Le emissioni globali di gas serra continuano a mantenersi su livelli record. Secondo gli ultimi dati diffusi da Climate TRACE, nel mese di luglio 2026 il pianeta ha prodotto complessivamente 4,9 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, con un aumento dello 0,1% rispetto allo stesso mese del 2025. Il dato assume particolare rilevanza se inserito nel quadro complessivo dell’anno: tra gennaio e luglio 2026 le emissioni mondiali hanno raggiunto quota 33,7 miliardi di tonnellate di CO₂e, un valore superiore dello 0,3% rispetto al totale registrato nello stesso periodo del 2025. Anche le emissioni di metano, uno dei gas responsabili dell’effetto serra con un forte impatto sul riscaldamento globale, hanno mostrato un incremento: nel solo mese di luglio sono state stimate in 30,8 milioni di tonnellate di CH₄, con una crescita dello 0,1% su base annua.
Cina ancora prima per emissioni, ma il calo degli Stati Uniti pesa sul bilancio globale
La Cina si conferma il Paese con il volume più elevato di emissioni nel mondo. Nel luglio 2026 il gigante asiatico ha prodotto circa 1,5 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, registrando però una diminuzione di 4,4 milioni di tonnellate, pari a un calo dello 0,3% rispetto a luglio 2025. Tra gli altri grandi emettitori mondiali emergono dinamiche differenti. Gli Stati Uniti hanno ridotto le proprie emissioni di 15,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con una diminuzione del 2,6% rispetto all’anno precedente. Al contrario, l’India ha registrato una crescita significativa: le emissioni sono aumentate di 12,1 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, pari al 3,4% in più rispetto a luglio 2025. La Russia ha segnato un incremento più contenuto, pari a 0,2 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, equivalente allo 0,1% in più, mentre l’Indonesia ha ridotto le emissioni di 0,3 milioni di tonnellate, con una variazione negativa dello 0,2%. Anche l’Unione Europea, considerata nel suo insieme, ha registrato una diminuzione: nel luglio 2026 il blocco europeo ha prodotto 0,7 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente in meno rispetto allo stesso mese del 2025, pari a un calo dello 0,2%.
Trasporti in crescita, cala la produzione energetica: la fotografia dei settori più emissivi
L’analisi di Climate TRACE evidenzia differenze importanti tra i vari comparti economici. Nel confronto con luglio 2025, le emissioni sono aumentate nei settori agricoltura, edifici, trasporti e rifiuti, mentre sono diminuite nelle attività legate ai combustibili fossili, alla manifattura e alla produzione di energia elettrica. Il settore che ha registrato la variazione più marcata è quello dei trasporti, con un aumento del 2,5% rispetto a luglio 2025. Nel dettaglio, l’agricoltura ha prodotto 517,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, mantenendosi stabile rispetto allo scorso anno. Il comparto degli edifici ha raggiunto 239,1 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con una crescita dello 0,8%.
Le emissioni derivanti dai gas fluorurati sono state pari a 145 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, senza variazioni significative. Le attività legate ai combustibili fossili hanno generato 691,9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con un calo dello 0,4%. La manifattura industriale ha prodotto 839,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, diminuendo dello 0,9% rispetto a luglio 2025. Il settore dell’estrazione mineraria è rimasto stabile con 16 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. La produzione di energia elettrica resta il comparto più pesante in termini assoluti tra quelli analizzati, con 1,44 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, anche se in calo dello 0,7%. I trasporti, invece, hanno raggiunto 851,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, aumentando del 2,5%. Infine, il settore dei rifiuti ha generato 178,6 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con una crescita dello 0,6%.
