La siccità legata a El Niño torna a colpire duramente il Canale di Panama, una delle principali arterie del commercio marittimo mondiale. Le autorità panamensi prevedono infatti un nuovo taglio al numero di navi autorizzate a transitare quotidianamente attraverso il canale, con conseguenze potenzialmente rilevanti per le rotte commerciali internazionali. A partire da ottobre, secondo un piano sottoposto al Parlamento di Panama, potranno attraversare il canale in media 29,5 navi al giorno, contro le 36 autorizzate ad agosto: una riduzione di circa il 18%. Già questo mese il limite era stato abbassato da 36 a 32 transiti giornalieri a causa della persistente siccità.
Un nodo strategico per il commercio mondiale
Il Canale di Panama, lungo circa 82 km, collega il Mar dei Caraibi all’Oceano Pacifico e rappresenta un passaggio fondamentale per la navigazione internazionale. Attraverso questa infrastruttura passa circa il 5% del commercio marittimo globale e circa il 40% del traffico container statunitense. La sua importanza deriva soprattutto dalla capacità di accorciare tempi e costi di trasporto, in particolare per le merci movimentate tra Cina, Asia e Stati Uniti. Le nuove restrizioni rischiano quindi di ripercuotersi ben oltre i confini di Panama. La situazione logistica è resa ancora più complessa dalle tensioni geopolitiche e dalle difficoltà di navigazione nello Stretto di Hormuz, che hanno contribuito ad aumentare costi e pressioni sulle compagnie marittime.
Navi in coda e costi record
Le conseguenze delle limitazioni sono già evidenti. Ad agosto, i tempi di attesa per entrare nel canale hanno raggiunto 10 giorni, il livello più alto dal mese di maggio. In un episodio emblematico della crescente competizione per gli slot disponibili, una portacontainer avrebbe pagato circa 4 milioni di dollari per riuscire a saltare la coda. Le compagnie normalmente versano una tariffa fissa per prenotare il passaggio, ma un sistema di aste giornaliere consente agli armatori di fare offerte per ottenere un transito prioritario. Quando la domanda cresce, anche i prezzi delle offerte tendono ad aumentare.
L’acqua dolce è il vero punto critico
Alla base dell’emergenza c’è un problema meteorologico e idrologico. Il funzionamento delle chiuse del Canale di Panama dipende infatti dall’acqua dolce proveniente dai fiumi che alimentano il lago Gatún, il grande bacino artificiale utilizzato dal sistema. Le chiuse funzionano come enormi ascensori d’acqua: riempiendosi e svuotandosi, permettono alle navi di superare un dislivello di circa 26 metri rispetto al livello del mare. Quando il livello dei bacini scende troppo, però, le autorità devono limitare il pescaggio e il numero di navi per garantire la sicurezza e preservare le riserve idriche. Questo mese le precipitazioni sul bacino idrografico sono risultate inferiori alle attese, aggravando una situazione già compromessa dalla scarsità di piogge.
Il precedente del 2023
Non è la prima volta che la siccità mette a rischio il funzionamento del canale. Nel 2023, i livelli dei laghi che alimentano l’infrastruttura erano scesi così tanto da costringere le autorità a ridurre i transiti giornalieri da 38 a appena 22 navi. Le restrizioni provocarono un forte accumulo di navi e spinsero numerose aziende a cercare rotte alternative, con un aumento dei tempi e dei costi di trasporto.
El Niño alza il livello dell’allerta climatica
A preoccupare maggiormente è ora l’evoluzione del fenomeno di El Niño, che potrebbe raggiungere il suo picco entro la fine dell’anno. Il fenomeno atmosferico-oceanico è associato a importanti variazioni nei regimi dei venti, della pressione atmosferica e delle precipitazioni in diverse aree del pianeta. L’impatto è particolarmente forte in America Centrale e nel Nord del Sud America, dove 9 Paesi hanno registrato quest’anno il periodo giugno-agosto più caldo mai osservato.


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