Il ritorno del petrolio sopra i 100 dollari al barile, il gas sui livelli più alti dal 2023, l’avvicinarsi dell’inverno e il livello ridotto degli stoccaggi europei riaccendono l’allarme sulla sicurezza energetica italiana. Dieci associazioni del settore chiedono al Governo di intervenire rapidamente, mettendo efficienza energetica, fonti rinnovabili ed elettrificazione dei consumi al centro della strategia nazionale per affrontare la nuova crisi determinata dalla guerra in Medioriente. A lanciare l’appello sono AICARR, ARSE, AssoEGE, ATER, Distretto Pugliese La Nuova Energia, Federidroelettrica, FIRE, Kyoto Club, Legambiente e ITALCOGEN, tutte aderenti al Coordinamento FREE. L’iniziativa è condivisa anche da Ecofuturo. Il messaggio è quello di evitare una risposta basata esclusivamente su interventi emergenziali e sostegni temporanei alle bollette, concentrando invece le risorse sulle misure capaci di ridurre strutturalmente la dipendenza italiana dalle importazioni energetiche.
Petrolio sopra 100 dollari e gas in rialzo: l’allarme delle associazioni
Il punto di partenza è un quadro internazionale profondamente cambiato, nel quale le tensioni geopolitiche tornano a incidere direttamente sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. “Con il petrolio tornato sopra i 100 dollari al barile, il gas sui livelli più alti dal 2023 e un inverno alle porte con stoccaggi europei bassi, chiediamo al Governo di mettere efficienza energetica, fonti rinnovabili ed elettrificazione dei consumi al centro della risposta alla crisi energetica dovuta alla guerra in Medioriente. Sono le leve più rapide per ridurre consumi e importazioni e le uniche che producono benefici strutturali, invece di sussidi destinati a esaurirsi con l’emergenza”, affermano dieci associazioni del settore, AICARR, ARSE, AssoEGE, ATER, Distretto Pugliese La Nuova Energia, Federidroelettrica, FIRE, Kyoto Club, Legambiente e ITALCOGEN, tutte aderenti al Coordinamento FREE. Appello condiviso anche da Ecofuturo. La richiesta è quindi quella di trasformare l’attuale emergenza in un’accelerazione delle politiche già considerate strategiche per la transizione energetica, riducendo contemporaneamente l’esposizione dell’Italia alle oscillazioni dei mercati internazionali.
Sicurezza energetica, competitività e decarbonizzazione: il nuovo scenario
Secondo le associazioni, il mutato quadro geopolitico rende necessario collocare la sicurezza energetica sullo stesso piano della competitività economica e della decarbonizzazione. La questione non riguarda soltanto il prezzo dell’energia nel breve periodo, ma la capacità dell’intero sistema economico nazionale di resistere alle interruzioni delle forniture e alle forti oscillazioni dei mercati internazionali delle materie prime. L’obiettivo indicato è quindi quello di ripensare progressivamente il sistema energetico italiano, rendendolo più resiliente e meno vulnerabile alle crisi esterne. Una trasformazione che passa soprattutto dalla diminuzione dell’utilizzo diretto di gas e prodotti petroliferi e dall’aumento della produzione energetica interna attraverso fonti rinnovabili.
Italia ancora fortemente dipendente da gas e petrolio
A dimostrare quanto l’Italia rimanga vulnerabile sono i dati sui consumi energetici. Secondo Eurostat, nel 2024 il gas copriva il 42% dei consumi finali dell’industria, equivalenti a 9,7 Mtep su 22,9, mentre rappresentava il 41% dei consumi di residenziale e terziario, pari a 19,3 Mtep su 46,6. Una dipendenza ancora più marcata emerge nel settore dei trasporti, dove il 92% dei consumi continua a dipendere dai prodotti petroliferi. Numeri che mostrano come eventuali nuove impennate delle quotazioni internazionali possano trasferirsi rapidamente sui costi sostenuti dalle imprese, dalle famiglie e dal sistema dei trasporti.
Il peso del gas sulla produzione elettrica e sulle bollette
Alla dipendenza diretta dai combustibili fossili si aggiunge inoltre un’esposizione indiretta particolarmente importante: quella derivante dal ruolo del gas nella produzione elettrica italiana. Il peso delle centrali alimentate a metano fa infatti sì che un aumento delle quotazioni del gas possa avere ripercussioni anche sul prezzo dell’elettricità pagato da famiglie e aziende. Nel periodo gennaio-luglio, secondo i dati Terna, la quota della produzione netta di energia elettrica derivante dal gas naturale è stata del 54%. La forte presenza del gas nel mix elettrico nazionale amplifica quindi gli effetti di qualsiasi shock internazionale sul metano, rendendo ancora più urgente, secondo le associazioni, l’espansione delle fonti energetiche a basso costo.
