Un terremoto magnitudo 5.6 ha colpito l’Indonesia, con epicentro localizzato in mare a Nord dell’isola di Flores. Il sisma si è verificato alle 10:03 ora italiana, 16:03 ora locale. L’evento tellurico ha avuto un ipocentro superficiale stimato a 15 km di profondità. L’area interessata si trova in una delle zone più attive del pianeta dal punto di vista sismico, dove la crosta terrestre è soggetta a tensioni continue ed estremamente forti.
La geologia della zona e l’origine degli scuotimenti
Il mare di Flores e le isole circostanti si trovano lungo una fascia tettonica di straordinaria complessità. In questa specifica porzione del Sud/Est asiatico, la sismicità è dominata dal sistema di faglia di sovrascorrimento di retroarco di Flores. Questa imponente struttura geologica si estende in direzione Est/Ovest per centinaia di km. I terremoti in quest’area si verificano principalmente a causa della subduzione della placca australiana che spinge in profondità al di sotto delle placche della Sonda e del mare di Banda. L’attrito continuo generato dalla collisione continentale lungo questo margine convergente accumula enormi quantità di energia. Quando la tensione supera la resistenza delle rocce crostali, l’energia viene rilasciata in modo repentino sotto forma di onde sismiche, generando forti terremoti di tipo compressivo con piani di faglia che si immergono verso Sud.
I precedenti catastrofici e la storia sismica della regione
La sismicità storica dell’area è estremamente elevata, punteggiata da eventi catastrofici che hanno lasciato profonde cicatrici. Solo considerando il periodo tra il 1900 e il 2022, la zona ha registrato 79 terremoti con una magnitudo superiore a 6.0, molti dei quali capaci di generare onde anomale. L’evento più drammatico nella storia moderna dell’isola si verificò il 12 dicembre 1992. Quella scossa, che raggiunse una magnitudo 7.7, scatenò uno tsunami di proporzioni devastanti con onde che in alcuni punti sfiorarono i 26 metri di altezza. La furia dell’acqua e l’intensità del tremore portarono alla distruzione di innumerevoli abitazioni e infrastrutture, causando la morte di oltre 2mila persone.





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