L’autunno meteorologico sta mostrando in queste ore il suo volto più violento e distruttivo, confermando le peggiori proiezioni delineate dai centri di calcolo nei giorni scorsi. La profonda depressione ricolma di aria fredda in quota, che ha già duramente flagellato le regioni settentrionali e centrali della nostra Penisola con nubifragi e allagamenti, ha compiuto il suo inesorabile spostamento verso latitudini più meridionali. Ci troviamo ora di fronte a una allerta meteo estrema che si concentrerà in modo drammatico sul Sud Italia e sull’intero bacino centro-meridionale del Mar Mediterraneo. I primi inequivocabili segnali di questo tracollo atmosferico si sono manifestati già nel corso della notte appena trascorsa, con i primi intensi temporali che hanno colpito a macchia di leopardo le coste della Campania, Calabria e Sicilia. Tuttavia, i dati in nostro possesso indicano che questo è stato solo l’antipasto: il vero clou dell’evento, la fase più acuta e pericolosa, si scatenerà tra il pomeriggio di oggi, venerdì 11 settembre, e l’intera giornata di domani, sabato 12 settembre. Il rischio concreto è quello di assistere a un vero e proprio disastro di maltempo su vasta scala.
L’autorità scientifica dell’ESSL e la potenza dei modelli combinati
Per comprendere a fondo la gravità dell’imminente minaccia, è doveroso analizzare la fonte da cui provengono queste allarmanti previsioni meteo. I bollettini di massima allerta sono stati emessi dall’European Severe Storms Laboratory (ESSL), l’ente europeo di massima autorevolezza per lo studio e la previsione degli eventi meteorologici severi. L’importanza e la serietà di questa fonte risiedono nella sua natura profondamente scientifica e innovativa. L’ESSL non si affida a un singolo modello di calcolo, bensì utilizza il sofisticato sistema Automated Severe Weather Guidance.
Questo strumento sfrutta l’algoritmo AR-CHaMo (Additive Regression Convective Hazard Models) per elaborare e fondere insieme i dati provenienti dai tre modelli principali al mondo: ECMWF, GFS e ICON combinati. L’output di questa operazione produce mappe probabilistiche di altissima precisione, calibrate storicamente sulle segnalazioni reali di danni da maltempo (European Severe Weather Database). Quando il modello europeo (ECMWF), quello americano (GFS) e quello ad alta risoluzione tedesco (ICON) vengono allineati da questo algoritmo e convergono nell’indicare probabilità estreme di fenomeni violenti, le istituzioni e i meteorologi sanno di trovarsi di fronte a un evento quasi deterministico. La concordanza di queste superpotenze di calcolo certifica che l’atmosfera ha in serbo un potenziale energetico esplosivo, pronto a scaricarsi al suolo.
Allerta Meteo Venerdì 11 Settembre: il Sud Italia nell’occhio del ciclone
Analizzando il primo documento grafico a nostra disposizione, emerge un quadro sinottico di estrema gravità per la giornata odierna. La mappa illustra le probabilità nelle 24 ore di sviluppo di grandine grossa (superiore ai 2 centimetri) e intensa attività elettrica. Una vasta area colorata in marrone scuro, che indica probabilità spaventosamente alte, superiori al 60-80%, abbraccia il Mar Ionio, il Canale d’Otranto e il basso Adriatico, inglobando interamente la Puglia (con criticità assolute sul Salento), la Basilicata ionica, gran parte della Calabria e la Sicilia orientale.
Ma il dettaglio più agghiacciante mostrato nella mappa, è rappresentato dalle isolinee bianche tratteggiate. Queste linee delimitano con precisione chirurgica le aree in cui le probabilità di assistere a grandinate di dimensioni eccezionali (con diametro dei chicchi pari o superiore ai 5 centimetri) diventano altissime. L’isolinea più esterna va a coprire l’intera costa tirrenica del Meridione, dalla Campania alla Sicilia settentrionale, evidenziando come i contrasti termici innescati dall’arrivo dell’aria fredda sul mare ancora caldissimo daranno vita a supercelle autorigeneranti capaci di devastare i litorali e i centri urbani. Si tratta di previsioni di grandine grossa che impongono la massima attenzione per l’incolumità pubblica e la salvaguardia dei beni esposti, in primis le automobili e le colture agricole.