Efficienza energetica e rinnovabili per ridurre subito i consumi
La risposta proposta dalle associazioni passa innanzitutto da efficienza energetica, energie rinnovabili ed elettrificazione. Si tratta, secondo il settore, delle soluzioni già applicabili nel breve periodo e capaci di determinare effetti permanenti sulla domanda energetica nazionale. A queste misure dovrebbe affiancarsi una riforma delle regole di mercato e delle connessioni, in grado di trasferire maggiormente agli utenti finali i benefici economici derivanti dalle fonti energetiche caratterizzate da costi più bassi. L’obiettivo è ridurre progressivamente la quantità di combustibili fossili necessaria all’economia italiana, diminuendo allo stesso tempo il peso delle importazioni sulla bilancia commerciale nazionale.
Pompe di calore, industria e mobilità: la strategia dell’elettrificazione
Uno dei punti centrali dell’appello riguarda l’elettrificazione efficiente degli usi finali. Tra gli strumenti indicati rientrano le pompe di calore, l’elettrificazione dei processi industriali e quella della mobilità. Un ruolo altrettanto importante viene attribuito alla flessibilità della domanda e ai sistemi di accumulo, sia elettrici sia termici. La combinazione di queste tecnologie consentirebbe di trasferire quote sempre maggiori dei consumi energetici dai combustibili importati all’energia prodotta direttamente sul territorio, riducendo così l’esposizione italiana alle crisi geopolitiche e alle variazioni dei prezzi internazionali.
Deficit al 3,1% del PIL: servono strumenti che mobilitino investimenti privati
Le associazioni sottolineano anche i vincoli legati alla situazione dei conti pubblici. Con un deficit 2025 al 3,1% del PIL e l’Italia ancora coinvolta nella procedura per disavanzo eccessivo, la scelta degli strumenti economici utilizzati per favorire la transizione energetica diventa decisiva quanto quella degli obiettivi. La proposta è puntare su meccanismi caratterizzati da un elevato effetto leva e da un impatto contenuto sulla finanza pubblica. Tra le soluzioni indicate figurano aste competitive, meccanismi di mercato, garanzie e fondi rotativi, strumenti capaci di attivare capitali privati e sostenere gli investimenti senza affidarsi esclusivamente alla spesa pubblica diretta. L’obiettivo finale rimane la riduzione permanente della fattura energetica estera dell’Italia.
Campagna nazionale per risparmio energetico e rinnovabili prima dell’inverno
La prima richiesta avanzata al Governo riguarda l’immediato avvio, in vista della stagione invernale, di una campagna nazionale destinata a famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni. L’iniziativa dovrebbe concentrarsi sui comportamenti e sugli interventi di efficienza energetica e produzione rinnovabile a rapido ritorno economico, presentandoli non soltanto come strumenti ambientali ma anche come leve di competitività, sicurezza energetica e decarbonizzazione. L’obiettivo è intervenire sulla domanda prima dei mesi caratterizzati dal maggiore fabbisogno energetico, riducendo i consumi e la conseguente necessità di approvvigionamenti dall’estero.
Direttive EED ed EPBD, chiesto il recepimento immediato
Un secondo punto riguarda il recepimento delle direttive europee EED, UE 2023/1791, ed EPBD, UE 2024/1275. Secondo quanto evidenziato dalle associazioni, i rispettivi termini sono scaduti l’11 ottobre 2025 e il 29 maggio 2026. Viene quindi chiesto al Governo di procedere senza ulteriori rinvii, applicando in modo sostanziale il principio europeo dell’“efficienza energetica al primo posto”. Il ritardo nel recepimento, secondo le associazioni, lascia nell’incertezza le imprese chiamate ad affrontare le nuove diagnosi energetiche e rinvia anche una serie di impegni destinati alla pubblica amministrazione. Tra questi figurano la riduzione dei consumi dell’1,9% ogni anno e la riqualificazione annuale del 3% della superficie degli edifici pubblici.
