Il Congo ha avviato sabato la vaccinazione contro l’Ebola degli operatori sanitari e degli altri lavoratori impegnati nella risposta all’epidemia a Bunia, nella provincia di Ituri, una delle aree più colpite dal contagio. A essere utilizzato è Ervebo, un vaccino già impiegato contro la forma di Ebola causata dal ceppo Zaire, mentre l’attuale epidemia è provocata dal virus Bundibugyo, per il quale non esistono ancora un vaccino o un trattamento autorizzati. Le autorità sanitarie hanno scelto di dare priorità al personale in prima linea, particolarmente esposto al rischio di infezione.
La campagna interesserà inizialmente le zone di Bunia e Mongbwalu e, complessivamente, dovrebbe coinvolgere circa 20mila operatori sanitari e lavoratori in prima linea nelle province di Ituri e Nord Kivu nell’arco di sei-nove mesi. Secondo i dati governativi riportati sabato, dall’inizio dell’epidemia sono stati registrati 7.541 casi confermati e 3.639 decessi, mentre 1.823 persone sono guarite. La diffusione del virus è resa più difficile dall’insicurezza, dagli spostamenti della popolazione, dagli sfollamenti e dallo sciopero degli operatori sanitari.
L’impiego di Ervebo avviene nell’ambito di un programma di uso compassionevole. Le autorità ritengono possibile che il vaccino possa offrire una certa protezione contro il Bundibugyo, essendo i due virus correlati, ma la sua effettiva efficacia contro questa variante è ancora oggetto di studio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha autorizzato l’impiego in Congo di 70mila dosi di Ervebo: circa 50mila sono destinate agli operatori sanitari e al personale in prima linea, mentre le restanti 20mila saranno utilizzate in uno studio clinico per valutare la capacità del vaccino di proteggere dal virus Bundibugyo.
L’epidemia, secondo l’OMS, resta fuori controllo e potrebbe superare per gravità quella dell’Africa occidentale del 2014-2016, che provocò oltre 11mila morti soprattutto in Guinea, Liberia e Sierra Leone.


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