Terremoto nel Tirreno Meridionale, scossa al largo della Sicilia: epicentro a 22 km di profondità | DATI e MAPPA

Una scossa di terremoto di magnitudo 3.1 è stata registrata alle 18:24 di oggi nel Tirreno Meridionale. Secondo i dati dell’INGV, il sisma ha avuto un ipocentro a 22 km di profondità

Una scossa di terremoto di magnitudo 3.1 si è verificata alle 18:24 di oggi, venerdì 21 agosto, nel Tirreno Meridionale, al largo della costa settentrionale della Sicilia. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il terremoto ha avuto una profondità di 22 chilometri. Dalla localizzazione dell’epicentro il sisma si è verificato in mare aperto a nord della Sicilia, nel settore tirrenico compreso al largo dell’Isola e a notevole distanza dai principali centri abitati della costa. La posizione è a nord-est di Palermo e a nord-ovest rispetto all’area dello Stretto di Messina.

Perché il Tirreno Meridionale è una delle aree sismiche più interessanti del Mediterraneo

La localizzazione della scossa assume particolare interesse dal punto di vista geologico perché il Tirreno Meridionale rappresenta uno dei settori tettonicamente più complessi dell’intero Mediterraneo. Qui interagiscono processi geodinamici profondi legati alla convergenza tra le grandi strutture litosferiche dell’area mediterranea. La sismicità può raggiungere profondità di diverse centinaia di chilometri e rappresenta una delle caratteristiche più peculiari della geodinamica dell’Italia meridionale. La scossa odierna, con un ipocentro a 22 km, è tuttavia molto più superficiale rispetto ai terremoti profondi che possono verificarsi nello stesso grande dominio geodinamico.

Le faglie del Tirreno Meridionale e la complessa tettonica tra Sicilia e Calabria

Parlare di una singola “faglia del Tirreno Meridionale” sarebbe una semplificazione. L’area è interessata da un articolato sistema di strutture tettoniche, inserite in un contesto che comprende la Sicilia settentrionale, le Isole Eolie, il bacino tirrenico e l’Arco Calabro-Peloritano. Secondo le ricostruzioni geodinamiche per l’area eoliana, l’attività sismica del Tirreno si concentra in particolare nel settore meridionale, tra il bacino del Marsili e l’Arco Calabro-Peloritano. In profondità gli ipocentri possono spingersi fino a circa 500 km, delineando la geometria della placca in subduzione. È importante distinguere questa sismicità profonda dagli eventi crostali e relativamente superficiali che interessano le strutture tettoniche distribuite lungo il margine settentrionale della Sicilia e nei bacini marini circostanti. Un terremoto con ipocentro a 22 chilometri, come quello registrato oggi, si colloca infatti a una profondità decisamente inferiore rispetto ai grandi terremoti profondi caratteristici dello slab ionico.

Il rischio sismico tra Tirreno Meridionale, Sicilia e Calabria

Il terremoto di oggi si inserisce in un contesto regionale nel quale la pericolosità sismica assume particolare importanza. Sicilia e Calabria sono state interessate nel corso dei secoli da alcuni dei terremoti più violenti documentati nel Mediterraneo centrale. Le mappe nazionali di pericolosità mostrano valori particolarmente elevati lungo l’Arco Calabro fino allo Stretto di Messina, uno dei settori italiani nei quali lo scuotimento atteso raggiunge i livelli più significativi. La storia sismica dell’area è segnata da eventi di tutt’altra energia rispetto alla scossa odierna. Tra i più importanti figurano i terremoti della devastante sequenza calabrese del 1783, che interessò ripetutamente la Calabria meridionale e centrale e produsse effetti anche in Sicilia. Il primo grande terremoto della sequenza, quello del 5 febbraio 1783, viene riportato dal catalogo storico dell’INGV con una magnitudo momento intorno a 7.0. Ancora più radicato nella memoria collettiva è il catastrofico terremoto del 28 dicembre 1908 nello Stretto di Messina, uno dei più distruttivi della storia europea. Il catalogo ASMI dell’INGV riporta per quell’evento una magnitudo momento di circa 7.1.

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