Caro energia, agricoltura e pesca sotto pressione: “produrre costa troppo, servono interventi immediati”

Il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana Luciano Nucci denuncia l’impatto dei rincari su agricoltura, trasformazione e pesca

L’aumento dei costi di gas, energia elettrica e carburanti continua a pesare sull’intera filiera agroalimentare e della pesca, mettendo sotto pressione imprese agricole, industrie di trasformazione, cooperative e operatori del settore ittico. A evidenziare le difficoltà del comparto è Luciano Nucci, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana, che sottolinea come il caro energia abbia ormai un impatto diretto su tutte le fasi della produzione, dalla campagna fino alla distribuzione. “L’aumento dei costi di gas, energia elettrica e carburanti ha investito tutta la filiera agroalimentare e della pesca, con un effetto a catena che sta mettendo sotto pressione le imprese. Ormai siamo fortemente legati al costo dell’energia: dalla produzione agricola alla trasformazione, dalla refrigerazione all’irrigazione, fino alla pesca e all’acquacoltura”, afferma Nucci.

Il tetto ai prezzi di benzina e diesel: un primo passo ma non sufficiente

Proprio oggi entra in vigore il tetto ai prezzi di benzina e diesel deciso da Eni e Ip, una misura che punta a contenere l’impatto degli aumenti sui carburanti. Secondo il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana, però, il provvedimento rappresenta soltanto un segnale iniziale rispetto alla complessità della situazione. “Si tratta di un segnale importante – afferma il presidente Nucci -, ma non è sufficiente”. Il problema riguarda infatti una filiera profondamente dipendente dai consumi energetici. L’aumento del prezzo dell’energia si riflette sui costi di produzione agricola, sulla gestione delle strutture, sulla trasformazione industriale e sulle attività legate alla pesca. “Per le imprese agricole il caro energia significa costi più alti per irrigazione, serre, fertilizzanti e mangimi. Per l’industria agroalimentare aumentano i costi di refrigerazione e trasformazione: pensiamo a caseifici, conservifici, molini”, spiega Nucci.

Dalla campagna al mare: l’impatto del caro carburanti sulla produzione

Tra i comparti maggiormente esposti c’è quello della pesca, dove il costo del carburante rappresenta una componente fondamentale dei bilanci aziendali. L’aumento del prezzo del gasolio può incidere sulla convenienza economica delle uscite in mare, mettendo in difficoltà molte imprese. “E nella pesca il problema è ancora più evidente: il carburante può rappresentare una quota molto importante dei costi operativi di un’imbarcazione. Quando il gasolio aumenta, uscire in mare può non essere più economicamente sostenibile e si preferisce rimanere in porto”, sottolinea il presidente di Confcooperative. Una situazione che rischia di avere conseguenze sull’intero sistema produttivo, perché la riduzione dell’attività delle imprese agricole e ittiche può tradursi in minore disponibilità di prodotto, aumento dei costi e maggiore pressione sui prezzi finali.

Imprese agricole costrette a ridurre la produzione

Secondo Nucci, il caro energia sta già modificando le scelte operative di numerose aziende, con alcune realtà che stanno valutando di ridurre la produzione per evitare perdite economiche. “Ci sono aziende agricole che riducono le superfici coltivate o fermano alcune produzioni per evitare di lavorare in perdita. È una situazione paradossale: non è mai accaduto che si preferisse non produrre perché più si lavora e più si rimette”, dichiara. Il rischio evidenziato è quello di un rallentamento della capacità produttiva del comparto agroalimentare italiano, con effetti che potrebbero coinvolgere non soltanto gli operatori economici ma anche l’intero sistema collegato alla trasformazione e alla distribuzione.

L’aumento dei costi lungo la filiera pesa anche sui consumatori

L’incremento dei costi energetici non resta confinato alle aziende, ma si trasferisce lungo tutta la catena produttiva fino ai prezzi dei prodotti alimentari. La conseguenza è una maggiore pressione sul potere d’acquisto delle famiglie. “Il comparto agroalimentare è un motore dell’economia. Siamo noi a portare ogni giorno il cibo sulle tavole degli italiani. Se il nostro settore si ferma, le conseguenze si riversano sull’intera economia”, afferma Nucci. Secondo il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana, servono quindi misure capaci di sostenere le imprese e ridurre il peso dei costi energetici che stanno incidendo sulla competitività del settore. “Per questo servono interventi immediati: crediti d’imposta, misure sul costo del carburante e soprattutto interventi capaci di ridurre i costi lungo tutta la filiera”.

Le richieste del comparto: ridurre i costi e sostenere gli investimenti

Le cooperative chiedono strumenti concreti per continuare a investire e mantenere attiva la produzione. Il tema centrale resta quello della sostenibilità economica delle imprese, chiamate a fronteggiare una fase caratterizzata da costi elevati e margini sempre più ridotti. “Le cooperative vogliono continuare a investire e produrre – conclude Nucci – ma oggi hanno bisogno di essere messe nelle condizioni di farlo. L’obiettivo deve essere riaccendere il motore dell’agroalimentare, evitando che imprese sane siano costrette a fermarsi semplicemente perché produrre non è più conveniente”. Il nodo del caro energia resta dunque uno dei principali fattori di pressione per il futuro della filiera agroalimentare e della pesca, con la richiesta di interventi strutturali che possano garantire continuità produttiva, competitività e stabilità economica alle imprese.