Una delle più grandi incognite sul futuro del livello del mare si nasconde sotto i ghiacci dell’Antartide. È il substrato roccioso, il cosiddetto bedrock, che si trova al di sotto della calotta glaciale e delle piattaforme costiere, una componente ancora poco conosciuta ma decisiva per comprendere come evolverà la perdita di ghiaccio del continente polare nei prossimi decenni. A evidenziarlo è una nuova revisione scientifica internazionale pubblicata sulla rivista Reviews of Geophysics dell’American Geophysical Union (AGU), che raccoglie le conoscenze attuali sulle complesse interazioni tra ghiaccio, oceano, atmosfera e Terra solida lungo le coste antartiche. Lo studio, realizzato da 80 scienziati e scienziate provenienti da 17 Paesi, mette in luce le principali lacune nelle osservazioni disponibili e sottolinea come la mancanza di dati dettagliati sulla regione costiera dell’Antartide rappresenti oggi uno dei maggiori ostacoli per elaborare previsioni più accurate sull’innalzamento globale del livello del mare.
La ricerca è stata coordinata dal RINGS Action Group dello Scientific Committee on Antarctic Research (SCAR) e sostenuta dal Council of Managers of National Antarctic Programs (COMNAP), con il coinvolgimento di esperti di glaciologia, oceanografia, geofisica e scienze dell’atmosfera. “Il lavoro riunisce osservazioni, modelli e conoscenze teoriche per evidenziare come la disponibilità incompleta di dati continui a limitare le stime della perdita di ghiaccio in Antartide e del futuro innalzamento del livello del mare”, spiega Fausto Ferraccioli, direttore della Sezione di Geofisica dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e co-autore dello studio.
La costa antartica, il punto chiave dove si decide il futuro delle calotte glaciali
La fascia costiera dell’Antartide rappresenta una delle aree più importanti del pianeta per comprendere la dinamica delle grandi masse di ghiaccio. Non si tratta infatti di un semplice confine tra terra e mare, ma di un sistema estremamente complesso nel quale interagiscono continuamente oceano, ghiaccio, atmosfera e roccia sottostante. In questa zona si trova la cosiddetta grounding zone, il punto in cui il ghiaccio, ancora ancorato al fondale, perde progressivamente il contatto con il substrato e inizia a galleggiare formando le piattaforme di ghiaccio. Proprio questa area di transizione può determinare il comportamento futuro delle calotte glaciali. Piccole variazioni nella geometria del fondale o nelle condizioni oceaniche possono modificare il flusso del ghiaccio verso il mare e innescare processi di accelerazione della perdita di massa.
“I processi che avvengono in prossimità della zona di galleggiamento (grounding zone) – il punto in cui il ghiaccio si solleva dal fondale e inizia a galleggiare – possono, infatti, regolare il deflusso del ghiaccio o, in determinate condizioni, innescare retroazioni che accelerano la perdita di ghiaccio”, spiega Ferraccioli. Negli ultimi decenni le osservazioni satellitari hanno mostrato un aumento della perdita di massa dell’Antartide, con fenomeni particolarmente rapidi nelle aree in cui il ghiaccio entra maggiormente in contatto con l’oceano. Tuttavia, nonostante i progressi tecnologici, molti parametri fondamentali delle zone costiere restano ancora scarsamente conosciuti. È proprio questa mancanza di informazioni a rappresentare una delle principali fonti di incertezza nelle proiezioni climatiche.
Il limite dei satelliti: non possono vedere cosa accade sotto il ghiaccio
Le missioni satellitari hanno rivoluzionato lo studio dell’Antartide, consentendo di monitorare con grande precisione i movimenti della calotta glaciale, le variazioni della superficie e i cambiamenti nella velocità di scorrimento del ghiaccio. Ma esiste un limite fondamentale: dallo spazio non è possibile osservare direttamente il substrato roccioso nascosto sotto chilometri di ghiaccio, né conoscere con sufficiente dettaglio la forma del fondale marino nelle aree costiere. La revisione scientifica evidenzia proprio questa carenza: mancano infatti osservazioni dirette della topografia del fondale e delle cavità presenti sotto le piattaforme di ghiaccio, elementi indispensabili per alimentare modelli climatici e glaciologici più affidabili.
“I soli dati satellitari non sono sufficienti per stimare in modo affidabile la perdita di ghiaccio verso l’oceano e i soli modelli computerizzati non possono prevedere i cambiamenti futuri. Entrambi dipendono da una conoscenza accurata della topografia sotto al ghiaccio e della batimetria. Le osservazioni proposte in questo lavoro rappresentano un tassello fondamentale che oggi manca”, afferma Kenichi Matsuoka, primo autore dello studio e presidente del RINGS Action Group del Norwegian Polar Institute. Secondo gli scienziati, anche i modelli numerici più avanzati possono produrre risultati poco affidabili se non dispongono di informazioni precise sulle condizioni fisiche alla base della calotta glaciale. La conoscenza del fondale non è quindi un dettaglio tecnico, ma un elemento essenziale per capire quanto rapidamente il ghiaccio possa perdere stabilità e contribuire all’aumento del livello degli oceani.
RINGS, la strategia internazionale per colmare il vuoto di conoscenze
La nuova ricerca propone una vera e propria roadmap scientifica internazionale per migliorare la raccolta di dati nelle regioni costiere dell’Antartide. Gli autori sottolineano infatti che nessun singolo Paese dispone delle risorse necessarie per realizzare una mappatura completa dell’intero continente. Per questo motivo diventa fondamentale un coordinamento globale delle missioni scientifiche. “Indagini non coordinate rischiano di lasciare lacune o di duplicare gli sforzi nazionali. Questo lavoro fornisce un quadro basato sulle evidenze per sostenere il coordinamento delle attività RINGS nell’ambito di SCAR e COMNAP, contribuendo a costruire dataset internazionali più completi per migliorare le proiezioni dell’innalzamento del livello del mare”, afferma Matsuoka. Il progetto RINGS punta quindi a integrare osservazioni geofisiche, dati oceanografici e informazioni glaciologiche per creare una base conoscitiva comune a livello internazionale. L’obiettivo è ridurre le incertezze nelle previsioni sulla futura evoluzione della calotta antartica, una delle componenti più importanti del sistema climatico terrestre.
Verso l’International Polar Year 2032-33: la sfida per comprendere l’Antartide del futuro
Il lavoro degli scienziati rappresenta anche un passo preparatorio verso il prossimo grande appuntamento della ricerca polare internazionale: l’International Polar Year 2032-33. L’obiettivo sarà rafforzare la collaborazione tra istituti di ricerca e programmi nazionali per ottenere una visione più completa delle dinamiche che regolano il continente ghiacciato. “Gli sforzi di RINGS sono coordinati a livello internazionale e rappresentano un importante passo avanti verso il prossimo International Polar Year 2032–33”, conclude Matsuoka. Comprendere meglio cosa si trova sotto i ghiacci dell’Antartide sarà dunque decisivo per migliorare le previsioni sul futuro delle calotte polari e sul possibile impatto dell’aumento del livello globale del mare.


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