Il consumo di petrolio è diminuito di quasi il 4% nel primo semestre del 2026 sia in Italia sia nell’Unione Europea, ma il settore dei trasporti italiano ha mostrato una maggiore resilienza rispetto alla media europea dopo l’inizio della crisi dello Stretto di Hormuz. È quanto emerge dall’Analisi del Sistema Energetico Italiano dell’ENEA, che fotografa un quadro caratterizzato da una forte pressione sui mercati energetici, dall’aumento dei prezzi e da un rallentamento della transizione energetica. Secondo lo studio, dal momento dell’inizio della crisi di Hormuz il calo dei consumi petroliferi nel comparto dei trasporti in Italia è stato di quattro punti percentuali inferiore rispetto alla media europea: il settore italiano ha registrato una riduzione dell’1,5%, contro il -5,5% dell’Unione Europea. L’analisi evidenzia inoltre il più forte aumento della domanda elettrica degli ultimi dieci anni, cresciuta del 2,5%, mentre il sistema energetico nazionale deve fare i conti con una maggiore esposizione ai costi delle importazioni e con difficoltà nel percorso verso gli obiettivi climatici del 2030.
Consumi petroliferi in calo: crolla la petrolchimica, tengono i trasporti
La diminuzione dei consumi di petrolio in Italia è stata determinata soprattutto dalla profonda contrazione del settore petrolchimico, dove i consumi sono più che dimezzati. Diverso invece il comportamento dei trasporti, che hanno risentito in misura più contenuta dell’aumento dei prezzi dei carburanti. “Il calo dei consumi di petrolio in Italia è stato determinato principalmente dall’ulteriore forte contrazione del settore petrolchimico, dove i consumi sono più che dimezzati. Al contrario, la domanda dei trasporti sembra essere stata meno influenzata dall’aumento dei prezzi”, commenta Francesco Gracceva, coordinatore dell’Analisi ENEA del Sistema Energetico. Nel complesso, i consumi energetici hanno registrato una riduzione leggermente inferiore nella Ue-27 rispetto all’Italia: il calo è stato dell’1,5% in Europa contro il 2% italiano. Andamento opposto invece per le emissioni di CO₂, diminuite meno nel nostro Paese rispetto alla media europea: -2% in Italia contro -3% nell’Unione Europea. “La modesta riduzione delle emissioni rende ancora più lontano il raggiungimento dell’obiettivo 2030. Per raggiungerlo sarebbe ora necessaria una riduzione media annua superiore al 7%”, aggiunge Gracceva.
Crisi di Hormuz, il prezzo del petrolio vola: diesel più caro del 23% in Italia
La crisi dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto rilevante sui mercati energetici internazionali, provocando un forte aumento dei prezzi delle materie prime. L’analisi ENEA rileva una netta accelerazione tra marzo e giugno 2026, con il prezzo del petrolio greggio cresciuto del 27% nel primo semestre dell’anno e del 50% nel periodo successivo all’inizio della crisi di Hormuz. L’incremento si è trasferito rapidamente sui prodotti raffinati, con un aumento significativo anche per i carburanti. Il prezzo medio al dettaglio del diesel è cresciuto del 28% nell’Unione Europea e del 23% in Italia tra marzo e maggio. Aumenti rilevanti hanno interessato anche il gas naturale, cresciuto del 3% nei primi sei mesi dell’anno e del 27% tra marzo e giugno, mentre i prezzi dell’energia elettrica hanno registrato una nuova impennata dopo il calo del primo trimestre: in seguito alla crisi di Hormuz, le quotazioni sulle borse elettriche europee sono aumentate di oltre il 20% in tutti i Paesi dell’Ue.
Più elettricità richiesta, cresce il gas mentre le rinnovabili avanzano lentamente
L’aumento della domanda elettrica italiana ha portato a un maggiore ricorso alla produzione da centrali a gas, con i consumi di gas destinati alla generazione elettrica aumentati del 4,4%. La produzione complessiva da fonti rinnovabili è invece cresciuta di poco più dell’1%, un risultato condizionato dal forte calo della produzione idroelettrica, compensato però dall’espansione dell’energia eolica e del fotovoltaico. Nel dettaglio, la produzione eolica è aumentata del 16%, mentre quella fotovoltaica è cresciuta del 19%. Nel mese di maggio, le due fonti rinnovabili variabili hanno raggiunto un nuovo record storico, arrivando a coprire il 33% della domanda elettrica. Questo incremento della produzione rinnovabile ha avuto effetti anche sul mercato elettrico italiano, con un numero record di ore caratterizzate da prezzi elettrici pari a zero sul mercato all’ingrosso: 88 ore nel primo semestre 2026, contro le 20 ore registrate nello stesso periodo del 2025.
Stoccaggi gas più lenti e costosi in vista dell’inverno
L’aumento della domanda elettrica e il maggiore utilizzo del gas hanno reso più complesso il riempimento degli stoccaggi di gas naturale in vista del prossimo inverno. Alla fine di luglio, i depositi europei risultavano pieni poco oltre il 55%, contro circa il 70% dello stesso periodo del 2025. In Italia il livello di riempimento era invece pari al 75%, rispetto all’80% dell’anno precedente. La situazione evidenzia come la maggiore richiesta energetica e il contesto internazionale abbiano rallentato il percorso di accumulo delle riserve, aumentando la pressione sui mercati.
Transizione energetica italiana in difficoltà: l’indice ISPRED scende del 25%
Il quadro complessivo della transizione energetica italiana continua a mostrare segnali negativi. Secondo ENEA, a metà 2026 l’indice ISPRED, che misura sicurezza energetica, prezzi e andamento della transizione, è diminuito del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La riduzione è legata soprattutto al peggioramento delle prospettive rispetto al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, ma anche al forte aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e alla persistente debolezza dell’industria ad alta intensità energetica. Sul fronte della sicurezza energetica, invece, la quota di prodotti petroliferi coperta dalla produzione nazionale è rimasta sostanzialmente stabile. Un miglioramento si registra per il carburante per aviazione, per il quale le importazioni rappresentano oggi circa un terzo dei consumi complessivi.
Hormuz, effetti meno pesanti del previsto ma aumenta la pressione sull’industria europea
Secondo ENEA, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto conseguenze importanti sui prezzi energetici, ma gli effetti sono risultati meno gravi rispetto alle ipotesi iniziali, anche grazie all’utilizzo delle scorte strategiche e al forte calo della domanda cinese. “La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto impatti significativi sui prezzi dell’energia, ma questi sono stati meno gravi del previsto considerando l’entità dei volumi di petrolio e gas potenzialmente coinvolti, anche grazie all’ampio utilizzo delle scorte e al forte calo della domanda cinese”, spiega Gracceva. Tuttavia, secondo l’analisi, gli effetti sulla produzione europea stanno iniziando a diventare evidenti. “Le ripercussioni sul sistema produttivo europeo stanno iniziando a mostrare segnali concreti. Innanzitutto, la produzione industriale ha continuato a diminuire nei primi cinque mesi del 2026, in particolare in Germania, il principale Paese manifatturiero europeo. In secondo luogo, tra marzo e aprile, la bolletta energetica netta dell’Italia per petrolio, prodotti petroliferi, gas ed elettricità è stata superiore di oltre 3 miliardi di euro rispetto agli stessi mesi del 2025”, conclude Francesco Gracceva.