Shanghai, Tokyo e Houston ai vertici della classifica delle città più emissive
Anche le grandi aree urbane rappresentano un elemento centrale nella dinamica delle emissioni globali. Secondo Climate TRACE, le città con i maggiori livelli assoluti di emissioni nel luglio 2026 sono state: Shanghai, in Cina; Tokyo, in Giappone; Houston, negli Stati Uniti; New York, negli Stati Uniti; e Los Angeles, negli Stati Uniti. Il peso delle grandi metropoli deriva dalla combinazione di diversi fattori: densità abitativa, attività industriali, consumo energetico, trasporti e presenza di infrastrutture strategiche. Tra le aree urbane che hanno registrato i maggiori aumenti assoluti rispetto a luglio 2025 figurano Jinan e Pechino in Cina, Los Angeles negli Stati Uniti, Nagpur e Chennai in India. Al contrario, le riduzioni più consistenti in termini assoluti sono state rilevate a Detroit, negli Stati Uniti, Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, Anshan in Cina, Chicago e New York negli Stati Uniti. Considerando invece la variazione percentuale rispetto al livello precedente, gli incrementi più elevati sono stati osservati a Daiwan in Cina, Amran nello Yemen, Brass in Nigeria, San Pedro de Macorís nella Repubblica Dominicana e Coronel in Cile. Le diminuzioni percentuali più marcate hanno riguardato invece Lufeng in Cina, Yenakiieve in Ucraina, Zenica in Bosnia ed Erzegovina, Litang in Cina e Sault Ste. Marie in Canada.
Nuovi dati e aggiornamenti metodologici nella banca dati Climate TRACE
Con l’inserimento delle informazioni relative a luglio 2026, il database Climate TRACE è stato aggiornato alla versione V5.11.0, introducendo modifiche alla copertura degli asset e ai metodi di calcolo utilizzati in diversi settori. Gli aggiornamenti hanno comportato anche una revisione dei dati storici sulle emissioni, con l’obiettivo di integrare nuove informazioni disponibili e migliorare la precisione delle stime. Tra le principali modifiche figurano gli aggiornamenti relativi ai settori della produzione e trasporto di petrolio e gas, dell’alluminio e della carta e cellulosa, per i quali vengono ora riportate separatamente le emissioni Scope 1 e Scope 2. Per il settore degli edifici è stato introdotto un nuovo metodo di stima basato sui dati TEMPO di Microsoft, che sostituisce il precedente utilizzo del Global Human Settlement Layer per valutare il volume degli edifici residenziali e non residenziali. Anche il settore del trasporto stradale è stato aggiornato attraverso nuove stime sulle emissioni di PM2.5 e sulla composizione del parco veicolare. Per quanto riguarda la deforestazione, gli aggiornamenti hanno utilizzato nuovi dati annuali 2025 sulle aree disturbate attraverso il dataset CTrees Integrated Deforestation, Degradation, and Regeneration (CIDDR) e le informazioni sul cambiamento delle foreste del progetto Global Forest Change dell’Università del Maryland.
Più di 700 nuove fonti monitorate per migliorare il controllo delle emissioni
L’ultima versione della banca dati ha ampliato anche il numero di fonti monitorate. Sono stati aggiunti 221 nuovi asset nel settore della produzione e del trasporto di petrolio e gas, 13 nuove fonti nell’aviazione domestica, 6 nell’aviazione internazionale e 551 impianti nel trattamento e scarico delle acque reflue industriali. Il settore della carta e cellulosa ha invece subito una revisione del perimetro degli asset considerati. Climate TRACE sottolinea inoltre che le revisioni dei dati esistenti rappresentano un processo normale: con l’arrivo di nuove informazioni, metodologie aggiornate e fonti più precise, le stime delle emissioni possono essere modificate anche per gli anni precedenti. Il quadro complessivo restituito dai dati di luglio 2026 mostra quindi una situazione ancora caratterizzata da una sostanziale stabilità verso l’alto delle emissioni globali, con alcuni segnali di riduzione in determinati Paesi e settori, ma con la crescita dei trasporti e di alcune economie emergenti che continua a incidere sull’andamento mondiale dei gas serra.







Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?