Nelle ultime ore le regioni montuose al confine tra il Tibet sud-occidentale e il nord dell’India sono state teatro di un fenomeno atmosferico di rara violenza. Le immagini e i filmati diffusi sui social media da analisti meteorologici e reporter sul campo mostrano un panorama surreale per la fine di settembre, con intere vallate sepolte sotto una spessa coltre bianca e strade completamente bloccate. La zona più colpita è quella compresa tra la Contea di Burang, nota anche come Taklakot, situata nella prefettura tibetana di Ngari a quasi 4.000 metri d’altitudine, e la località di Lapthal, nello stato indiano dell’Uttarakhand. In questo settore montano si è verificata una tempesta di neve straordinaria che ha visto cadere oltre 60cm di coltre bianca nell’arco di sole 24 ore, accompagnato da venti di bufera.
La complessa dinamica atmosferica dietro la bufera di neve
Per comprendere la genesi di questo blizzard eccezionale, è necessario analizzare il quadro sinottico che si è strutturato sull’Asia meridionale. L’evento è il risultato diretto di una violenta interazione tra due strutture meteorologiche di natura opposta, innescata dal passaggio della profonda depressione monsonica BOB 06 in risalita dal Golfo del Bengala verso il nord dell’India. Questo sistema depressionario ha veicolato verso le catene montuose un imponente flusso d’aria calda e satura di umidità proveniente dalle latitudini tropicali. Contemporaneamente, una saccatura d’aria fredda ad alta quota, sospinta da un precoce Disturbo Occidentale proveniente dal bacino del Mediterraneo e dal Medio Oriente, è penetrata sull’area himalayana.
Quando questo enorme carico di umidità monsonica si è scontrato con la massa d’aria fredda di origine continentale, l’impatto contro la monumentale barriera orografica dell’Himalaya ha generato un violentissimo effetto stau. L’aria è stata costretta a risalire repentinamente lungo i versanti montuosi, raffreddandosi in modo istantaneo e provocando il crollo verticale dello zero termico. Mentre nelle pianure dell’Uttar Pradesh e del Madhya Pradesh la depressione scatenava piogge torrenziali e allagamenti, al di sopra dei 3.500 metri di quota la precipitazione si è trasformata in una nevicata fittissima e senza sosta, guidata da raffiche di vento galeotto che hanno creato vera e propria scaccianeve e visibilità azzerata per oltre due giorni consecutivi.
Perché la nevicata di Burang rappresenta un’anomalia climatica storica
L’eccezionalità di quanto accaduto a Burang risiede nelle caratteristiche climatologiche fondamentali di questo territorio. La contea si trova infatti nel plateau tibetano interno, protetta a sud dalla dorsale principale dell’Himalaya che normalmente blocca la grande maggioranza dei sistemi nuvolosi monzonici. L’area di Burang e Taklakot possiede un clima semi-arido d’alta quota, con una media pluviometrica annuale estremamente ridotta che si attesta appena tra i 170 e i 200 millimetri complessivi nell’arco di dodici mesi. Registrare oltre 50mm di acqua equivalente (neve sciolta) in un unico evento di ventiquattr’ore significa che in un solo giorno è caduto più del 25% dell’intero fabbisogno precipitatativo annuo.
Oltre al volume d’acqua caduto, è la collocazione temporale a rendere l’evento una vera e propria anomalia statistica. Il mese di settembre in Tibet e nell’alto Uttarakhand è storicamente considerato il periodo climaticamente più stabile, limpido e sicuro dell’anno. In questo mese il monsone estivo solitamente ritira la sua influenza verso sud, mentre le grandi perturbazioni invernali a carattere freddo non hanno ancora preso il sopravvento. La media storica degli accumuli nevosi a settembre nella contea di Burang è vicina allo zero. Assistere a una bufera di neve di dimensioni invernali prima dell’inizio di ottobre è un evento che i dati storici locali classificano come estremamente raro, con tempi di ritorno pluridecennali.
Impatti sulla viabilità, sui passaggi montani e sui pellegrinaggi al Monte Kailash
Le conseguenze sul campo di questa ondata di maltempo estremo si stanno rivelando particolarmente severe sia per le popolazioni residenti sia per i viaggiatori presenti nell’area. La regione di Burang è storicamente la porta d’accesso principale per le spedizioni, i trekking e i pellegrinaggi diretti verso il Monte Kailash e il sacro Lago Manasarovar. La seconda metà di settembre rappresenta tradizionalmente il picco della stagione turistica e devozionale, proprio grazie alle condizioni meteo solitamente favorevoli. La tempesta di neve ha sorpreso centinaia di pellegrini ed escursionisti lungo i sentieri d’alta quota, costringendo le autorità locali ad attivare piani d’emergenza per la messa in sicurezza e il soccorso dei gruppi rimasti bloccati lungo i valichi montani.
Anche sul versante indiano, nella zona di Lapthal e nei distretti confinanti di Pithoragarh e Chamoli, si registrano pesanti disagi. Le arterie stradali ad alta quota sono state completamente sommerse dai cumuli di neve e dalle frane innescate dalla pioggia nelle quote sottostanti, interrompendo i collegamenti con i villaggi di montagna e i posti di guardia di confine. Particolare preoccupazione riguarda i pastori nomadici tibetani e le comunità locali, i quali avevano ancora il bestiame negli alpeggi estivi ad alta quota. Un accumulo di neve così rapido e profondo rischia di isolare i greggi, rendendo impossibile il reperimento del foraggio e anticipando in modo traumatico la transumanza verso valle.
Il contesto del cambiamento climatico sull’Altopiano del Tibet
Il blizzard eccezionale di settembre non può essere considerato un episodio isolato, ma si inserisce nel più ampio contesto dei mutamenti che stanno interessando l’Altopiano del Tibet, noto agli scienziati come il Terzo Polo della Terra. Il riscaldamento globale sta infatti alterando in modo profondo i delicati equilibri della criosfera e i pattern della circolazione atmosferica regionale. L’aumento delle temperature medie nell’Oceano Indiano fornisce un quantitativo di calore e vapore acqueo sempre maggiore ai sistemi depressionari, consentendo all’umidità monsonica di penetrare più a nord e più in alto rispetto al passato, superando barriere orografiche che un tempo risultavano quasi insuperabili.
L’interazione tra masse d’aria di matrice tropicale cariche di umidità e repentini impulsi freddi di origine artica o continentale sta rendendo il clima himalayano sempre più instabile e imprevedibile. Eventi meteorologici composti, caratterizzati dal passaggio da temperature anomale a precipitazioni estreme nel giro di pochissime ore, stanno diventando più frequenti e intensi. Gli analisti meteorologici continuano a monitorare la situazione a Burang e nell’alto Uttarakhand, dove nei prossimi giorni è previsto un graduale miglioramento del tempo con l’allontanamento della depressione atmosferica, anche se le temperature rimarranno rigide, ritardando la fusione del manto nevoso e prolungando le operazioni di sgombero e ripristino dei collegamenti.


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