Il conto alla rovescia è iniziato e i dati parlano chiaro: il 2026 potrebbe chiudersi all’ombra di uno degli episodi di El Niño più intensi e storici mai registrati. Confermato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), il fenomeno nell’Oceano Pacifico si avvia verso un picco senza precedenti, pronto a rilasciare una quantità straordinaria di energia nell’atmosfera terrestre. Se le origini di questo colossale motore climatico affondano nelle calde acque tropicali del Sud America, i suoi effetti non conoscono confini. Anche in Europa, e in particolare sulle nostre regioni, l’impatto di El Niño si farà sentire – seppur in modo indiretto – dettando i tempi della transizione stagionale. Arpa Piemonte ha dedicato un approfondimento alla questione, spiegando cosa potrebbero riservare i prossimi mesi in Piemonte. Tra previsioni di un autunno insolitamente mite e umido, perturbazioni atlantiche e un inverno dai due volti, ecco come El Niño potrebbe ridisegnare il volto della stagione fredda nella regione.
Un El Niño eccezionale
Secondo gli ultimi aggiornamenti dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) – riporta Arpa Piemonte – il fenomeno è ormai consolidato nell’Oceano Pacifico tropicale e persisterà fino a febbraio 2027. El Niño è un fenomeno naturale caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico orientale in zona equatoriale, fino alle coste sudamericane. È un processo naturale, che avviene con una periodicità ciclica variabile tra i 2 e 7 anni (media di circa 4-5 anni), alternandosi all’opposta anomalia di raffreddamento, denominata La Niña.
Il surriscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico, in corrispondenza dell’America latina, modifica la circolazione atmosferica, influenzando temperature, precipitazioni e frequenza degli eventi estremi in molte regioni del mondo. Gli effetti più immediati ed evidenti sono naturalmente osservati in quella porzione del pianeta, con chiare variazioni nel regime delle precipitazioni: ad esempio, un mare più caldo di fronte alle coste sudamericane favorisce piogge più intense in inverno, anche alluvionali, su zone invece tipicamente desertiche. Ma gli effetti di El Niño in realtà si ripercuotono in tutta la circolazione atmosferica globale, seppur con conseguenze meno dirette in aree geograficamente lontane come l’Europa, spiegano da Arpa Piemonte.
Gli indici di El Niño
Esistono diversi indici numerici, utilizzati per misurare questo fenomeno di riscaldamento, che si differenziano in base all’esatta porzione geografica di Oceano Pacifico che viene considerata per calcolare le misure. Uno comunemente usato è il cosiddetto Nino 3.4, relativo all’area centrale del Pacifico equatoriale, a metà strada tra le Americhe e l’Indonesia, spiega Arpa Piemonte. Secondo le previsioni del Centro Meteorologico Europeo ECMWF, il valore dell’indice Nino 3.4 potrebbe superare i +3,5°C al suo picco atteso tra novembre e dicembre 2026.
Verso un El Niño storico
La WMO segnala che l’episodio in corso ha una probabilità del 69% di divenire un evento storico, superando l’intensità dei maggiori eventi precedenti di El Niño osservati a partire dal 1950 ad oggi: rispetto ad un massimo storico di circa +2,5°C, l’evento attuale ad agosto 2026 ha già superato tutti quelli precedenti ed è così proiettato verso un massimo assoluto per l’inverno 2026-2027; gli effetti climatici sono poi destinati a protrarsi per buona parte del 2027, evidenzia Arpa Piemonte.
Per quanto riguarda l’Europa, l’influenza del fenomeno è indiretta, ritardata – gli effetti si iniziano ad avvertire in Europa perlopiù dall’autunno inoltrato – e mediata da altri fattori atmosferici. Tuttavia, è abbastanza riconosciuta una sua influenza nell’amplificazione di effetti meteorologici estremi di diversa natura, in varie parti del pianeta.
Autunno: temperature miti e perturbazioni atlantiche
Dopo un’estate molto calda e siccitosa, le previsioni stagionali del Centro Europeo (ECMWF) suggeriscono che l’autunno in Piemonte potrebbe essere caratterizzato da un flusso atlantico più attivo, con frequenti perturbazioni dirette verso l’Europa occidentale ed in particolare verso l’area del Mediterraneo, riporta Arpa Piemonte. Se settembre si assesterà con precipitazioni ancora mediamente vicine alla norma mensile, con le piogge concentrate perlopiù solo nell’ultima parte del mese, i mesi successivi mostrano un più chiaro segnale di anomalia positiva. Le temperature saranno sopra le medie climatologiche per gran parte dell’Europa meridionale, in accordo con quanto indicano i modelli stagionali globali della WMO. Arpa Piemonte riporta quindi un autunno ed un inizio inverno mite e molto umido, con precipitazioni anche abbondanti, ma con l’aria mite la quota neve potrebbe essere inizialmente elevata e le prime nevicate importanti limitate alle altitudini più alte.
Inverno: inizio mite e via via più asciutto
Dopo un avvio mite e umido, le precipitazioni si sposteranno gradualmente più a nord delle Alpi, determinando per le nostre regioni un periodo più secco, ancora caratterizzato da temperature superiori alle medie del periodo. Solo l’ultima parte dell’inverno potrebbe riservare irruzioni di aria fredda, anche con picchi di freddo intenso di breve durata e neve anche a quote più basse. Arpa Piemonte riassume, dunque, che a partire dalla fine di settembre si prevede un autunno ed inizio inverno piovoso ma mite, con quota delle nevicate elevata. Solamente la parte finale dell’inverno potrà riservare occasioni per irruzioni di aria più fredda verso le nostre latitudini.




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