Un fenomeno raro e particolarmente suggestivo è stato documentato sull’Etna, dove a distanza di quasi tutta la stagione estiva è ancora presente un nevaio a quota 1.850 metri sul livello del mare. Le immagini scattate in data odierna, 19 settembre 2026, mostrano un accumulo di neve nei pressi di Monte Frumento delle Concazze, sul versante nord-est del vulcano siciliano. La presenza di neve residua sull’Etna a fine estate rappresenta un evento di particolare interesse dal punto di vista meteorologico, climatico e glaciologico, soprattutto considerando che i mesi estivi sono stati caratterizzati da valori termici superiori alla media. Le fotografie che documentano il fenomeno sono state realizzate da Marcello Catalano.
La neve dell’inverno è riuscita a resistere per tutta l’estate sull’Etna
Secondo quanto evidenziato nella documentazione, la sopravvivenza del manto nevoso in quota è stata favorita dalle condizioni accumulate durante la stagione invernale. Le abbondanti precipitazioni nevose dello scorso inverno hanno infatti creato riserve di neve sufficientemente consistenti da riuscire a superare anche i mesi più caldi dell’anno. A contribuire alla conservazione del nevaio è stato inoltre un elemento tipico dell’ambiente vulcanico etneo: lo strato di cenere vulcanica depositatosi sopra il manto nevoso. Questo materiale, pur essendo di origine eruttiva, può svolgere una funzione isolante, riducendo l’esposizione diretta della neve alla radiazione solare e limitando quindi il processo di fusione.
La cenere dell’Etna come “coperta termica” naturale per la neve
La presenza di uno strato di cenere vulcanica sulla superficie nevosa ha agito come una sorta di barriera protettiva naturale. La cenere, infatti, può modificare gli scambi di calore tra la neve e l’ambiente esterno, rallentando il riscaldamento del manto sottostante. Proprio questa particolare combinazione tra nevicate invernali abbondanti, quota elevata e copertura vulcanica sembra aver permesso all’accumulo nevoso di mantenersi fino alla seconda metà di settembre. Un fenomeno che testimonia ancora una volta la complessità dell’ambiente dell’Etna, dove i processi vulcanici e quelli climatici si intrecciano continuamente creando condizioni uniche nel panorama mediterraneo.
Un’estate calda non è bastata a sciogliere completamente il nevaio
La scoperta assume ulteriore rilevanza considerando il contesto climatico dell’estate 2026, caratterizzata da temperature frequentemente elevate e da condizioni generalmente favorevoli alla rapida fusione della neve residua. Nonostante il caldo estivo, però, il piccolo nevaio dell’Etna è riuscito a resistere grazie alla particolare protezione naturale garantita dalla cenere vulcanica e alla quantità di neve accumulata nei mesi precedenti. La quota di 1.850 metri, pur non essendo quella delle aree sommitali del vulcano, si è rivelata sufficiente per conservare questo residuo nevoso fino all’autunno meteorologico.
L’Etna continua a sorprendere con i suoi fenomeni naturali
Il ritrovamento di un nevaio a settembre sull’Etna rappresenta un’interessante testimonianza della capacità del vulcano di conservare al proprio interno ambienti e condizioni estremamente variabili. Dalle colate laviche alle nevicate invernali, dai depositi di cenere alle dinamiche atmosferiche, il vulcano siciliano continua a offrire scenari di grande interesse scientifico e naturalistico. Le immagini del Monte Frumento delle Concazze raccontano quindi la storia di una neve che, grazie a una particolare combinazione di fattori naturali, è riuscita a superare un’intera estate e a rimanere visibile anche nel mese di settembre.


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