Caldo, temporali e dati storici: a Lamezia il clima si legge con stazioni omogenee

Le elaborazioni dell’ARPACAL sono preziose per conoscere l’evoluzione climatica regionale. Nel territorio lametino, però, occorre distinguere la Piana dal centro storico di Nicastro e indicare sempre stazione, quota e continuità della serie utilizzata

di Mario Pileggi, geologo del Consiglio Nazionale Amici della Terra Italia APS – Con l’inizio di settembre e il primo calo delle temperature tornano sui social previsioni e allarmi sui temporali. Il bollettino nazionale di criticità del 1° settembre indica per il giorno 2 allerta gialla per rischio temporali su gran parte della Calabria, compresi i versanti tirrenici. È una valutazione operativa a breve termine, fondata sulla configurazione atmosferica prevista, e non la conseguenza automatica del calore accumulato dal mare. Un Tirreno molto caldo può certamente fornire all’atmosfera più calore e vapore acqueo. Non basta, tuttavia, a produrre fenomeni estremi: occorrono anche instabilità, sollevamento delle masse d’aria, convergenza dei venti e condizioni favorevoli in quota. Confondere un fattore predisponente con una causa sufficiente significa trasformare una possibilità fisica in una previsione che la scienza, da sola, non consente.

In questo quadro si colloca il rapporto del Centro Funzionale Multirischi dell’ARPACAL sulle temperature di luglio e agosto 2026. L’analisi documenta in Calabria valori medi quasi sempre superiori alle normali climatiche 1991-2020, una ridotta escursione termica e notti spesso poco rinfrescanti. Per Lamezia Terme riporta una massima di 37,4 °C, registrata dalla stazione Lamezia Terme-Palazzo. Il dato è significativo, ma non rappresenta automaticamente l’intero territorio comunale né costituisce un record storico cittadino. La monografia ufficiale colloca Lamezia Terme-Palazzo, codice 2955, nella Piana, a 24 metri sul livello del mare. Quella stazione descrive bene il proprio sito, ma non può rappresentare da sola un territorio comunale esteso per oltre 162 chilometri quadrati, dalla costa ai rilievi e con un marcato sviluppo altimetrico. Lamezia Terme, nata nel 1968 dall’unione di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia Lamezia, comprende ambienti nei quali cambiano quota, distanza dal mare, esposizione, ventilazione, umidità e morfologia. Palazzo caratterizza soprattutto la Piana; l’area aeroportuale di Sant’Eufemia risente maggiormente della vicinanza alla costa; Sambiase e Nicastro, verso le pendici, presentano condizioni ancora diverse.

Le osservazioni storiche rendono concreta questa distinzione. Gli Annali idrologici del Servizio Idrografico riportano una stazione denominata “Nicastro”, situata a circa 200 metri e attiva dal 1925. Nel luglio 1930 registrò una media delle massime di 31,3 °C, una media delle minime di 19,5 °C e una temperatura media mensile di 25,4 °C; la massima assoluta raggiunse 38 °C. Nell’agosto dello stesso anno i tre valori medi furono rispettivamente 32,0, 18,3 e 25,1 °C, con una punta di 39 °C. Nel 1932 la media mensile risultò pari a 24,2 °C in luglio e a 25,3 °C in agosto, con massime assolute di 36 e 35 °C.

Un’altra sintesi compare nella tavola IV della pubblicazione del Servizio Idrografico sulle sorgenti della Calabria. Per Nicastro, quota 200 metri e periodo 1926-1935, la frequenza media annua della “temperatura diurna” è così ripartita: nessun giorno sotto 0 °C; 65 giorni fra 0,1 e 10,0 °C; 182 fra 10,1 e 20,0 °C; 115 fra 20,1 e 30,0 °C; 3 oltre 30 °C. I valori sommano 365 giorni e descrivono l’anno medio del decennio. Negli Annali, però, l’espressione “temperatura diurna” indica la semisomma fra la massima e la minima giornaliera. Quei tre giorni oltre 30 °C sono dunque tre medie giornaliere superiori alla soglia, non semplicemente tre giornate con una temperatura massima oltre 30 °C: confondere i due indicatori porterebbe a una conclusione errata.

Questi dati mostrano che episodi di caldo intenso si verificavano anche allora; non dimostrano che il riscaldamento attuale sia inesistente. Un singolo anno o un valore estremo non definiscono una tendenza climatica, per la quale servono serie lunghe, controllate e omogenee. Anche il confronto tra il 1930 e il 2026 ha soltanto valore descrittivo, perché riguarda siti differenti e, verosimilmente, strumenti, schermature e contesti ambientali non identici. Oggi la rete comprende anche Nicastro-Bella, codice 2940, posta a circa 400 metri. Non può essere considerata la prosecuzione automatica della vecchia stazione di Nicastro a 200 metri: cambiano quota, sito e strumentazione. Neppure una semplice correzione altimetrica risolverebbe il problema, perché il gradiente termico varia con la stagione, l’ora, la stabilità atmosferica, le brezze e le inversioni. Le due serie possono essere raccordate soltanto verificando i metadati, gli eventuali periodi di sovrapposizione e le discontinuità e applicando metodi di omogeneizzazione documentati.

Lo stesso principio vale per le normali climatiche 1991-2020: occorre precisare se siano state calcolate sulla medesima stazione, ricostruite o omogeneizzate mediante stazioni vicine oppure ricavate da un’elaborazione territoriale. Il confronto con una normale è scientificamente solido solo quando sono dichiarati la variabile esaminata, il sito, il periodo, la copertura dei dati e il metodo di calcolo. Va inoltre evitato l’uso improprio della parola “record“. Il rapporto ARPACAL sull’ondata di caldo dell’agosto 2021 attribuisce alla stessa stazione Lamezia Terme-Palazzo 40,0 °C il 4 agosto e, per la serie allora disponibile, una massima assoluta agostana di 40,6 °C. I 37,4 °C del 2026 descrivono dunque una fase di caldo intenso, ma non il massimo assoluto della stazione. Né possono essere confrontati direttamente con i 39 °C osservati nel 1930 nella vecchia Nicastro, perché provengono da stazioni differenti.

Queste precisazioni non riducono il valore del lavoro dell’ARPACAL; al contrario, aiutano a proteggerlo dalle semplificazioni. Il cambiamento climatico è documentato, su scala globale e regionale, da molte serie indipendenti. La sua misura locale richiede però dati confrontabili. Rigore significa riconoscere le tendenze reali senza trasformare ogni episodio in un primato e, nello stesso tempo, senza utilizzare singoli valori del passato per negare tendenze pluridecennali. Per Lamezia sarebbe quindi utile ricostruire serie distinte almeno per la Piana e Sant’Eufemia, per Sambiase e per Nicastro, digitalizzando gli Annali e associando a ogni misura i metadati della stazione. Solo così sarà possibile valutare correttamente l’evoluzione delle temperature medie, degli estremi, delle notti calde e della durata delle ondate di calore. La buona informazione climatica non nasce dall’allarme né dalla rassicurazione preconcetta, ma dalla corretta identificazione del luogo, dello strumento, dell’indicatore e del periodo di confronto.