Il voto del Parlamento europeo sul nuovo regolamento relativo al Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, conosciuto come Cbam, scatena la dura reazione di Coldiretti. L’organizzazione agricola considera la decisione assunta dall’Europarlamento un grave passo indietro nelle tutele destinate alle imprese agricole e ai cittadini europei. Al centro della contestazione c’è la cancellazione della clausola di salvaguardia, uno strumento che avrebbe consentito di sospendere l’applicazione della misura in presenza di gravi perturbazioni del mercato. Secondo Coldiretti, la sua eliminazione potrebbe produrre effetti rilevanti sul comparto dei fertilizzanti, facendo crescere i costi sostenuti dalle aziende e determinando conseguenze dirette anche sulla spesa alimentare delle famiglie. La posizione dell’organizzazione è netta: “il voto del Parlamento europeo sul Cbam rappresenta un inaccettabile tradimento ai danni di agricoltori e cittadini, che apre ai rischi di gravi turbative del mercato dei fertilizzanti con effetti dirompenti sui costi delle imprese e sulla spesa delle famiglie. L’ennesima deriva tecnocratica da parte dell’Ue che stavolta viene paradossalmente da chi dovrebbe rappresentare gli interessi comuni degli europei e del tessuto produttivo”.
Coldiretti: “agricoltori senza tutele sul mercato dei fertilizzanti”
Secondo Coldiretti, la cancellazione della clausola lascia gli agricoltori privi di una protezione concreta davanti a eventuali squilibri provocati dall’entrata in vigore del Cbam. La misura era stata prevista per intervenire qualora il meccanismo europeo avesse causato pesanti distorsioni sul mercato, in particolare attraverso un aumento delle quotazioni dei concimi. La clausola di salvaguardia, pur giudicata debole dall’organizzazione agricola, rappresentava infatti l’unico strumento disponibile per fronteggiare gli eventuali effetti negativi del nuovo regolamento. La sua eliminazione potrebbe quindi trasferire interamente sulle imprese agricole il peso di nuovi rincari, in un settore già esposto alle oscillazioni dei prezzi energetici e delle materie prime. Per Coldiretti, gli effetti non rimarrebbero circoscritti ai bilanci delle aziende. Un aumento dei prezzi dei fertilizzanti inciderebbe inevitabilmente sui costi di produzione agricola, con possibili ripercussioni sul prezzo finale degli alimenti. L’organizzazione parla di una nuova pressione economica destinata a gravare anche sulle famiglie, fino a trasformarsi in una vera e propria “tassa sulla salute” legata al costo del cibo naturale.
Prezzi dei concimi e costi del cibo, i rischi denunciati da Coldiretti
Il nodo centrale riguarda il legame tra energia, fertilizzanti e produzione alimentare. I concimi rappresentano una voce essenziale nei costi sostenuti dalle aziende agricole e le loro quotazioni sono strettamente connesse all’andamento dei mercati energetici. In un quadro internazionale caratterizzato da forte instabilità, la mancanza di una clausola capace di sospendere il Cbam in caso di emergenza viene considerata da Coldiretti particolarmente pericolosa. L’organizzazione definisce la decisione dell’Europarlamento un vero e proprio schiaffo alle imprese agricole e ai cittadini. La situazione internazionale, infatti, continua ad alimentare la volatilità dei prezzi dell’energia e, di conseguenza, quella delle quotazioni dei fertilizzanti. In questo scenario, la cancellazione della salvaguardia rischia di togliere agli agricoltori l’unico argine previsto contro eventuali aumenti eccezionali. La preoccupazione è che l’intero incremento dei costi finisca lungo la filiera agroalimentare, comprimendo i margini delle aziende e incidendo sul valore finale dei prodotti. Per Coldiretti, la scelta europea potrebbe dunque trasformare una misura ambientale in un ulteriore fattore di difficoltà economica per il settore primario e per le famiglie.
Il confronto tra Parlamento europeo e Consiglio sul Cbam
La posizione adottata dal Parlamento europeo appare ancora più grave a Coldiretti se confrontata con quella assunta dal Consiglio nel mese di giugno. Pur introducendo condizioni di attivazione considerate estremamente restrittive, il Consiglio aveva comunque scelto di mantenere una clausola di sospensione. La decisione dell’Europarlamento cancella invece questa possibilità, eliminando lo strumento che avrebbe permesso di reagire in caso di gravi turbative del mercato. La differenza tra le due posizioni diventa così uno degli elementi principali della protesta: da una parte una salvaguardia limitata e difficilmente attivabile, dall’altra la sua completa eliminazione. Secondo Coldiretti, la scelta compiuta in Plenaria dimostra una distanza crescente tra le istituzioni europee e le necessità concrete del tessuto produttivo agricolo. Il timore è che l’applicazione del Cbam, senza adeguati meccanismi correttivi, possa aggravare le difficoltà di un comparto già chiamato a confrontarsi con elevati costi di produzione e mercati internazionali instabili.
Coldiretti: “l’Europa scarica i costi sugli Stati membri”
La critica di Coldiretti si estende infine all’impostazione complessiva delle politiche europee. Secondo l’organizzazione, l’Unione europea finisce ancora una volta per trasferire sugli Stati membri la responsabilità di adottare misure capaci di abbassare i costi di produzione, senza offrire agli agricoltori soluzioni concrete e alternative realmente praticabili. La cancellazione della clausola di salvaguardia viene quindi interpretata come una decisione che penalizza le aziende agricole nel momento in cui avrebbero bisogno di maggiori protezioni contro la volatilità dei mercati. Gli Stati nazionali potrebbero essere costretti a intervenire autonomamente per contenere gli effetti economici del regolamento, affrontando problemi che, secondo Coldiretti, avrebbero dovuto trovare una risposta comune a livello europeo. Per l’organizzazione agricola, il nuovo quadro sul Cbam rischia dunque di creare una catena di conseguenze: dall’aumento dei prezzi dei fertilizzanti alla crescita dei costi aziendali, fino alle possibili ripercussioni sul prezzo del cibo e sulla spesa delle famiglie. Una prospettiva che alimenta la richiesta di tutele efficaci per evitare che il peso della transizione venga scaricato sul settore agricolo e sui cittadini.


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