Una nuova scossa di terremoto ha interessato nel pomeriggio di oggi, mercoledì 12 agosto 2026, la Costa Toscana settentrionale, dopo il terremoto di magnitudo 3.7 verificatosi nella tarda mattinata. Secondo i dati indicati dall’INGV, il nuovo evento sismico è stato registrato alle ore 16:09, ha avuto una magnitudo di 2.6 e un ipocentro localizzato a 8 chilometri di profondità. La sequenza richiama inevitabilmente l’attenzione sulla sismicità di un territorio geologicamente articolato. La scossa più importante della giornata rimane quella delle 10:57, quando la magnitudo 3.7 ha prodotto un movimento del suolo sensibilmente più forte rispetto al successivo evento pomeridiano.
La presenza di eventi più piccoli dopo una scossa di maggiore energia può rientrare nella normale evoluzione di una sequenza sismica, ma sulla sola base di due terremoti non è possibile stabilire quale sarà l’andamento successivo dell’attività. In sismologia, infatti, l’analisi di una sequenza non dipende esclusivamente dalla magnitudo dei singoli eventi, ma anche dalla loro distribuzione geografica, dalla profondità degli ipocentri, dalla frequenza delle scosse e dai meccanismi di rottura che interessano le strutture geologiche presenti nel sottosuolo.
Le faglie della Toscana nord-occidentale e dell’Appennino settentrionale
La Toscana nord-occidentale appartiene a uno dei settori geologicamente più complessi dell’Italia centrale e settentrionale. L’attuale configurazione geologica è il risultato di milioni di anni di deformazioni della crosta terrestre. Dopo le fasi compressive che hanno contribuito alla formazione dell’Appennino, ampie porzioni della catena sono state interessate da processi di estensione crostale, responsabili della formazione di bacini e sistemi di faglie. Proprio le strutture distensive hanno un ruolo importante nella sismicità dell’Appennino settentrionale. Le faglie presenti nel sottosuolo possono accumulare lentamente energia a causa dei movimenti della crosta e rilasciarla improvvisamente quando viene superata la resistenza delle rocce, generando un terremoto. La sismicità non è quindi legata a una singola faglia facilmente riconoscibile in superficie. Il territorio presenta un sistema articolato di strutture tettoniche che interessa sia le zone interne sia i settori prossimi alla costa.
Il grande terremoto del 1920 tra Garfagnana e Lunigiana
Uno dei precedenti storici più importanti dell’intera area è rappresentato dal terremoto del 7 settembre 1920, che colpì duramente la Garfagnana e la Lunigiana. Fu uno dei terremoti più forti avvenuti nell’Appennino settentrionale in epoca contemporanea, con una magnitudo stimata attorno a 6.5. Il sisma provocò gravissimi danni in numerosi centri, con conseguenze particolarmente pesanti nell’area di Fivizzano e nei territori circostanti. L’evento del 1920 rimane un riferimento fondamentale per comprendere il potenziale sismico della Toscana nord-occidentale. Naturalmente non esiste alcun collegamento automatico fra un grande terremoto storico e le piccole scosse registrate oggi: eventi di magnitudo 2.6 o 3.7 appartengono a una scala energetica completamente diversa. Il precedente dimostra però come le strutture tettoniche dell’area siano in grado, su scale temporali molto lunghe, di generare anche terremoti decisamente più importanti.
Il terremoto della Lunigiana del 2013
Un altro episodio più recente che ha riportato l’attenzione sulla sismicità della zona è il terremoto della Lunigiana del 21 giugno 2013, di magnitudo superiore a 5, avvenuto nell’area dell’Appennino settentrionale. La scossa fu nettamente avvertita in una vasta porzione del Centro-Nord e interessò soprattutto il territorio della Lunigiana e della Garfagnana, provocando danni locali e una lunga serie di repliche. Anche quell’episodio mostrò quanto la sismicità del settore possa essere percepita su distanze considerevoli, soprattutto quando gli eventi raggiungono magnitudo significativamente superiori rispetto a quelle registrate nella giornata odierna.
Rischio sismico tra Massa-Carrara, Lucca e Pisa
Il concetto di rischio sismico non coincide semplicemente con la probabilità che si verifichi un terremoto. Il rischio dipende dalla combinazione di tre elementi principali: la pericolosità del territorio, la vulnerabilità degli edifici e la quantità di persone, infrastrutture e attività esposte. La fascia settentrionale della Toscana presenta condizioni differenti passando dalla Lunigiana e dalla Garfagnana, dove la sismicità storica è più marcata, alle aree costiere delle province di Massa-Carrara, Lucca e Pisa. Proprio per questo gli eventi sismici registrati nel settore vengono localizzati attraverso reti strumentali che permettono di determinare con precisione progressivamente maggiore magnitudo, profondità e coordinate dell’ipocentro.



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