Una tempesta mediatica ha travolto il presidente dell’Ordine dei geologi del Veneto in seguito alla diffusione di alcune sue memorie relative ai cambiamenti climatici. La vicenda, che ha sollevato aspre critiche è stata analizzata attraverso le pagine del quotidiano La Verità. Il geologo Giorgio Giacchetti ha rilasciato una lunga intervista al professor Franco Battaglia con l’obiettivo di chiarire la sua posizione riguardo alle pesanti accuse di negazionismo che gli sono state rivolte. L’intera controversia ha avuto inizio a causa di un suo contributo portato nel 2025 a un convegno organizzato dal Comune di Belluno, il cui testo è stato successivamente distribuito in alcune scuole locali. Ciò ha scatenato l’indignazione di un docente e ha provocato una successiva lettera aperta di richiamo, dando il via a una complessa polemica pubblica.
Le cause astronomiche e le concentrazioni di anidride carbonica
Attraverso le colonne de La Verità, Giorgio Giacchetti si difende apertamente sostenendo di essere finito nel mirino per aver “detto cose che non ho detto“. Rispondendo alle polemiche sul ruolo dei gas serra, il geologo spiega che nei suoi testi ha riportato indicazioni provenienti da fonti bibliografiche, scrivendo che “l’aumento della CO₂ sarebbe una conseguenza e non una causa del riscaldamento“. Aggiunge inoltre che, secondo le sue valutazioni, l’effetto serra dell’anidride carbonica risulterebbe trascurabile e che “l’origine del riscaldamento attuale può molto probabilmente essere di origine astronomica“. Giacchetti respinge in modo netto le accuse di diffondere tesi antiscientifiche, specificando che le affermazioni contestate sono “corroborate con citazioni dalla letteratura” scientifica.
Il fallimento delle politiche attuali e la necessità di governare le acque
L’intervista affronta successivamente il tema delle soluzioni da adottare per contrastare le emergenze ambientali. Il presidente dei geologi esprime una profonda sfiducia verso i tentativi internazionali volti ad azzerare le emissioni, definendo un simile proposito come un obiettivo “destinato a fallire“. Ritiene infatti che il cambiamento climatico “non si fermerebbe, perché fa parte della natura del nostro pianeta“. In alternativa alle politiche di mitigazione, Giacchetti propone di attuare “strategie di adattamento“, prendendo come esempio le metodologie utilizzate per i terremoti. Il suo suggerimento principale per le istituzioni consiste nel “governare le acque“, intervenendo prima dell’emergenza per “prevenire i danni dai periodi di siccità, raccoglierle; e per prevenire i danni da alluvioni, ripensare alla gestione degli alvei“.


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