La crisi climatica, la crescita della popolazione e l’aumento della domanda legata anche al turismo stanno trasformando l’acqua in una delle risorse più strategiche del pianeta. La regione euro-mediterranea è oggi considerata uno degli hotspot climatici più in crisi al mondo, alle prese con siccità ricorrenti, riduzione della disponibilità idrica e una pressione crescente sulle infrastrutture. A tracciare il quadro della situazione è stato Marco Pastorello, Chief Transformation Officer di Acea, intervenuto a Onewater Euromediterranean Water Forum, l’evento in corso a Roma presso il centro congressi La Nuvola, in concomitanza e sinergia con il Festival dell’Acqua 2026. Nel corso dell’appuntamento il gruppo Acea, primo operatore idrico in Italia e secondo in Europa per numero di abitanti serviti, ha portato al centro del dibattito le grandi sfide del settore idrico nel periodo successivo al Pnrr, dalla sicurezza delle infrastrutture all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare la gestione delle reti.
Il Mediterraneo sotto pressione: siccità e turismo aumentano la domanda di acqua
“La regione euro-mediterranea è uno degli hotspot climatici più in crisi nel mondo, sia per le siccità ricorrenti, sia per la diminuzione della disponibilità di acqua, così anche per la pressione demografica e anche per quella turistica. Ma è anche uno dei luoghi in cui gli operatori industriali già stanno intervenendo per dare seguito alle richieste della resilienza climatica. Ad esempio, Acea nel Lazio ha già distrettualizzato in oltre 800 aree la città di Roma, diminuendone sensibilmente le perdite”. Con queste parole Marco Pastorello ha evidenziato come il settore idrico sia già impegnato in un processo di trasformazione profonda, con interventi mirati alla riduzione delle dispersioni e al miglioramento dell’efficienza delle reti. La distrettualizzazione delle reti idriche, realizzata da Acea nella Capitale, rappresenta uno degli strumenti più avanzati per monitorare i consumi, individuare le perdite e ottimizzare la distribuzione dell’acqua, un tema sempre più centrale in un contesto caratterizzato dalla scarsità della risorsa.
Dal Lazio al Nord Africa: la nuova sfida dei desalinizzatori alimentati da energia rinnovabile
La gestione sostenibile dell’acqua non riguarda soltanto l’Italia e l’Europa, ma coinvolge anche le aree più vulnerabili del bacino mediterraneo. Tra gli esempi citati da Pastorello c’è il settore della desalinizzazione, considerato una delle possibili risposte alla crescente scarsità idrica in alcune aree del mondo. “Allo stesso modo– continua Pastorello- se andiamo nel Nord Africa, nel Marocco, Acciona sta costruendo uno dei desalinizzatori più green al mondo, perché sarà alimentato da energia green eolica. Come fare ad accelerare però anche questi investimenti? Per farlo bisogna lavorare insieme alle istituzioni, insieme al pubblico, insieme ai governi e insieme alla finanza, che deve essere sia pubblica che privata, per poter accelerare l’implementazione dei progetti industriali”. Secondo il manager di Acea, la partita dell’acqua richiede quindi una collaborazione tra aziende, istituzioni, ricerca e mondo finanziario, perché la dimensione degli investimenti necessari supera la capacità di intervento dei singoli soggetti.
Il grande gap infrastrutturale dell’acqua: servono 6.500 miliardi di euro entro il 2040
Uno dei dati più rilevanti emersi durante il confronto riguarda il gigantesco fabbisogno economico necessario per adeguare le infrastrutture idriche mondiali. Pastorello ha ricordato il lavoro sviluppato da Acea insieme all’Università di Cambridge, attraverso il report “Bridging the 6.5 euro Tillion Water Infrastructure gap”, uno degli studi più completi realizzati sui bisogni infrastrutturali del comparto acqua. “Ad esempio l’anno scorso abbiamo sviluppato insieme alla Università di Cambridge il report ‘Bridging the 6.5 euro Tillion Water Infrastrutture gap’, uno degli studi più comprensivi al mondo sui bisogni infrastrutturali dell’acqua, stimando un gap al 2040 di 6.500 miliardi di euro, gap che se colmato potrebbe essere un volano per le economie e anche per creare occupazione. Quest’anno invece abbiamo intervistato oltre 400 esperti del settore e dell’ecosistema e abbiamo confermato che il gap è su tutta la catena del valore, dall’adduzione fino al riuso e che bisogna continuare a lavorare assieme con gli altri operatori dell’ecosistema per accelerare gli investimenti”.
Secondo le analisi presentate da Acea, il superamento del divario infrastrutturale globale dell’acqua entro il 2040 potrebbe generare 8.400 miliardi di euro di Pil aggiuntivo e sostenere oltre 206 milioni di posti di lavoro a tempo pieno, pari a circa 14 milioni di occupati ogni anno. Un impatto economico che dimostra come la gestione della risorsa idrica non sia soltanto una questione ambientale, ma anche una grande opportunità di sviluppo industriale.
Acea: innovazione, intelligenza artificiale e nuove strategie per il futuro dell’acqua
Durante il Festival dell’Acqua 2026 e l’evento Onewater Euromediterranean Water Forum, Acea ha portato al centro del confronto nazionale anche il tema dell’innovazione tecnologica applicata al settore. Tra le priorità individuate figurano la modernizzazione degli impianti, l’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale, l’automazione dei processi e lo sviluppo di nuovi strumenti finanziari capaci di sostenere la trasformazione delle infrastrutture. Pastorello ha sottolineato anche il ruolo svolto negli ultimi anni da Acea nei tavoli internazionali dedicati alla gestione della risorsa idrica. “In questi anni- ha spiegato Pastorello- Acea ha fatto da convenor all’interno del settore idrico del World Economic Foundation. È importante dunque– continua- avere occasioni come quella di oggi a Onewater per condividere il punto di vista e confrontarsi con i finanziatori, gli operatori, con la ricerca e anche con il pubblico. Cos’altro abbiamo fatto come azienda in questi anni? Abbiamo anche portato nuovi contenuti ai tavoli”.
La roadmap globale: accesso all’acqua, infrastrutture resilienti e riuso delle risorse
La trasformazione del settore idrico passa attraverso quattro grandi direttrici strategiche. La prima riguarda l’accesso equo alle risorse, con l’obiettivo di estendere i servizi idrici e igienici a oltre 3 miliardi di persone che ancora oggi ne sono prive. La seconda riguarda la resilienza delle infrastrutture, attraverso il rinnovamento degli impianti e la riduzione delle dispersioni. Attualmente, secondo le analisi illustrate da Acea, circa il 30% delle risorse idriche globali viene disperso lungo le reti. La terza direttrice è rappresentata dalla circolarità dell’acqua, con il contrasto all’inquinamento e il potenziamento del riutilizzo della risorsa, mentre la quarta riguarda l’adozione di innovazione tecnologica e finanza avanzata per rendere più rapida la realizzazione dei progetti. La sfida dell’acqua, dunque, si gioca su scala globale ma coinvolge direttamente anche il Mediterraneo, dove il cambiamento climatico sta aumentando la pressione su una risorsa essenziale per cittadini, imprese e territori.


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