Agricoltura e clima, come cambia il futuro delle imprese: il confronto a Forum Tutto l’Anno

Temperature fino a 5 °C sopra la media e SPEI a -2,5: l’agricoltura italiana ripensa varietà, acqua, tecniche colturali e gestione del rischio

Il cambiamento climatico sta modificando in profondità l’agricoltura italiana. Non è più soltanto una questione di quanto si riesca a produrre, ma anche di che cosa riesca effettivamente ad arrivare sul mercato e con quali caratteristiche. Pezzatura, colorazione, maturazione, qualità, disponibilità d’acqua e calendari produttivi sono sempre più condizionati da temperature elevate e siccità, imponendo alle imprese agricole di ripensare varietà, tecniche di coltivazione, investimenti e strumenti di gestione del rischio. A fotografare con particolare evidenza la portata del fenomeno sono i dati presentati da Antonio Frigioni, Insurance & Agrometeorology Manager di Radarmeteo, durante il nuovo appuntamento di Forum Tutto l’Anno, il ciclo di approfondimenti promosso da Impresa Persona Agroalimentare (IPAgro) e dedicato al tema “Come fare agricoltura in Italia in un clima tropicale”.

Il dato più significativo riguarda l’intensità delle condizioni climatiche registrate nell’estate 2026. In Italia sono state rilevate anomalie termiche comprese tra +3 e +5 °C rispetto alla media climatica 1991-2020. A metà agosto, inoltre, l’indice SPEI medio nazionale è sceso a -2,5, un valore classificato come “siccità eccezionale”. Secondo i dati illustrati da Radarmeteo, si tratta di una situazione che raggiunge un’intensità superiore a quella osservata in alcune delle annate più critiche di questo secolo, tra cui 2003 e 2022. Un quadro che evidenzia come il tema dell’adattamento climatico non possa più essere affrontato esclusivamente come una risposta emergenziale agli eventi estremi, ma debba entrare stabilmente nelle strategie produttive delle aziende agricole.

Dal clima dipende sempre più anche la qualità del prodotto agricolo

L’aspetto più rilevante della trasformazione in corso è che il clima non determina soltanto la quantità della produzione, ma incide sempre più direttamente sulle caratteristiche del prodotto che l’impresa può portare sul mercato. Le anomalie climatiche si traducono infatti rapidamente in problemi produttivi e commerciali. Nell’ortofrutta, le temperature elevate possono compromettere pezzatura, colorazione e qualità dei frutti, oltre ad aumentare il rischio di scottature. Nelle serre, durante i momenti più critici, sono state superate temperature di 50-55 °C, condizioni che possono arrivare a compromettere la produzione. Anche le principali colture italiane sono esposte alle conseguenze della combinazione tra caldo e scarsità d’acqua.

Nel riso, la disponibilità limitata di acqua ha imposto nuovamente la turnazione dell’irrigazione. Nel mais e nella vite, invece, lo stress idrico associato alle temperature elevate può incidere sul peso della produzione, sui tempi di maturazione e sulle caratteristiche qualitative. Il risultato è una trasformazione che coinvolge contemporaneamente agronomia, mercato e organizzazione aziendale. Una produzione può infatti essere quantitativamente disponibile, ma non necessariamente possedere le caratteristiche richieste dal mercato. È proprio questo passaggio a rendere l’adattamento climatico dell’agricoltura una questione sempre più centrale per la competitività delle imprese.

L’adattamento climatico entra nelle decisioni dell’impresa

“Non possiamo governare il clima, ma possiamo cambiare il modo con cui le nostre imprese si preparano ad affrontarlo – sottolinea Gianmaria Bettoni, presidente di Impresa Persona Agroalimentare –. La questione non riguarda più soltanto la capacità di difendersi da un evento estremo. Le nuove condizioni climatiche entrano direttamente nelle scelte dell’impresa: cosa coltivare, quali varietà utilizzare, come gestire acqua e suolo, dove investire e come proteggersi dal rischio. È su questo terreno che l’agricoltura deve costruire la propria capacità di adattamento”. La riflessione sposta quindi il baricentro dalla sola gestione dell’emergenza a una vera e propria strategia aziendale di adattamento al clima. La scelta delle colture e delle varietà, la gestione delle risorse naturali, gli investimenti e la protezione assicurativa diventano elementi collegati tra loro. L’obiettivo non è soltanto limitare i danni quando si verifica un evento estremo, ma costruire sistemi produttivi in grado di funzionare in condizioni climatiche differenti da quelle che hanno caratterizzato molti degli attuali modelli agricoli.

