Diesel sotto pressione: dagli Stati Uniti l’ipotesi dello stop alle esportazioni verso l’Europa

La crisi del petrolio si aggrava dopo il blocco delle forniture saudite e gli attacchi alle raffinerie russe

Il mercato globale dell’energia entra in una nuova fase di tensione con il rischio di una stretta sulle forniture di diesel destinato all’Europa. Negli Stati Uniti cresce infatti l’ipotesi di un possibile blocco delle esportazioni di carburante, una misura che potrebbe ridurre ulteriormente la disponibilità internazionale proprio mentre i prezzi del petrolio e dei prodotti raffinati stanno registrando forti aumenti. A lanciare il segnale è stato il leader della maggioranza al Senato americano John Thune, che ha dichiarato di essere “aperto a considerare” un provvedimento per limitare le spedizioni di diesel dagli Stati Uniti, oggi tra i principali fornitori mondiali. La discussione arriva in un momento delicato per il mercato americano, con il prezzo del diesel che ha raggiunto il record di 6,29 dollari al gallone, circa il 22% in più rispetto a un anno fa. La crescita dei costi energetici sta aumentando la pressione politica negli Stati Uniti a poche settimane dalle elezioni di metà mandato, mentre sullo scenario internazionale pesa l’effetto della crisi legata al conflitto con l’Iran.

Petrolio, il blocco dello Stretto di Hormuz mette sotto pressione le forniture globali

La nuova fase di emergenza energetica è legata soprattutto alla difficoltà delle raffinerie europee di reperire greggio sufficiente per produrre diesel, benzina e carburante per gli aerei. Dopo l’attacco di venerdì scorso contro un oleodotto saudita da parte di milizie irachene sostenute dall’Iran, Saudi Aramco ha dovuto modificare la propria strategia di esportazione. Il grande gruppo petrolifero utilizzava infatti quell’infrastruttura per aggirare il blocco dello Stretto di Hormuz, diventato di fatto impraticabile a causa delle tensioni con Teheran. Secondo la società di analisi energetica Kpler, la chiusura dello snodo potrebbe provocare una riduzione delle forniture globali pari a circa 3,6 milioni di barili al giorno, una quantità equivalente al 3,6% della domanda mondiale. La banca d’investimento Goldman Sachs ha avvertito che i danni alle infrastrutture potrebbero richiedere fino a otto settimane prima di essere completamente riparati, alimentando il rischio di una fase prolungata di scarsità.

Saudi Aramco cancella consegne all’Europa: il mercato cerca petrolio fisico

La situazione sta già producendo effetti concreti sui mercati europei. Secondo quanto riportato da fonti finanziarie, Saudi Aramco avrebbe cancellato le consegne di greggio destinate alle raffinerie europee per tutto il mese di settembre, con alcune fonti di mercato che ipotizzano l’assenza di nuovi carichi sauditi fino a novembre. Le raffinerie del Vecchio Continente sarebbero quindi costrette a rivolgersi al mercato spot, acquistando petrolio disponibile immediatamente a prezzi molto più elevati. Il risultato è stato un’impennata del prezzo del Brent spot, che ha superato quota 130 dollari al barile, con un aumento del 39% dall’inizio di settembre. Si tratta del livello più alto registrato dal picco della crisi iraniana dello scorso aprile. Il prezzo spot ha inoltre superato il valore del Brent futures, fermo intorno ai 108 dollari al barile, che rappresenta invece il costo atteso del petrolio tra circa due mesi ed è uno degli indicatori seguiti con attenzione anche dall’amministrazione statunitense. Richard Bronze, analista della società Energy Aspects, ha spiegato: “questo non è solo un mercato che sta valutando la possibilità di interruzioni o carenze. È una vera e propria corsa all’approvvigionamento fisico di petrolio”. 

Diesel, la pressione sulle forniture europee aumenta anche per la crisi russa

Alla difficoltà legata al petrolio saudita si aggiunge un secondo elemento di tensione: gli attacchi ucraini con droni contro le raffinerie russe. Secondo quanto riportato da Reuters, nel mese di settembre metà dei sei principali produttori russi di diesel avrebbe ridotto sensibilmente la produzione oppure sospeso alcune attività. Mosca, inoltre, ha recentemente prorogato il proprio divieto sulle esportazioni di diesel fino al 30 settembre, limitando ulteriormente la quantità disponibile sui mercati internazionali. Il presidente americano Donald Trump ha invitato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a interrompere gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe, attribuendo a queste operazioni parte delle difficoltà sul mercato globale del carburante. Trump, domenica, ha accusato Zelensky di causare una situazione di carenza “che sta danneggiando il mondo”.