Decreto FER-T, richiesta una dotazione superiore ai 60 milioni
Particolare attenzione viene riservata al decreto FER-T, destinato al sostegno del calore rinnovabile nei processi produttivi. Le associazioni ne chiedono l’emanazione in tempi brevi, ma ritengono insufficiente la dotazione economica prevista nella bozza recentemente circolata. I 60 milioni di euro indicati vengono considerati non adeguati rispetto alle esigenze del sistema produttivo. Vengono inoltre richiesti tempi certi per il provvedimento destinato agli interventi di maggiori dimensioni e per l’utilizzo della potenza elettrica rinnovabile finalizzata a soddisfare i carichi termici dei settori industriale e civile. Il riferimento è anche agli strumenti messi a disposizione dall’Unione europea, compreso il fondo da 1 miliardo di euro per l’elettrificazione del calore industriale previsto dalla IF26 Heat Auction dell’Innovation Fund, prossima al lancio.
Certificati bianchi, chiesta la partenza delle aste
Un altro capitolo riguarda i certificati bianchi, uno dei principali strumenti italiani per promuovere l’efficienza energetica soprattutto nel settore produttivo. Le associazioni chiedono di avviare le relative aste, procedendo con l’adozione del decreto previsto dall’articolo 17 del D.M. 21 luglio 2025. L’obiettivo è rendere possibile il sostegno agli interventi di riqualificazione dei processi industriali che il meccanismo ordinario non riesce attualmente a supportare in maniera adeguata. La misura viene considerata particolarmente importante in una fase caratterizzata da elevati costi energetici, nella quale la riduzione strutturale dei consumi può rappresentare un vantaggio competitivo significativo per le imprese.
Fondo nazionale per l’efficienza energetica da rafforzare
Al Governo viene chiesto anche di accelerare il rinnovo del Fondo nazionale per l’efficienza energetica. La richiesta riguarda sia il rafforzamento delle risorse disponibili sia una semplificazione delle procedure di accesso. I beneficiari indicati sono in particolare PMI, ESCo e pubbliche amministrazioni, soggetti chiamati a svolgere un ruolo centrale negli interventi di riqualificazione degli edifici, degli impianti e dei processi produttivi. Facilitare l’accesso ai finanziamenti potrebbe permettere di accelerare investimenti capaci di ridurre in modo permanente la domanda energetica.
Ecobonus e Conto Termico, chiesto un quadro pluriennale
Le associazioni guardano inoltre alla prossima legge di bilancio, chiedendo un quadro stabile e pluriennale per le detrazioni fiscali sugli interventi di efficienza energetica. La richiesta è di riportare le aliquote dell’ecobonus a livelli ritenuti efficaci e, contemporaneamente, rafforzare le risorse destinate al Conto Termico. Gli incentivi dovrebbero essere indirizzati prioritariamente verso gli interventi che garantiscono il migliore rapporto tra risparmio energetico ottenuto e costo sostenuto dallo Stato. Una programmazione pluriennale viene considerata indispensabile per consentire a famiglie, imprese e filiere produttive di programmare con maggiore certezza i propri investimenti, evitando continui cambiamenti del sistema incentivante.
Piano Sociale per il Clima e famiglie vulnerabili
L’ultima richiesta riguarda l’integrazione delle risorse che saranno disponibili con il recepimento della Direttiva EPBD con quelle previste dal Piano Sociale per il Clima. L’obiettivo indicato è costruire politiche strutturali e di lungo periodo e intervenire su alcune lacune che, secondo le associazioni, sono presenti nell’attuale impostazione del Piano. Tra queste viene segnalata la mancanza di risorse destinate a interventi di efficienza energetica ed elettrificazione per le famiglie vulnerabili residenti nell’edilizia privata e per le microimprese. Il principio proposto è sostituire progressivamente gli aiuti temporanei sulle bollette con investimenti capaci di abbassare permanentemente i consumi energetici e, di conseguenza, l’esposizione delle famiglie alle future oscillazioni dei prezzi.
Dall’emergenza energetica a una strategia strutturale
Il nodo posto dalle associazioni è dunque quello della natura stessa della risposta pubblica alla nuova crisi energetica. Di fronte a petrolio e gas nuovamente sotto pressione e a una stagione invernale caratterizzata dall’incognita degli approvvigionamenti, la proposta è evitare che l’intervento dello Stato si concentri esclusivamente su sussidi temporanei. La strategia indicata punta invece a utilizzare la crisi come acceleratore degli investimenti in efficienza, rinnovabili, accumuli ed elettrificazione, con l’obiettivo di ridurre progressivamente la dipendenza italiana da petrolio e gas importati. Un percorso che, nelle intenzioni delle associazioni, dovrebbe consentire contemporaneamente di aumentare la sicurezza energetica, ridurre la spesa per le importazioni, sostenere la competitività delle imprese e accelerare il processo di decarbonizzazione. Tutte le associazioni hanno infine confermato la propria disponibilità a collaborare con il Governo e con i Ministeri competenti per trasformare rapidamente le misure indicate in interventi concreti.


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