Un fortissimo terremoto ha colpito l’Indonesia nella notte italiana, interessando la regione di Flores, nel cuore di uno dei settori geologicamente più attivi dell’intero pianeta. Secondo l’agenzia meteorologica e geofisica indonesiana BMKG, la scossa ha raggiunto una magnitudo 7.6, un valore associato a terremoti capaci di produrre scuotimenti estremamente intensi su vaste aree e, quando l’evento interessa il fondale marino, anche importanti perturbazioni della colonna d’acqua. Il terremoto si è verificato alle 23:58 ora italiana. Secondo i dati dell’INGV, l’ipocentro è stato localizzato a una profondità di 21 chilometri, quindi relativamente superficiale dal punto di vista sismologico. Si tratta di un elemento particolarmente importante perché, a parità di magnitudo, i terremoti con ipocentro poco profondo possono produrre effetti più marcati in superficie rispetto a eventi molto più profondi. Subito dopo il sisma, il BMKG ha emesso un’allerta tsunami, procedura adottata quando le caratteristiche preliminari dell’evento rendono necessario valutare rapidamente l’eventuale generazione di onde anomale lungo le coste.
Allerta tsunami dopo il terremoto di magnitudo 7.6
L’aspetto più delicato nelle prime fasi successive a un terremoto di questa intensità avvenuto in un’area insulare è proprio il possibile rischio tsunami. Non tutti i terremoti sottomarini generano infatti onde di maremoto significative: perché questo accada è generalmente necessario che la rottura della faglia provochi uno spostamento verticale sufficientemente importante del fondale marino, trasferendo rapidamente energia alla massa d’acqua sovrastante. La magnitudo 7.6 rende comunque l’evento abbastanza potente da giustificare un’immediata sorveglianza delle coste. In un arcipelago complesso come quello indonesiano, formato da migliaia di isole, baie, stretti e coste frastagliate, la propagazione di eventuali onde può inoltre essere fortemente condizionata dalla morfologia dei fondali e dalla forma delle coste. La profondità indicata dall’INGV, pari a 21 chilometri, conferma inoltre che si tratta di un terremoto originatosi nella parte relativamente superficiale della crosta e della zona di contatto tettonico. Proprio per questo l’evoluzione dell’evento viene osservata con particolare attenzione.
Perché Flores è una delle zone sismiche più pericolose dell’Indonesia
La regione di Flores si trova all’interno della vastissima cintura tettonica che attraversa l’Indonesia da ovest verso est. L’intero Paese è collocato lungo uno dei margini più complessi della cosiddetta Cintura di Fuoco del Pacifico, un sistema planetario caratterizzato da intense deformazioni della crosta terrestre, vulcanismo e terremoti molto forti. A sud dell’arcipelago indonesiano si sviluppa un esteso margine convergente nel quale la placca oceanica indo-australiana interagisce con il sistema di placche e microplacche dell’Asia sud-orientale. In questo settore la crosta viene compressa, deformata e in parte spinta in profondità attraverso processi di subduzione. Nella zona la situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di numerose strutture tettoniche secondarie. La deformazione non viene assorbita da una singola grande faglia, ma viene distribuita lungo diversi sistemi attivi che possono produrre terremoti sia lungo il margine di subduzione sia all’interno della crosta.
Le faglie attive tra Flores e le Piccole Isole della Sonda
Uno degli elementi geologici più importanti della regione è il sistema di faglie e sovrascorrimenti che interessa il settore settentrionale di Flores. La compressione della crosta ha generato nel tempo strutture capaci di accumulare enormi quantità di energia elastica. Quando lo stress supera la resistenza delle rocce, la faglia può rompersi improvvisamente: i blocchi crostali si spostano in pochi secondi e l’energia accumulata viene liberata sotto forma di onde sismiche. È questo il meccanismo alla base dei grandi terremoti tettonici. In una regione così frammentata geologicamente è inoltre possibile che un evento principale venga seguito da numerose repliche, alcune delle quali possono raggiungere magnitudo considerevoli. La sequenza successiva a un terremoto molto forte può protrarsi per giorni, settimane e, nei casi più importanti, anche per periodi più lunghi, mentre la crosta cerca un nuovo equilibrio dopo la rottura principale.