Allerta Meteo Sabato 12 Settembre: il maltempo trasla verso i Balcani ma lo Jonio trema
L’evoluzione della complessa macchina ciclonica non concederà tregua nemmeno nel corso del weekend. Osservando il secondo elaborato grafico, notiamo come il baricentro dell’instabilità compirà un’ulteriore traslazione verso est e verso sud. La struttura a vortice andrà a posizionarsi in mare aperto, ma i suoi immensi fronti temporaleschi continueranno a sferzare le coste. L’area di massimo rischio si sposterà a cavallo tra il Mar Jonio e le coste della Grecia, dove permangono probabilità estreme (colori rosso e marrone) di fenomeni grandinigeni distruttivi.
Tuttavia, come ben visibile nell’immagine, le regioni dell’estremo Sud Italia rimarranno pericolosamente esposte a questa sfuriata instabile. Le aree ioniche di Calabria e Sicilia, insieme all’estremità meridionale della Puglia, continueranno a essere interessate dalle linee tratteggiate bianche, indice di un perdurante e severo rischio di grandine gigante. Inoltre, un’immensa distesa gialla copre gran parte dell’Europa sud-orientale e dell’intero bacino ionico e adriatico: questa colorazione certifica una probabilità superiore al 75% di fulmini incessanti, un’attività elettrica che si preannuncia spettacolare quanto insidiosa, associata a colpi di vento lineari (downburst) capaci di superare agilmente i 100 km/h.
Emergenza assoluta nel Mediterraneo: Malta, Tunisia e Algeria sotto assedio
Se il Mezzogiorno italiano si prepara ad affrontare ore difficilissime, le mappe dell’Automated Severe Weather Guidance pongono un accento drammatico su ciò che sta per accadere sul fronte opposto del Mar Mediterraneo. Entrambe le mappe allegate mostrano una struttura temporalesca di proporzioni titaniche in sviluppo sul Canale di Sicilia e sul tratto di mare antistante le coste nordafricane. Si prefigura un evento di forte maltempo dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche per il settore meridionale del Mediterraneo.
I colori rosso rubino e i nuclei marroni, cerchiati dalle temibili linee bianche tratteggiate per la grandine over 5 cm, si stagliano in modo inequivocabile sopra i territori costieri di Tunisia e Algeria, per poi estendersi minacciosamente verso l’arcipelago di Malta. In questa specifica porzione di mare, il carburante termico a disposizione delle celle temporalesche è massimo. L’interazione tra i venti di scirocco richiamati dalla depressione e l’irruzione fredda in quota genererà sistemi multicellulari a V-shape di estrema violenza. Su queste aree, il rischio di alluvioni lampo e grandinate capaci di sfondare i parabrezza e distruggere le infrastrutture locali è attualmente classificato ai massimi livelli di guardia a livello continentale.
La fisica dell’estremo: perché si genera la grandine gigante
Per il pubblico di appassionati e per gli addetti ai lavori che seguono MeteoWeb, è fondamentale tradurre questa allerta meteo estrema nei parametri fisici che la governano. L’eccezionalità di questa ondata di maltempo risiede nella quantità spaventosa di CAPE (Convective Available Potential Energy) presente in atmosfera. Le temperature superficiali del Mediterraneo, ancora diffusamente oltre i 27-28 gradi, fungono da serbatoio di calore latente. L’ingresso della “goccia fredda” in quota crea un fortissimo gradiente termico verticale (aria molto calda e umida al suolo, aria molto fredda e secca in quota).
L’atmosfera, nel disperato tentativo di ritrovare il suo equilibrio termodinamico, innesca moti convettivi ascendenti (updraft) violentissimi. All’interno delle nubi cumuliformi che nasceranno tra oggi e domani, l’aria salirà verso la tropopausa a velocità di decine di metri al secondo. In presenza di un marcato Wind Shear (cambiamento di velocità e direzione del vento con la quota), l’intera struttura temporalesca inizierà a ruotare, evolvendo in una supercella. È proprio la forza disumana delle correnti ascensionali rotanti a mantenere i chicchi di grandine sospesi all’interno della nube per decine di minuti, permettendo all’acqua sopraffusa di congelare strato su strato attorno al nucleo di ghiaccio iniziale. Solo quando questi “proiettili” raggiungeranno pesi e dimensioni eccessive per essere sostenuti dal vento (appunto i temuti 5-10 centimetri indicati dalle mappe ESSL), precipiteranno al suolo con un’energia cinetica devastante, scatenando il disastro ampiamente calcolato dai modelli matematici.
Tutti i dettagli dal video con l’ultimo bollettino meteo completo dal Canale YouTube di MeteoWeb:
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