Una scoperta da oltre 200 miliardi di metri cubi di gas naturale arriva nel momento più delicato per il settore energetico iraniano, duramente colpito dalla guerra in Medio Oriente e dagli attacchi condotti contro infrastrutture strategiche, impianti produttivi e vie di trasporto. L’annuncio è arrivato dalle autorità iraniane, che hanno reso nota l’individuazione di nuove e ingenti riserve nel sud della provincia di Fars. A comunicare i dettagli della scoperta è stato il ministro del Petrolio iraniano Mohsen Paknejad, intervenuto alla televisione di Stato. Secondo i dati forniti dal governo, il volume complessivo individuato supera i 200 miliardi di metri cubi, equivalenti a circa 7.500 miliardi di piedi cubi di gas naturale. Una quantità considerevole, soprattutto considerando che la scoperta avviene mentre il sistema energetico del Paese sta facendo i conti con le conseguenze dirette di mesi di guerra e con una sensibile riduzione della capacità produttiva. “Nuove riserve di gas sono state scoperte nel sud della provincia di Fars”, ha dichiarato Paknejad alla televisione di Stato.
Oltre 160 miliardi di metri cubi di gas sarebbero estraibili
Non tutto il gas individuato potrà necessariamente essere recuperato. Secondo il ministro iraniano del Petrolio, tuttavia, oltre 160 miliardi di metri cubi delle nuove riserve potrebbero essere effettivamente estratti. Si tratta di circa 5.700 miliardi di piedi cubi, una quota rilevante rispetto al volume complessivo del giacimento. Paknejad ha inoltre indicato una possibile durata operativa estremamente lunga: il campo potrebbe infatti rimanere in produzione per circa 15 anni. Secondo le indicazioni fornite dal ministro, una volta pienamente operativo il sito potrebbe arrivare a produrre oltre 280 milioni di metri cubi di gas naturale al giorno, corrispondenti a circa un miliardo di piedi cubi quotidiani. Una produzione importante in termini assoluti, ma che rappresenterebbe comunque soltanto una frazione del fabbisogno giornaliero di gas naturale dell’Iran, Paese caratterizzato da consumi energetici particolarmente elevati.
Il vantaggio del “gas dolce”: costi di sviluppo potenzialmente più bassi
Un altro elemento considerato particolarmente favorevole riguarda la qualità del gas naturale scoperto. Paknejad lo ha infatti descritto come “gas dolce”, una caratteristica tecnica significativa per le future operazioni di estrazione e trattamento. Il cosiddetto sweet natural gas contiene quantità molto basse di idrogeno solforato, un gas tossico la cui presenza in concentrazioni elevate rende più complessi e costosi i processi industriali necessari prima dell’immissione del combustibile nelle reti. La ridotta presenza di idrogeno solforato potrebbe quindi tradursi in costi operativi e di sviluppo inferiori, rendendo economicamente più favorevole lo sfruttamento delle nuove riserve rispetto a giacimenti caratterizzati da concentrazioni maggiori di componenti indesiderati. La portata economica della scoperta, tuttavia, dipenderà non soltanto dalla quantità di gas tecnicamente recuperabile, ma anche dai tempi necessari per realizzare le infrastrutture indispensabili allo sfruttamento commerciale.
La nuova produzione potrebbe richiedere diversi anni
L’annuncio non significa infatti che i nuovi volumi di gas saranno immediatamente disponibili. Secondo Bloomberg, l’avvio della produzione dal nuovo sito potrebbe essere distante ancora diversi anni. Dalla scoperta geologica alla produzione commerciale sono necessari investimenti, infrastrutture, perforazioni, impianti di trattamento e collegamenti con le reti di distribuzione. Tutti elementi che assumono un peso ancora maggiore nell’attuale situazione iraniana, segnata dalla guerra, dalle sanzioni occidentali e dai danni subiti dal comparto energetico. La scoperta rappresenta quindi una risorsa strategica soprattutto in prospettiva. Nel breve periodo, infatti, l’Iran continua a confrontarsi con problemi molto più immediati legati al ripristino della capacità produttiva persa durante il conflitto.
La guerra ha colpito duramente il settore energetico
Il settore energetico iraniano ha subito conseguenze pesanti da quando gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele, iniziati alla fine di febbraio, hanno aperto una nuova fase della guerra in Medio Oriente. Tra gli obiettivi colpiti figurano impianti per la produzione di gas, depositi petroliferi e infrastrutture di trasporto, provocando ripercussioni sulla capacità del Paese di produrre e distribuire energia. Gli attacchi hanno aggravato una situazione già complessa per un settore che deve operare sotto il peso delle sanzioni internazionali, delle difficoltà negli investimenti e delle esigenze di un mercato interno caratterizzato da un’elevata domanda di energia. Le conseguenze sulla produzione di gas sono state particolarmente significative.
Persi circa 230 milioni di metri cubi di produzione al giorno
Nel mese di luglio un alto funzionario del governo iraniano aveva fornito una prima quantificazione dell’impatto della guerra sul sistema produttivo nazionale. Gli attacchi iniziati alla fine di febbraio avrebbero determinato una perdita di circa 230 milioni di metri cubi al giorno di capacità produttiva di gas naturale. Una riduzione molto significativa, alla quale Teheran sta tentando di rispondere attraverso un vasto lavoro di riparazione delle infrastrutture danneggiate. Secondo quanto dichiarato dal funzionario, l’Iran prevedeva di riuscire a ripristinare circa 100 milioni di metri cubi al giorno di capacità produttiva “entro i prossimi mesi”. Anche raggiungendo questo obiettivo, tuttavia, rimarrebbe da recuperare una parte considerevole della capacità persa dall’inizio della guerra. È proprio in questo scenario che la nuova scoperta nella provincia di Fars assume una particolare rilevanza strategica. Il giacimento non rappresenta una soluzione immediata alle conseguenze del conflitto, ma potrebbe diventare nel medio e lungo periodo un importante strumento per rafforzare la sicurezza energetica iraniana.
Una riserva strategica mentre Teheran ripara gli impianti danneggiati
L’Iran sta intanto portando avanti i lavori per riparare le infrastrutture energetiche danneggiate durante gli attacchi. Il Paese deve contemporaneamente mantenere le forniture destinate al mercato interno e cercare di preservare un settore determinante per l’intera economia nazionale. Il nuovo giacimento offre quindi una prospettiva importante, ma la trasformazione delle riserve individuate in produzione effettiva dipenderà dalla capacità di Teheran di reperire capitali, tecnologie e infrastrutture in un contesto internazionale sempre più difficile. Il settore del gas rappresenta inoltre un pilastro strategico per l’Iran, non soltanto per il suo valore economico, ma anche per il ruolo fondamentale che il combustibile riveste nell’approvvigionamento energetico interno.



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