Terremoto nella notte in Friuli: paura e forte boato in provincia di Udine | DATI e MAPPE

Il movimento tellurico è stato localizzato in provincia di Udine alle 00:19 con ipocentro a 12 chilometri di profondità

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Una scossa di terremoto di magnitudo 3.3 è stata registrata nella notte in Friuli Venezia Giulia, precisamente alle 00:19, secondo i dati ufficiali dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia). Il sisma ha avuto il suo epicentro nell’area di Amaro, in provincia di Udine, con una profondità ipocentrale di circa 12 chilometri. Il movimento tellurico, seppur di energia moderata, è stato distintamente avvertito in diverse località, con numerose segnalazioni arrivate subito dopo l’evento. In particolare, molte persone hanno raccontato di aver percepito non soltanto la vibrazione del terreno, ma soprattutto un forte boato iniziale, elemento frequentemente associato ai terremoti superficiali nelle zone montuose. Tra le testimonianze raccolte emergono diversi racconti coincidenti. Da Montenars una persona ha riferito: “una botta secca a Montenars….per fortuna di breve durata”. Da Tarcento è arrivata un’altra segnalazione: “boato come un’esplosione e poi scossa… che paura”. A Ravascletto il terremoto è stato percepito chiaramente: “sentito benissimo! Un botto!”. Altri residenti hanno sottolineato proprio il rumore associato all’evento: “più forte della scossa è stato il boato…”. Anche da Venzone sono arrivate numerose conferme: “sentita perfettamente a Venzone”. Un’altra testimonianza racconta: “ero in giardino e la cosa spaventosa è stato il boato”. Infine, una persona svegliata durante il sonno ha spiegato: “sentito bene il boato e la scossa, stavo dormendo e sono stata svegliata breve durata (località Venzone)”.

L’area epicentrale e la complessa struttura sismica del Friuli

Il terremoto è avvenuto in una delle zone italiane storicamente più note dal punto di vista della sismicità. L’area compresa tra la Carnia, le Prealpi Giulie e l’alta pianura friulana è caratterizzata dalla presenza di numerose strutture tettoniche attive, capaci di generare terremoti anche di energia significativa. Il territorio friulano si trova in una zona di complessa interazione tra la placca Adriatica, che si muove verso nord, e quella Euroasiatica. Questo processo determina compressioni e deformazioni della crosta terrestre, con la formazione di sistemi di faglie responsabili dell’attività sismica dell’intero arco alpino orientale. La scossa registrata nella notte si inserisce quindi in un contesto geologico nel quale piccoli e medi terremoti sono eventi relativamente frequenti. La profondità di 12 chilometri indica un sisma avvenuto nella crosta superficiale, una caratteristica che può favorire una maggiore percezione del movimento anche quando la magnitudo non è elevata.

Le faglie del Friuli e il rischio sismico della zona

Il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni italiane maggiormente interessate dal rischio sismico. La presenza di importanti sistemi di faglie rende il territorio monitorato costantemente dagli enti scientifici, con una rete capillare di rilevazione coordinata dall’INGV. Tra le strutture più importanti dell’area vi sono le faglie alpine orientali, responsabili di parte dell’attività sismica storica del territorio. Queste strutture possono produrre eventi di varia intensità: dalla lunga sequenza di piccole scosse quotidiane fino a terremoti più energetici. Il sisma della notte, con magnitudo 3.3, rientra nella categoria degli eventi percepibili dalla popolazione ma generalmente non associati a conseguenze strutturali significative. La percezione particolarmente forte riferita dagli abitanti è legata soprattutto alla combinazione tra profondità ridotta, caratteristiche geologiche locali e condizioni ambientali notturne, quando i rumori di fondo sono inferiori.

Il precedente storico: il terremoto del Friuli del 1976

Quando si parla di terremoti in Friuli, il riferimento storico principale resta il devastante terremoto del 1976, uno degli eventi sismici più importanti della storia italiana contemporanea. Il 6 maggio 1976 una scossa di magnitudo superiore a 6 colpì duramente il Friuli, provocando devastazioni estese soprattutto nelle province di Udine e Pordenone. Nei mesi successivi il territorio fu interessato da una lunga sequenza sismica, con numerose repliche. Quel terremoto cambiò profondamente l’approccio italiano alla prevenzione sismica, alla costruzione degli edifici e al monitoraggio del territorio. La memoria di quell’evento resta ancora molto presente nelle comunità friulane, dove ogni nuova scossa viene immediatamente collegata alla particolare vulnerabilità sismica della regione.