Una regione dove convergono più sistemi tettonici
L’Indonesia orientale rappresenta uno dei laboratori naturali più complessi della tettonica terrestre. Procedendo verso est, il sistema relativamente regolare di subduzione che caratterizza parte dell’arco della Sonda diventa progressivamente più articolato a causa dell’interazione tra la placca australiana, le microplacche dell’area indonesiana e i margini della regione del Mar di Banda. Questa particolare configurazione produce una combinazione di faglie inverse, sovrascorrimenti e strutture trascorrenti, rendendo molto elevata la pericolosità sismica dell’intera area. Flores si trova quindi in un territorio nel quale i terremoti non rappresentano eventi eccezionali dal punto di vista geologico. Quello registrato nella notte, tuttavia, per la sua magnitudo 7.6, appartiene alla categoria degli eventi di grande energia e richiede per questo un’attenta valutazione degli effetti.
Il precedente devastante del terremoto di Flores del 1992
La storia recente della regione conserva il ricordo di uno degli eventi più drammatici verificatisi nell’arcipelago indonesiano. Nel 1992 un violentissimo terremoto colpì Flores, generando anche uno tsunami distruttivo lungo alcuni tratti costieri. Quell’evento dimostrò in modo drammatico quanto la combinazione tra forte scuotimento sismico e improvviso spostamento del mare possa risultare pericolosa nelle aree costiere dell’isola. Le onde penetrarono nelle zone affacciate sul mare causando gravissime conseguenze. Il precedente del 1992 rappresenta ancora oggi uno degli episodi di riferimento per comprendere il rischio sismico e tsunami di Flores, soprattutto perché evidenziò la capacità delle strutture tettoniche regionali di produrre terremoti molto energetici.
I grandi terremoti che hanno segnato la storia dell’Indonesia
L’intero arcipelago indonesiano possiede una lunga storia di grandi terremoti e tsunami. L’evento più noto a livello mondiale resta quello del 26 dicembre 2004, quando un gigantesco terremoto al largo di Sumatra generò il devastante tsunami dell’Oceano Indiano. Sebbene quel terremoto si sia verificato migliaia di chilometri più a ovest rispetto a Flores e sia stato provocato da un diverso segmento del vastissimo margine di subduzione indonesiano, rappresenta l’esempio più evidente della quantità di energia che può essere accumulata e improvvisamente liberata lungo i confini tettonici della regione. Anche altre aree dell’Indonesia hanno sperimentato negli ultimi decenni sequenze sismiche molto intense, confermando come l’intero territorio nazionale sia caratterizzato da una pericolosità geologica eccezionalmente elevata.
Perché un terremoto di magnitudo 7.6 libera un’enorme quantità di energia
La scala utilizzata per descrivere la magnitudo dei terremoti è logaritmica. Ciò significa che una differenza apparentemente piccola nei valori numerici corrisponde in realtà a un aumento molto consistente dell’energia liberata. Un terremoto di magnitudo 7.6 non rappresenta quindi semplicemente una scossa leggermente più forte rispetto a un evento di magnitudo 7.0: la quantità complessiva di energia liberata cresce rapidamente con l’aumento della magnitudo. Eventi di questa classe possono essere avvertiti a distanze molto elevate dall’epicentro e possono provocare scuotimenti importanti soprattutto nelle aree più vicine alla sorgente sismica. Gli effetti reali dipendono tuttavia anche dalla distanza, dal tipo di terreno, dalla profondità dell’ipocentro e dalle caratteristiche degli edifici.
Indonesia sotto osservazione dopo la scossa principale
Dopo un terremoto di questa energia, particolare attenzione viene normalmente rivolta anche alla possibile evoluzione della sequenza sismica. Le repliche rappresentano una conseguenza naturale della redistribuzione delle tensioni attorno alla porzione di faglia che ha subito la rottura. Le scosse successive tendono generalmente a diminuire nel tempo per numero e intensità, ma dopo un evento di magnitudo molto elevata possono verificarsi anche terremoti secondari forti. La situazione nella regione di Flores resta quindi particolarmente significativa dal punto di vista geofisico dopo la potentissima scossa.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?