Clima e città: il nuovo studio su 11mila aree urbane svela gli scenari del futuro

Una ricerca internazionale con il Cnr-Isac fa luce sull'evoluzione degli indicatori climatici, delineando differenze cruciali tra le temperature e le precipitazioni urbane

Un recente e approfondito studio internazionale, pubblicato sulle pagine della prestigiosa rivista Urban Climate e condotto con il contributo fondamentale dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), ha mappato l’evoluzione degli indicatori climatici in ben 11mila città in tutto il mondo. La ricerca si è concentrata sull’analisi oggettiva di parametri quali il caldo estremo, lo stress termico, la siccità, le precipitazioni intense e il meteo favorevole agli incendi, impiegando simulazioni regionali ad altissima risoluzione. Questo imponente lavoro di raccolta dati offre una fotografia chiara e realistica delle dinamiche in atto nei nostri centri abitati, dimostrando come gli estremi legati alle temperature siano visibili in tutte le aree esaminate.

Il concetto di time of emergence e le temperature

Rita Nogherotto, ricercatrice del Cnr-Isac e prima autrice dello studio, ha chiarito la metodologia alla base della complessa ricerca: “Abbiamo analizzato il cosiddetto Time of Emergence, cioè il momento in cui il segnale del cambiamento climatico diventa sufficientemente forte da distinguersi dalla normale variabilità del clima”. Entrando nel dettaglio dei dati raccolti, emerge una netta discrepanza tra il comportamento delle temperature e quello relativo alle piogge. “I risultati mostrano una sequenza chiara: i segnali legati all’aumento delle temperature emergono per primi, mentre quelli legati alle precipitazioni sono più tardivi ed eterogenei. Per gli indicatori relativi alle giornate e alle notti molto calde, il 100% delle città analizzate ha superato la variabilità climatica storica prima del 2025. Per stress termico, siccità e condizioni favorevoli agli incendi, la stessa soglia è già stata raggiunta da una quota tra il 77 e il 90% delle città. Per le precipitazioni estreme il segnale emerge più tardi: nel 20% delle città prima del 2025, mentre nella maggior parte dei casi diventa distinguibile dalla variabilità storica tra il 2025 e il 2050”.

L’importanza di strategie specifiche per i centri urbani

Le medie su vasta scala spesso non restituiscono un’immagine fedele e operativa di ciò che vivono i singoli insediamenti. A tal proposito, la ricercatrice ha evidenziato come l’impatto reale richieda valutazioni molto più localizzate. “Per gli estremi di temperatura, oltre la metà delle città presenta cambiamenti più intensi della media. I risultati evidenziano quindi la necessità di integrare le proiezioni regionali con informazioni climatiche specifiche alla scala urbana, utili alla pianificazione dell’adattamento. Per gli estremi di temperatura, l’anticipazione in ambiente urbano è generalmente inferiore a 2 anni, mentre la riduzione delle emissioni può posticipare l’emergere del segnale di oltre 5-10 anni”.

Coste e protezione per le città marittime

L’indagine si è infine allargata alle aree costiere, prendendo in esame circa 1000 insediamenti di dimensioni piccole e medie, per poi metterli a confronto con 167 metropoli abitate da oltre 1 milione di residenti. Lo scopo è stato quello di valutare i rischi concreti legati all’acqua: “In presenza di alte emissioni e in assenza di protezioni costiere, le città costiere minori mostrano quote più elevate di superficie urbana potenzialmente allagata: i valori raggiungono il 19% in Asia, il 14% in Africa e il 10% in Europa e in America centrale e meridionale. Nelle grandi città l’esposizione relativa risulta generalmente inferiore”.

L’elemento dirimente per il futuro risiede proprio nella costruzione e nel mantenimento delle infrastrutture difensive, in grado di annullare gran parte dei pericoli. “Senza protezione, le città economicamente meno forti risultano più esposte, soprattutto in Africa e America centrale e meridionale; in presenza di adeguati livelli di protezione, questa relazione si riduce sensibilmente o scompare regioni”. La conclusione tracciata dalla studiosa fissa quindi un obiettivo pragmatico per le amministrazioni mondiali: “I risultati confermano quindi l’importanza di affiancare alle proiezioni climatiche regionali informazioni specifiche per le singole città, così da integrare riduzione delle emissioni e adattamento nella pianificazione urbana”.