Dormire tra le 6 e le 8 ore riduce il rischio di 83 malattie: lo studio che rivoluziona la concezione del riposo

Una nuova indagine rivela come il sonno profondo e la fase REM funzionino da potenti scudi contro patologie cardiache, diabete e depressione. Analizzati i gravi pericoli per l'organismo di chi dorme meno di 5 ore a notte

Il riposo notturno rappresenta uno dei pilastri fondamentali per il mantenimento di un buono stato di salute psicofisica, eppure una larga fetta della popolazione continua a trascurare l’importanza di dormire le giuste ore. Una recente ricerca condotta dagli studiosi della Capital Medical University in Cina, pubblicata su PLOS Medicine, ha analizzato nel dettaglio le abitudini notturne di oltre 95mila persone, scoprendo una correlazione tra le diverse fasi del sonno e la prevenzione di malattie gravi. Attraverso l’uso di algoritmi avanzati e dispositivi elettronici da polso, il team guidato da Shengzhi Sun ha dimostrato in modo inequivocabile che il segreto per una vita sana risiede in una precisa finestra di tempo che varia tra le 6 e le 8 ore per notte, svelando al contempo i gravissimi rischi a cui va incontro quotidianamente chi chiude gli occhi per meno di 5 ore.

I benefici incredibili del sonno profondo e della fase REM

I ricercatori hanno esaminato i dati estratti dai braccialetti di oltre 95mila partecipanti della biobanca del Regno Unito, i quali hanno indossato speciali accelerometri per 7 giorni e notti consecutivi. I soggetti coinvolti sono stati monitorati per un lasso di tempo mediano di 8,9 anni, permettendo agli esperti di incrociare i modelli di riposo con oltre 1000 possibili esiti clinici. I risultati evidenziano come una maggiore durata del sonno REM sia direttamente associata a un rischio inferiore di sviluppare ben 83 diverse patologie. Entrando nello specifico dei dati, chi sperimenta una fase REM più lunga (calcolata in circa 47,6 minuti di differenza) mostra un calo drastico nelle probabilità di incorrere in insufficienza cardiaca, demenza senile e malattia di Parkinson. Anche la fase di sonno profondo riveste un ruolo terapeutico cruciale per l’organismo, risultando strettamente legata a una drastica diminuzione del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e il disturbo depressivo maggiore.

I pericoli legati a un riposo frammentato e troppo breve

Il tempo complessivo che passiamo addormentati mostra una relazione non lineare con le probabilità di ammalarsi. Il nuovo studio ha identificato un vero e proprio rifugio salvavita compreso tra le 6 e le 8 ore, all’interno del quale si concentra il rischio minimo per la stragrande maggioranza delle condizioni mediche analizzate. Al contrario, gli individui che riescono a dormire per meno di 5 ore affrontano una vulnerabilità clinica estremamente preoccupante, caratterizzata da un aumento vertiginoso del rischio di contrarre 37 diverse malattie. Anche la regolarità del nostro riposo ha un peso enorme sull’equilibrio generale del corpo umano. Un sonno frammentato, segnato da orari imprevedibili da una notte all’altra o da ripetuti risvegli, è risultato fortemente collegato a tassi superiori di insorgenza di disturbi d’ansia e problematiche legate all’abuso di sostanze.

Il 1° passo per la prevenzione è impostare orari regolari

Comprendere l’impatto reale di queste dinamiche fisiologiche risulta estremamente urgente, specialmente alla luce delle moderne abitudini di vita che tendono a sacrificare le ore di sonno in tutto il mondo. Il 1° rapporto cinese sulla salute del sonno pubblicato di recente ha fatto emergere che, sebbene la media si attesti a 6,97 ore per notte, circa il 23% della popolazione dorme meno di 6 ore, con appena il 26% degli intervistati in grado di dichiarare un programma di sonno costante. Secondo gli autori della ricerca su PLOS Medicine, mantenere una durata del sonno stabile agisce come una vitale salvaguardia sanitaria per gli adulti e le persone di mezza età, un effetto protettivo che deriva con ogni probabilità da una distribuzione migliore delle fasi REM e profonde. Le evidenze scientifiche confermano dunque che regolare il nostro orologio biologico rappresenta la 1ª e più importante arma a nostra disposizione per ridurre la possibilità di ammalarci.