Nuove varietà per affrontare caldo, siccità e stress idrico

Uno dei primi ambiti sui quali intervenire è quello della genetica vegetale. La ricerca varietale è chiamata a mettere a disposizione colture capaci di mantenere produttività e qualità anche in presenza di temperature più elevate, minore disponibilità d’acqua e nuovi problemi fitosanitari. In questo percorso possono avere un ruolo sia il miglioramento genetico tradizionale sia le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), che possono contribuire ad accelerare lo sviluppo di caratteristiche utili all’adattamento. Matteo Colombo di Bayer ha spiegato che, per vedere sul mercato europeo soluzioni sviluppate attraverso le TEA, saranno necessari ancora 4-5 anni. Nel frattempo, però, esistono già varietà e portainnesti che consentono di intervenire nel breve periodo, in particolare nei comparti dell’orticoltura e della frutticoltura. Tra gli esempi illustrati figura anche quello di mais con piante più basse e apparati radicali più sviluppati. Caratteristiche pensate per aumentare la resistenza al vento e, allo stesso tempo, affrontare meglio le fasi di stress idrico. La genetica rappresenta quindi uno degli strumenti attraverso cui intervenire direttamente sulla capacità della pianta di adattarsi alle nuove condizioni. Ma la modifica delle caratteristiche della coltura, da sola, non è sufficiente.

Suolo e acqua diventano centrali nella gestione agronomica

Per affrontare un clima più caldo e caratterizzato da una maggiore pressione sulla disponibilità idrica, anche le tecniche di coltivazione devono evolvere. La gestione di suolo e acqua assume un peso crescente e richiede un utilizzo sempre più preciso delle risorse, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e aumentare la capacità dei terreni di affrontare periodi prolungati di stress. Un’esperienza in questo senso è stata portata da Paolo Montana, contoterzista agricolo della Società Agricola Gazzera, che ha illustrato l’impiego di tecniche di agricoltura conservativa come Strip-Till e cover crop. La riduzione delle lavorazioni può contribuire a migliorare la gestione dell’acqua e, nel tempo, la fertilità del terreno. In uno scenario caratterizzato da periodi di siccità più intensi e temperature elevate, la capacità del suolo di conservare e gestire la risorsa idrica diventa infatti una componente fondamentale della resilienza dell’azienda agricola. L’adattamento passa così anche dalla struttura stessa del sistema produttivo: non soltanto scegliere piante più adatte, ma creare condizioni agronomiche che consentano alle colture di affrontare meglio le fasi di stress.

Agrivoltaico, energia e ombreggiamento entrano nella strategia agricola

La risposta al cambiamento climatico può coinvolgere anche gli investimenti aziendali, che assumono una funzione non esclusivamente economica o energetica. È il caso dell’agrivoltaico raccontato da Gabriella Martilotti, imprenditrice agricola di Corigliano-Rossano (CS). Nell’impianto realizzato sopra gli agrumeti, i pannelli fotovoltaici non svolgono soltanto la funzione di produzione di energia. L’ombreggiamento generato dall’impianto contribuisce infatti a creare un microclima più favorevole, a proteggere i frutti dall’eccessiva insolazione e a ridurre il fabbisogno idrico. La diversificazione può quindi assumere un significato più ampio. Oltre a rappresentare una possibile fonte aggiuntiva di reddito, può diventare parte integrante della strategia agronomica con cui l’impresa affronta le nuove condizioni climatiche. In questo senso, energia e agricoltura possono essere integrate all’interno di un unico modello aziendale, nel quale l’investimento contribuisce contemporaneamente alla diversificazione e alla gestione di alcuni degli effetti del caldo e della maggiore insolazione.