Gli Stati Uniti valutano il blocco del diesel, ma l’amministrazione frena

Nonostante le dichiarazioni del leader del Senato, la possibilità di un vero e proprio divieto alle esportazioni di diesel americane resta al centro del dibattito politico. Il presidente Trump non ha espresso una posizione ufficiale sull’ipotesi, mentre il segretario all’Interno americano Doug Burgum ha manifestato dubbi sull’efficacia della misura. “Valuteremmo un divieto sulle esportazioni se pensassimo che possa effettivamente ridurre i prezzi, ma non è questo il caso”, ha dichiarato Burgum. Secondo diversi analisti, infatti, limitare le esportazioni potrebbe ridurre la disponibilità internazionale senza necessariamente garantire un calo dei prezzi per i consumatori.

Energia e inflazione, nel Regno Unito cresce l’allarme per le bollette

La crisi del petrolio rischia di avere conseguenze anche sul fronte delle bollette energetiche e dell’inflazione. Secondo una previsione di Bloomberg Economics, le bollette energetiche delle famiglie britanniche potrebbero aumentare del 25% a gennaio, quando l’autorità di regolazione Ofgem aggiornerà il tetto massimo dei prezzi. L’incremento potrebbe spingere l’inflazione britannica oltre il 4%, con possibili effetti sui prezzi nei supermercati e sulla politica monetaria della Bank of England, che potrebbe essere costretta a mantenere o aumentare i tassi di interesse. Il diesel è già tornato ai livelli di inizio aprile nel Regno Unito, con prezzi medi alla pompa vicini ai 192 pence al litro.

Scorte strategiche in calo: Stati Uniti e Cina cambiano strategia

La nuova pressione sul mercato petrolifero arriva mentre le riserve strategiche mondiali iniziano a ridursi dopo mesi di utilizzo per contenere gli aumenti dei prezzi. La riserva strategica petrolifera degli Stati Uniti è scesa ai livelli più bassi dal 1982, mentre anche la Cina ha ripreso ad acquistare petrolio sul mercato internazionale invece di utilizzare soltanto le proprie scorte. La decisione di Pechino è arrivata dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, che ha limitato l’accesso al greggio iraniano destinato alle raffinerie cinesi. Anche il prezzo del Murban, il greggio di riferimento per il mercato asiatico, ha raggiunto quasi quota 128 dollari al barile, il valore più alto da metà marzo, prima di scendere intorno ai 118 dollari.

Imprese sotto pressione: energia e transizione ecologica tra i principali rischi

L’aumento dei costi energetici sta generando preoccupazione anche tra le imprese. Un nuovo sondaggio ha evidenziato che oltre il 90% delle aziende considera il costo della transizione verso il net zero e il prezzo dell’energia tra i principali fattori di rischio per il futuro. Secondo il monitoraggio di Npower Business Solutions, il 78% delle imprese teme ulteriori aumenti delle bollette. Una quota pari a circa una società su dieci ha inoltre chiesto al governo britannico di rivedere l’obiettivo del 2030 per l’energia pulita, ipotizzando un rinvio fino al 2035. Nel frattempo il governo britannico affronta una nuova fase di difficoltà sul fronte del costo della vita. Il sindaco di Manchester Andy Burnham starebbe valutando anche l’impiego delle forze armate britanniche per contribuire alla protezione delle infrastrutture petrolifere saudite. La Bank of England annuncerà giovedì la propria decisione sui tassi di interesse, mentre l’inflazione ha già raggiunto il 2,9% ad agosto, il livello più alto dall’inizio della crisi iraniana a marzo. Il mercato dell’energia resta quindi in una fase di forte instabilità, con il rischio che la combinazione tra crisi geopolitiche, riduzione delle forniture e aumento del costo del diesel possa continuare a spingere verso l’alto prezzi e inflazione nei prossimi mesi.