Il Monte Anak Krakatau, vulcano che sorge nello Stretto della Sonda, tra le isole indonesiane di Giava e Sumatra, è tornato protagonista nelle scorse ore con una nuova fase eruttiva. Secondo quanto riferito dall’Agenzia geologica indonesiana, l’attività è proseguita per diverse ore, accompagnata dall’emissione di materiale incandescente, cenere vulcanica e boati percepibili anche a distanza. Alle 04:40 del mattino del 5 settembre, ora dell’Indonesia occidentale, l’eruzione risultava ancora in corso.
Dal posto di osservazione di Krakatau Pasauran continuano a essere uditi rumori di boato provenienti dal vulcano. L’altezza della colonna eruttiva non è stata determinata, ma il bagliore rosso intenso del pennacchio è risultato chiaramente visibile. L’attuale fase di attività non è improvvisa. Il vulcano è infatti interessato da un periodo eruttivo che prosegue dal 2 luglio, quando il livello di allerta è stato innalzato a III, su una scala di quattro livelli.
Una notte scandita da diverse eruzioni
I segnali dell’attività erano già stati registrati nella mattinata di venerdì 4 settembre ora locale. Secondo i dati riportati da MAGMA Indonesia, alle 04:11 i sismografi hanno rilevato un evento eruttivo con un’ampiezza massima di 33 millimetri e una durata di 14 secondi. Nuove eruzioni sono state registrate alle 04:19, 04:28 e 05:46, con ampiezze progressivamente maggiori e durate leggermente più lunghe. Dopo una pausa, l’attività è ripresa in serata: la prima nuova eruzione è stata rilevata alle 22:03 e, secondo i dati disponibili, sono stati registrati complessivamente 6 eventi fino alle 00:01 di sabato.
L’Agenzia geologica descrive il fenomeno come simile a una fontana di lava, capace di alimentare anche colate laviche. Le eruzioni continue che si protraggono per diverse ore, rientrano comunque tra i fenomeni che possono verificarsi durante l’attività di Anak Krakatau. Boati e vibrazioni sono stati inoltre segnalati dalla popolazione in diverse zone di Giava Occidentale, Banten e Lampung. La coincidenza temporale con l’attività del vulcano fa ritenere che i fenomeni siano collegati all’eruzione.
Perché Anak Krakatau è vulcano particolare
Anak Krakatau significa letteralmente “figlio di Krakatau“. Il nome non è casuale: il vulcano è infatti nato dalle conseguenze della gigantesca eruzione del Krakatau del 1883, una delle più violente eruzioni vulcaniche della storia moderna. L’antico Krakatau occupava un’isola nello Stretto della Sonda: la catastrofica eruzione del 1883 distrusse gran parte dell’edificio vulcanico e provocò enormi esplosioni, ceneri e onde di tsunami che colpirono le coste di Giava e Sumatra. Dopo l’evento, l’area rimase vulcanicamente attiva e, decenni più tardi, iniziò a emergere un nuovo cono.
Fu proprio questo nuovo vulcano a essere chiamato Anak Krakatau, cioè “figlio del Krakatau”. La sua crescita è il risultato di un processo ancora in corso: eruzione dopo eruzione, lava e altri materiali costruiscono progressivamente l’edificio vulcanico. Anak Krakatau è dunque un esempio particolarmente evidente di come un vulcano possa costruire nuova terra. Le eruzioni emettono magma, che una volta raffreddato diventa roccia e contribuisce all’accrescimento del cono.
La sua posizione nello Stretto della Sonda rende però l’attività vulcanica particolarmente delicata da monitorare. In un’area insulare e densamente popolata come quella indonesiana, infatti, le autorità devono tenere sotto controllo non soltanto le eruzioni, ma anche eventuali fenomeni secondari, come frane, cadute di materiale e, soprattutto, tsunami. Un episodio particolarmente importante si verificò il 22 dicembre 2018, quando una parte del fianco di Anak Krakatau collassò in mare. Il movimento provocò uno tsunami che raggiunse le coste di Giava e Sumatra causando numerose vittime. Proprio per questo precedente, l’attuale situazione viene monitorata con attenzione. L’Agenzia geologica ha tuttavia precisato che la crescita del corpo di Anak Krakatau successiva all’evento del 2018 è stata ancora relativamente limitata. Sulla base delle condizioni attuali, non viene quindi rilevato un potenziale collasso dell’edificio vulcanico su una scala tale da poter generare uno tsunami.







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