Assicurazioni e gestione del rischio diventano più precise

Se cambiano le condizioni produttive, anche la gestione del rischio agricolo deve necessariamente evolvere. La crescente frequenza e intensità degli eventi climatici rende necessario disporre di strumenti capaci di rappresentare con maggiore precisione ciò che accade nelle singole aziende. Su questo fronte, Alessandro Bellini di VH Italia ha illustrato un modello che, grazie alla crescente disponibilità di dati, si sta spostando da valutazioni costruite su aree geografiche ampie verso una conoscenza sempre più dettagliata del rischio, fino ad arrivare alla singola particella catastale. La maggiore granularità dei dati può consentire di avvicinare la valutazione assicurativa alle condizioni effettivamente presenti nelle diverse realtà agricole, in un contesto nel quale anche all’interno della stessa area possono emergere differenze significative nell’esposizione al rischio. Parallelamente si stanno sviluppando formule ibride tra coperture tradizionali e parametriche, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra il rischio concretamente sostenuto dall’impresa e gli strumenti disponibili per proteggerla. La gestione assicurativa diventa così un altro elemento della strategia complessiva di adattamento, accanto alle scelte agronomiche, genetiche e infrastrutturali.

Genetica, agronomia, acqua, energia e assicurazioni: una sola strategia di adattamento

La trasformazione climatica impone dunque di considerare strumenti diversi all’interno di una strategia comune. Genetica, tecniche agronomiche, gestione dell’acqua, energia e assicurazioni non rappresentano più ambiti separati, ma componenti che possono essere integrate nelle decisioni dell’impresa agricola. Il punto di partenza è un contesto produttivo nel quale condizioni climatiche differenti rispetto al passato possono incidere contemporaneamente sulla resa, sulla qualità e sulla possibilità di collocare il prodotto sul mercato. L’obiettivo diventa quindi mettere l’impresa nelle condizioni di continuare a produrre qualità anche in uno scenario climatico diverso da quello sul quale sono stati costruiti molti degli attuali modelli produttivi. Non esiste però una singola tecnologia o una sola tecnica capace di rispondere a tutte le conseguenze del cambiamento climatico. La risposta richiede l’integrazione di competenze e strumenti diversi, adattati alle caratteristiche delle singole produzioni e delle singole aziende.

Il futuro dell’agricoltura passa dalla capacità di trasformare i dati in decisioni

“Non esiste una soluzione capace da sola di rispondere a una trasformazione di questa portata – conclude Bettoni –. Dobbiamo mettere insieme competenze e strumenti diversi e integrarli nelle scelte dell’impresa. Adattarsi significa conoscere ciò che sta cambiando, utilizzare le soluzioni già disponibili e investire in quelle che arriveranno, ma anche avere il coraggio di rivedere modelli che hanno funzionato fino a oggi. È dalla capacità di leggere la realtà e trasformarla in decisioni che passa il futuro delle nostre imprese agricole”. L’estate 2026, con anomalie termiche fino a +5 °C rispetto alla media 1991-2020 e un indice SPEI medio nazionale a -2,5, restituisce una fotografia particolarmente significativa della pressione esercitata dal clima sull’agricoltura italiana. Ma il dato meteorologico rappresenta soltanto il punto di partenza.

La vera conseguenza si misura nei campi e lungo la filiera: nella disponibilità d’acqua, nella maturazione delle colture, nella pezzatura dei frutti, nella qualità, nei calendari produttivi e, infine, nella capacità delle aziende di portare sul mercato un prodotto conforme alle esigenze commerciali. Per l’agricoltura italiana, l’adattamento climatico diventa così una trasformazione che coinvolge l’intero modello produttivo. Le decisioni su cosa coltivare, quali varietà scegliere, come lavorare il terreno, come utilizzare l’acqua, dove investire e come assicurarsi sono sempre più interconnesse. Il clima, in altre parole, non rappresenta più soltanto una variabile esterna da fronteggiare: entra direttamente nella programmazione economica e agronomica dell’impresa.