Il vulcano Anak Krakatau è tornato a farsi sentire. Il 4 settembre, la piccola isola vulcanica dell’arcipelago indonesiano, nello stretto della Sonda tra Sumatra e Giava, ha iniziato a emettere cenere e lava. Un’attività che non è rimasta confinata alle immediate vicinanze del vulcano: la nube eruttiva ha infatti raggiunto quote elevate e si è spinta nell’atmosfera, diventando ben visibile anche dallo Spazio. A documentare l’evento è stato il satellite Copernicus Sentinel-3 dell’Agenzia Spaziale Europea, che il 5 settembre ha osservato l’Anak Krakatau dall’orbita terrestre. Nell’immagine in alto, la spettacolare sagoma dell’isola è accompagnata da una lunga scia di materiale eruttivo che si disperde sull’area circostante.
Due nubi, due componenti dell’eruzione
A prima vista la nube appare come un’unica grande massa, ma l’immagine satellitare permette di distinguere componenti differenti. La parte bianca, che raggiunge le quote maggiori, è costituita soprattutto da gas vulcanici. Durante un’eruzione questi sono composti principalmente da vapore acqueo, anidride carbonica e anidride solforosa. Le formazioni brunastre, invece, sono associate alla cenere e ai detriti prodotti dall’attività del vulcano. Rispetto ai gas, questo materiale tende a rimanere a quote inferiori e viene trasportato dai venti, formando una nube che può estendersi per molti km. La distinzione non è soltanto spettacolare dal punto di vista visivo: osservare dallo Spazio la distribuzione dei diversi materiali emessi da un vulcano è importante per seguire l’evoluzione dell’eruzione e comprenderne la possibile influenza sull’atmosfera e sulle attività umane.
Un occhio multispettrale sulla Terra
A catturare la scena è stato l’Ocean and Land Colour Instrument (OLCI), lo spettrometro per immagini installato a bordo di Sentinel-3. Lo strumento osserva la superficie terrestre attraverso 21 diverse bande dello spettro elettromagnetico, raccogliendo informazioni che non si limitano alla semplice fotografia nel visibile. Con una risoluzione spaziale di circa 300 metri, OLCI viene utilizzato per studiare il colore degli oceani e la vegetazione, monitorare gli ecosistemi marini, fornire informazioni utili all’agricoltura e alla gestione delle colture e contribuire alla stima di aerosol e nubi presenti nell’atmosfera. È proprio questa capacità di osservare la Terra in differenti lunghezze d’onda a rendere i satelliti particolarmente preziosi nel monitoraggio delle eruzioni vulcaniche. Dallo Spazio è infatti possibile seguire la propagazione delle nubi eruttive anche in aree difficili da raggiungere da terra.
Conseguenze anche sul traffico aereo
L’eruzione dell’Anak Krakatau ha avuto ripercussioni concrete anche sulla mobilità. La presenza di cenere vulcanica nell’atmosfera ha provocato disagi e cancellazioni di voli nel fine settimana all’aeroporto internazionale Soekarno-Hatta di Giacarta. Lo scalo è stato successivamente riaperto. La cenere vulcanica rappresenta infatti un rischio significativo per l’aviazione: le particelle possono essere trasportate dai venti a grande distanza e, se incontrate da un aereo, possono compromettere il funzionamento dei motori e danneggiare alcune componenti del velivolo. Per questo motivo il monitoraggio satellitare delle nubi vulcaniche costituisce uno strumento importante anche per la sicurezza del traffico aereo.
La flotta Sentinel-3 si prepara a crescere
L’osservazione dell’Anak Krakatau è arrivata da una missione destinata a diventare ancora più capillare. Attualmente Copernicus Sentinel-3 è composta da 2 satelliti, ma la costellazione è destinata ad ampliarsi. Il 3° satellite Sentinel-3 verrà lanciato a bordo di un Vega-C dallo spazioporto europeo nella Guyana francese il 15 settembre, alle 03:21 CEST (22:21 ora locale del 14 settembre).
