Le autorità climatiche peruviane hanno innalzato all’85% la probabilità che il fenomeno di El Niño costiero raggiunga un’intensità “straordinaria” tra settembre e gennaio, con ripercussioni previste su infrastrutture di trasporto, produzione alimentare, approvvigionamento idrico e spesa delle famiglie. Un rapporto tecnico pubblicato dalla Commissione scientifica nazionale ENFEN ha confermato che la costa sudamericana sta affrontando un anomalo riscaldamento delle acque oceaniche, capace di spingere le temperature verso livelli record. Queste condizioni aumentano significativamente il rischio di piogge torrenziali, inondazioni diffuse e gravi danni alle infrastrutture del Perù.
Secondo l’ENFEN, la probabilità per il mese di settembre è salita di 10 punti percentuali rispetto alla stima del 75% formulata a fine agosto. La probabilità di raggiungere un’intensità straordinaria scende all’82% a ottobre, al 78% a novembre, al 70% a dicembre e al 59% a gennaio. Per i mesi di febbraio e marzo, lo scenario più probabile oscilla tra un’intensità forte e una straordinaria.
Attese gravi conseguenze per la pesca
La valutazione scientifica dell’ENFEN, unita alle proiezioni di società di consulenza e gruppi economici basate su uno scenario di intensità straordinaria, segnala gravi conseguenze strutturali e biologiche per i settori della pesca e dell’agricoltura in Perù. L’estremo riscaldamento delle acque superficiali altera drasticamente l’ecosistema marino, riducendo la disponibilità di specie che prediligono acque fredde, in particolare l’acciuga peruviana (anchoveta), pilastro dell’industria nazionale della farina e dell’olio di pesce. Questi pesci migrano verso sud o si spostano in acque più profonde alla ricerca di temperature più basse.
Le proiezioni economiche stimano che il settore della pesca estrattiva peruviano potrebbe subire una contrazione compresa tra il 22% e il 33,9%, mettendo a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e sconvolgendo i normali cicli stagionali della pesca, come riportato dal quotidiano El Comercio. Al contempo, le acque più calde favoriscono l’arrivo di specie tipiche di acque temperate o calde, offrendo un sollievo temporaneo ai pescatori artigianali ma senza riuscire a compensare le perdite del settore della pesca industriale.
L’impatto sull’agricoltura
Anche le esportazioni agricole e la sicurezza alimentare a livello regionale potrebbero subire gravi ripercussioni a causa dell’imminente crisi climatica. Lungo le coste settentrionali e centrali del Perù, le temperature dell’aria – previste ben al di sopra della norma durante la primavera dell’emisfero australe – potrebbero compromettere la fioritura e la resa di colture chiave quali mirtilli, mango, avocado e limoni. Secondo quanto riportato da Infobae, la produzione agricola potrebbe subire un calo superiore al 6%, provocando potenzialmente un aumento dei prezzi dei generi alimentari di base nel 2027.
Si prevede che la situazione peggiorerà a partire da novembre con l’arrivo di piogge torrenziali e inondazioni, capaci di distruggere le infrastrutture irrigue e le vie di comunicazione. Per contro, le zone andine meridionali del Perù stanno affrontando un grave deficit idrico che minaccia l’agricoltura familiare e l’allevamento tradizionale.


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