono a dura prova i soccorritori impegnati per ore sotto il sole e tra strutture pericolanti.
Sono oltre 9mila le persone costrette a trovare riparo nei centri di evacuazione, in attesa che la situazione migliori e che vengano effettuate le verifiche sulla sicurezza degli edifici rimasti in piedi. Tra i luoghi simbolo della tragedia c’è il centro commerciale Aeon di Kumamoto, trasformato in un enorme cantiere di ricerca. Centinaia di soccorritori si alternano in turni continui per sollevare blocchi di cemento e rimuovere strutture metalliche deformate, alla ricerca di persone ancora vive sotto le rovine. Nel crollo del secondo piano dell’edificio 7 persone sono morte, mentre 5 sono state estratte dalle macerie ancora in vita. I soccorritori non escludono che possano esserci ancora persone disperse.
Il caldo rende il lavoro ancora più estenuante. All’interno dell’edificio distrutto, il calore prodotto dai mezzi pesanti utilizzati per rimuovere le macerie crea condizioni proibitive per gli operatori, costretti a lavorare con equipaggiamenti protettivi e mascherine.


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