In tutto l’Universo, i buchi neri sparano potenti getti di materia nello Spazio profondo. Per una pura coincidenza cosmica, alcuni di questi immensi flussi di energia finiscono per essere allineati esattamente con il nostro pianeta. Un team internazionale di astronomi ha annunciato una scoperta senza precedenti: per la 1ª volta è stato individuato un getto proveniente da un buco nero situato all’interno della nostra galassia e puntato direttamente verso la Terra. Si tratta di un evento che gli scienziati cercavano di osservare da decenni, confermando l’esistenza di sistemi estremi nascosti tra le stelle della Via Lattea. Non c’è alcun motivo di farsi prendere dal panico, poiché questo affascinante mostro cosmico si trova a una distanza di sicurezza siderale. Tuttavia, la sua osservazione ci offre un’opportunità unica per studiare uno dei fenomeni più violenti ed enigmatici dell’intero cosmo.
Il mistero di IRAS 18293-0941 e la compagna stellare
Gli astronomi sanno bene che i buchi neri supermassicci al centro delle galassie possono alimentare getti immensi, chiamati blazar quando sono rivolti verso di noi. Da tempo sospettavano che esistessero anche versioni in miniatura all’interno della nostra galassia, alimentate da compagne stellari, ma nessuno era mai riuscito a trovarne uno. Ora, un gruppo di ricercatori provenienti da Spagna, Paesi Bassi e Argentina ha individuato il 1° microblazar, distante 12mila anni luce da noi. Chiamato IRAS 18293-0941, questo sistema è composto da un buco nero e da una stella che gli orbita attorno ogni 11,38 giorni. Il buco nero risucchia costantemente materiale dalla sua compagna per poi espellerlo in 2 getti opposti che viaggiano a tre quarti della velocità della luce. L’autore principale dello studio, Josep Martí dell’Università di Jaén, ha spiegato che il sistema era nascosto in bella vista, coperto da così tanta polvere da risultare invisibile nelle normali immagini ottiche, tanto da essere stato catalogato decenni fa e poi quasi dimenticato. La ricerca è stata accettata per la pubblicazione dalla rivista Astronomy & Astrophysics.
Un getto invisibile e nubi molecolari incandescenti
La scoperta è avvenuta dopo aver notato il leggero sfarfallio di una stella. Utilizzando i radiotelescopi, gli scienziati hanno individuato un getto puntato esattamente verso la Terra. Ulteriori indagini hanno rivelato l’esistenza del 2° getto, orientato nella direzione opposta, visibile grazie all’impatto violento contro una nube di gas e polvere. Questo flusso ha letteralmente scavato una bolla nella nube molecolare, riscaldando il materiale sulla parete più lontana e facendolo brillare intensamente. La conferma definitiva che il getto provenisse proprio da quel sistema stellare, e non da una galassia remota, è arrivata combinando le osservazioni radio con quelle ottiche. Il coautore Benito Marcote del Joint Institute for VLBI ERIC nei Paesi Bassi ha sottolineato che la risoluzione ottenuta dalla rete europea VLBI, unita alla posizione della stella calcolata dal satellite Gaia, ha reso il risultato inequivocabile.
Acceleratori di particelle nello Spazio
L’impatto del getto contro la nube molecolare è così devastante da generare raggi gamma ad altissima energia. Pedro Luque-Escamilla, anch’egli dell’Università di Jaén, ha evidenziato l’eleganza del meccanismo, dove il motore che accelera e il bersaglio sono 2 oggetti distinti separati da decine di parsec. Il getto funge da acceleratore, mentre la nube si illumina. Gli scienziati ritengono che quest’area di collisione possa accelerare le particelle fino a energie estreme, raggiungendo i petaelettronvolt. Raggiungere un simile livello di energia, pari a 1 quadrilione di elettronvolt, rende di fatto i microblazar tra i più potenti acceleratori di particelle dell’intera galassia. Aver confermato l’esistenza di questi oggetti dopo 30 anni di teorie apre nuove prospettive per comprendere l’evoluzione delle galassie. Il prossimo obiettivo dei ricercatori sarà osservare in dettaglio l’evoluzione del getto nel tempo e studiare più a fondo l’interazione con la nube molecolare, sperando di scovare presto altri microblazar nascosti nell’oscurità del cosmo.


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