L’autunno 2026 potrebbe iniziare con un vero e proprio “soffio” proveniente dal Sole. Il 23 settembre, alle 04:06 ora italiana, scatterà ufficialmente l’autunno astronomico nell’emisfero settentrionale. Proprio nelle stesse ore è atteso l’arrivo sulla Terra di un nuovo flusso di vento solare, una corrente di particelle cariche che viaggia nello spazio a velocità superiori ai 600 km/s. A generarlo è una particolare struttura presente nell’atmosfera del Sole: un buco coronale, una regione in cui il campo magnetico solare permette alle particelle di sfuggire più facilmente nello Spazio. In questo caso però c’è un dettaglio particolarmente suggestivo: la struttura appare allungata e simile a un gigantesco canyon sulla superficie visibile del Sole.
Il “canyon” che soffia particelle nello Spazio
I buchi coronali non sono veri buchi nella superficie solare. Sono aree della corona caratterizzate da una configurazione del campo magnetico più aperta rispetto alle regioni circostanti. Da queste zone il plasma solare può defluire nello spazio interplanetario formando quello che viene chiamato flusso di vento solare ad alta velocità. Quando una di queste correnti raggiunge la Terra, può interagire con la magnetosfera, la gigantesca “bolla” magnetica che protegge il nostro pianeta dal vento solare. Ed è qui che entra in gioco l’autunno.
L’equinozio può favorire le aurore
L’arrivo del flusso solare del 23 settembre potrebbe infatti creare le condizioni per le prime aurore dell’equinozio della nuova stagione. Non significa che l’aurora sarà automaticamente visibile dall’Italia: perché lo spettacolo luminoso possa essere osservato a latitudini più basse servono condizioni geomagnetiche sufficientemente favorevoli. Durante i periodi vicini agli equinozi, tuttavia, la geometria tra il campo magnetico terrestre e il vento solare può rendere più efficiente il trasferimento di energia verso la magnetosfera. È il contesto alla base del cosiddetto effetto Russell-McPherron.
Perché proprio intorno all’equinozio?
L’effetto Russell-McPherron prende il nome dai ricercatori Christopher Russell e Robert McPherron e descrive un particolare fenomeno legato all’orientamento del campo magnetico terrestre rispetto a quello trasportato dal vento solare. In prossimità degli equinozi, questa geometria può favorire le condizioni necessarie perché l’energia del vento solare penetri più efficacemente nella magnetosfera. Il risultato può essere un aumento dell’attività geomagnetica e, quando le condizioni sono sufficientemente intense, la comparsa di aurore più estese verso latitudini inferiori.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?