Caccia a El Niño dallo Spazio: i dati inediti che svelano gli uragani killer in 48 ore

La missione Sentinel-6 mappa gli oceani dallo Spazio per prevedere l'impatto di El Niño e salvare vite umane

Lo scorso novembre, la NASA e i suoi partner europei hanno lanciato in orbita il satellite Sentinel-6B per migliorare le previsioni degli uragani, proteggere le infrastrutture civili e favorire le industrie commerciali globali. Attualmente, questa avanzatissima sonda vola a 30 secondi di distanza dal suo predecessore, il Sentinel-6 Michael Freilich. Insieme, questi 2 giganti tecnologici stanno fornendo misurazioni di altissima precisione dell’altezza del livello del mare durante quello che gli oceanografi ritengono essere uno storico evento El Niño. Questo fenomeno oceanico naturale, caratterizzato da acque più calde del solito, altera radicalmente i modelli meteorologici su scala globale e necessita di un accurato e continuo monitoraggio.

Il calore del Pacifico e la redistribuzione oceanica

Normalmente, le acque oceaniche più calde della Terra si trovano lungo l’equatore nel Pacifico occidentale. Durante l’evento di El Niño, l’indebolimento dei venti, che di solito soffiano verso Ovest lungo l’equatore, fa sì che il calore si diffonda verso Est in direzione del Sud America. Questo massiccio spostamento di calore oceanico trasferisce l’attività degli uragani dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico. I dati raccolti da ogni satellite consentiranno agli scienziati di comprendere a fondo l’evoluzione termica delle acque e contribuiranno a creare previsioni degli uragani estremamente accurate. Josh Willis, ricercatore del progetto Sentinel-6B presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, ha dichiarato: “Questo El Niño è sbocciato in ritardo. Non è iniziato prima di metà anno e sta raggiungendo solo ora un’intensità simile a quella osservata nei registri satellitari durante i significativi El Niño del 1997 e del 2015. Ci aspettiamo che sia grande e sta già avendo grandi impatti“.

Prevedere un uragano distruttivo in 48 ore

A partire dal 15 luglio, il satellite Sentinel-6B ha iniziato a fornire dati a bassa latenza agli scienziati per l’elaborazione di previsioni meteorologiche vitali. Le informazioni confluiscono negli algoritmi di tracciamento degli uragani utilizzati dalle agenzie governative, permettendo di attivare gli sforzi di risposta ai disastri e le evacuazioni mirate. Una tempesta tropicale impiega in media 1 o 2 settimane per trasformarsi in un uragano, eppure il sistema può intensificarsi rapidamente nelle 48 ore prima del suo approdo sulla costa, lasciando ai pianificatori un margine temporale estremamente ridotto. Deirdre Byrne, oceanografa e massima esperta di altimetria presso la National Oceanic and Atmospheric Administration, ha sottolineato: “È noto che gli uragani accelerano rapidamente all’ultimo momento, quindi la finestra temporale per decidere cosa fare è breve. L’obiettivo è prevedere quanto e quanto rapidamente avverrà l’intensificazione, in modo che i funzionari possano prendere le decisioni giuste“.

Radar altimetrici e tecnologia nello Spazio

Byrne supervisiona il Satellite Ocean Heat Content Suite, un fondamentale algoritmo operativo dal 2012. Ogni satellite Sentinel-6 rileva l’altezza dell’oceano, le dimensioni delle onde e la velocità del vento marino utilizzando un altimetro radar, il quale fa rimbalzare circa 2mila impulsi al secondo sulle creste e sui ventri delle onde. Poiché l’acqua calda si espande, l’altezza dell’oceano varia da un punto all’altro e fornisce indicazioni cruciali sul contenuto di calore, aiutando a calcolare la velocità di crescita degli uragani. Entrambi i satelliti ospitano un 2° strumento denominato Global Navigation Satellite System – Radio Occultation, dedicato alla misurazione di proprietà atmosferiche come l’umidità, la pressione e la temperatura. L’oceanografa prevede di incorporare i dati sull’altezza dell’oceano nell’algoritmo attuale entro la fine dell’anno, aggiungendo: “In termini di qualità dei dati, le missioni Sentinel-6 non hanno eguali“.

Un registro ininterrotto dal 1992

Le missioni Sentinel-6/Jason-CS estendono un dataset preciso che attraversa ormai il suo 4° decennio. Questa registrazione delle osservazioni del livello del mare risale alla storica missione TOPEX/Poseidon, lanciata nel 1992, e prosegue fino ai giorni nostri. Nel corso dell’anno, il Sentinel-6B diventerà il satellite di riferimento principale per le misurazioni globali. Severine Fournier, vice scienziata del progetto Sentinel-6B per la NASA, ha delineato lo scopo finale di queste missioni: “La chiave è la coerenza, misurare allo stesso modo, ogni volta. È questo che ci permette di prevedere gli uragani e, a nostra volta, di proteggere le comunità e le infrastrutture costiere“.