Da decenni viene inseguito come uno dei grandi traguardi della medicina moderna: un vaccino universale contro l’influenza capace di offrire una protezione ampia e duratura contro numerosi ceppi virali, superando il limite degli attuali vaccini stagionali che devono essere aggiornati ogni anno per seguire l’evoluzione del virus. Un gruppo di ricercatori statunitensi dell’University of Michigan Engineering potrebbe aver individuato una nuova strada per avvicinarsi a questo obiettivo, sviluppando un innovativo sistema di produzione basato sul lievito di birra in grado di generare particelle simil-virali capaci di stimolare una risposta immunitaria contro diversi ceppi influenzali. I primi risultati, ottenuti attraverso esperimenti sui topi e presentati durante il meeting autunnale dell’American Chemical Society (Acs Fall 2026) in corso a Chicago fino al 27 agosto, indicano che questa tecnologia potrebbe rappresentare un possibile cambio di paradigma sia nella produzione dei vaccini sia nella protezione a lungo termine contro l’influenza.
Perché oggi il vaccino antinfluenzale deve essere rinnovato ogni anno
L’attuale strategia contro l’influenza stagionale si basa principalmente sul bersaglio dell’emoagglutinina (Ha), una proteina presente sulla superficie del virus che svolge un ruolo fondamentale nell’attivazione della risposta immunitaria. Il problema è che proprio questa proteina è soggetta a frequenti mutazioni. Il virus dell’influenza cambia rapidamente e costringe ogni anno gli scienziati a prevedere quali saranno i ceppi più diffusi nella stagione successiva, aggiornando di conseguenza la composizione dei vaccini. Questo meccanismo rende necessaria una continua rincorsa evolutiva tra ricerca scientifica e capacità di adattamento del virus. Inoltre, la produzione tradizionale dei vaccini antinfluenzali utilizza ancora in larga parte un metodo sviluppato circa 80 anni fa, basato sull’incubazione nelle uova di gallina, un processo considerato più lento, costoso e meno flessibile rispetto alle esigenze di una risposta rapida alle nuove varianti. La nuova ricerca punta invece a superare entrambi questi ostacoli: creare una protezione più ampia e allo stesso tempo utilizzare un sistema produttivo più rapido e facilmente scalabile.
La nuova strategia punta sulla proteina M2, più stabile dell’emoagglutinina
Il gruppo guidato dalla professoressa Fei Wen, docente di ingegneria chimica dell’ateneo americano, ha scelto di cambiare completamente approccio, spostando l’attenzione da Ha a una diversa proteina virale: la M2. Questa proteina svolge un ruolo essenziale nel ciclo vitale del virus influenzale, ma presenta una caratteristica particolarmente interessante per lo sviluppo di un vaccino universale: tende a mutare molto meno rispetto all’emoagglutinina. Trang Hoang, studentessa laureata dell’University of Michigan e autrice principale dello studio, ha spiegato: “la proteina M2 dell’influenza è molto meno soggetta a mutazioni rispetto all’Ha – spiega Hoang – E’ rimasta relativamente conservata dalla pandemia influenzale del 1918 e mostra un’elevata conservazione della sequenza tra i ceppi di influenza A umani, suini e aviari”. Un elemento che, secondo Fei Wen, potrebbe avere un valore strategico anche in vista di eventuali future pandemie. “Questo è molto importante, perché le pandemie di solito iniziano quando i ceppi saltano da un ospite all’altro”. La speranza dei ricercatori è che colpire una componente più stabile del virus possa consentire di ottenere una protezione più ampia rispetto agli attuali vaccini, forse capace di durare molto più a lungo di una singola stagione influenzale.
Il lievito di birra trasformato in una fabbrica di vaccini innovativi
La seconda grande novità dello studio riguarda il metodo di produzione. Gli scienziati hanno utilizzato il Saccharomyces cerevisiae, il comune lievito di birra, trasformandolo in una sorta di piattaforma biologica per creare particelle simil-virali, chiamate Vlp (virus-like particles). Queste particelle imitano alcune caratteristiche del virus reale, come dimensioni, forma e capacità di stimolare il sistema immunitario, ma non contengono il materiale genetico responsabile dell’infezione. Attraverso una modifica del genoma del lievito, i ricercatori hanno fatto sì che le cellule producessero grandi quantità della proteina M2 dell’influenza. Successivamente il lievito è stato coltivato in un ambiente ricco di nutrienti e trattato con reagenti delicati per rimuovere la parete cellulare, permettendo alle particelle simil-virali di emergere dalla membrana. Le Vlp contenenti M2 sono poi state isolate e purificate mediante centrifugazione, ottenendo il materiale utilizzato per i test sperimentali. Secondo il team americano, questo sistema potrebbe offrire importanti vantaggi rispetto ai metodi tradizionali, grazie alla possibilità di una produzione più veloce, economica e adattabile.
Nei topi protezione completa contro diversi ceppi influenzali
Il primo banco di prova della nuova tecnologia è stato rappresentato da uno studio condotto su 18 topi, vaccinati con le particelle simil-virali prodotte attraverso il lievito. Dopo la vaccinazione, gli animali hanno sviluppato nel sangue una quantità significativa di anticorpi contro la proteina M2 appartenente a cinque diversi ceppi influenzali. Successivamente i ricercatori hanno esposto i topi vaccinati a tre differenti ceppi virali e hanno osservato un risultato particolarmente incoraggiante: gli animali hanno mostrato una protezione del 100% dall’infezione nei test effettuati. I dati indicano quindi che il vaccino sperimentale è riuscito ad attivare il sistema immunitario contro più varianti del virus influenzale, aprendo una prospettiva nuova nella ricerca verso un vaccino universale. Gli stessi scienziati, però, sottolineano che si tratta ancora di una fase preliminare. I risultati ottenuti sugli animali dovranno essere confermati attraverso ulteriori studi prima di poter arrivare alla sperimentazione sull’uomo.
Il vaccino universale contro l’influenza resta un obiettivo possibile ma ancora lontano
Uno degli aspetti ancora da chiarire riguarda soprattutto la durata della protezione immunitaria generata dalle M2 Vlp. I ricercatori intendono approfondire quanto a lungo il sistema immunitario dei topi rimanga preparato a contrastare il virus dopo la vaccinazione. Fei Wen guarda comunque con ottimismo al futuro: “mi aspetto sicuramente che il vaccino M2 fornisca una protezione più ampia e duratura rispetto agli attuali vaccini incentrati sull’Ha. Potrebbe essere anche più duratura, ad esempio con una sola dose nell’arco della vita? Forse – ipotizza l’esperta – oppure le persone potrebbero aver bisogno di una dose di richiamo con l’avanzare dell’età”. La ricercatrice ha inoltre spiegato che il gruppo di lavoro vuole esplorare nuove applicazioni della tecnologia, soprattutto per persone con una risposta immunitaria più debole. Il team ha già concesso in licenza questa piattaforma a un’azienda impegnata nello sviluppo di sistemi basati sul lievito per la produzione di vaccini orali. L’idea futura è arrivare, un giorno, a utilizzare ceppi di lievito geneticamente modificati come veri e propri strumenti vaccinali contro l’influenza e altre malattie. Una prospettiva che oggi appare ancora lontana, ma che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono progettati, prodotti e somministrati i vaccini nel mondo.


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