La Germania torna sotto pressione per una nuova ondata di tentativi di sabotaggio contro le infrastrutture energetiche. La polizia tedesca ha avviato un’indagine dopo il ritrovamento di dodici ordigni esplosivi artigianali nelle vicinanze di alcune linee ad alta tensione nella parte orientale del Paese. I dispositivi sono stati individuati nei pressi degli impianti elettrici di Bärwalde, vicino a Bautzen, e di Graustein, nell’area di Görlitz, in seguito alla segnalazione di un cittadino. Secondo quanto riferito dalle autorità giudiziarie regionali, gli ordigni sarebbero stati predisposti con l’obiettivo di provocare cortocircuiti e danneggiamenti alle linee elettriche ad alta tensione, alimentando i timori per la sicurezza delle infrastrutture strategiche tedesche.
Dodici ordigni vicino alle linee ad alta tensione: intervento degli artificieri
L’intervento delle forze di sicurezza ha permesso di evitare conseguenze più gravi. Gli artificieri della polizia tedesca hanno infatti provveduto a neutralizzare gli esplosivi individuati nei pressi degli impianti elettrici. Durante le operazioni, le linee interessate sono state temporaneamente messe fuori tensione per consentire agli specialisti di lavorare in condizioni di sicurezza. Le autorità hanno precisato che non si sono verificati danni agli impianti né interruzioni nella fornitura di energia elettrica. Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire la matrice dell’episodio e hanno dichiarato di voler verificare “un possibile collegamento con le indagini in corso nel Brandeburgo (est) e nella Renania Settentrionale-Vestfalia (ovest) riguardanti sabotaggi analoghi ai danni di impianti elettrici”. L’ipotesi al vaglio è dunque quella di una possibile serie coordinata di azioni contro la rete energetica tedesca, con episodi verificatisi in diverse aree del Paese.
Sabotaggi alle infrastrutture energetiche: indagini su un attivista climatico estremista
Da martedì, infatti, diverse regioni della Germania occidentale e orientale sono state interessate da atti o tentativi di sabotaggio contro infrastrutture elettriche. Al centro delle indagini c’è un uomo di 48 anni, indicato dalle autorità tedesche come un attivista climatico “estremista”, sospettato di essere coinvolto negli episodi. L’uomo avrebbe inviato ai media due lettere di rivendicazione. La sua abitazione è stata sottoposta a perquisizione e, secondo quanto dichiarato dalle autorità regionali della Renania Settentrionale-Vestfalia, gli investigatori avrebbero trovato “sostanze sospette o oggetti sospettati di essere esplosivi”. Gli inquirenti stanno verificando il possibile coinvolgimento dell’uomo nei diversi tentativi di danneggiamento della rete elettrica, mentre cresce l’attenzione delle autorità sulla vulnerabilità delle infrastrutture energetiche tedesche, considerate obiettivi sensibili in un contesto europeo segnato da tensioni geopolitiche e aumento delle minacce ibride.
Il precedente di Berlino: oltre 100mila persone senza elettricità dopo l’attacco del Vulkangruppe
La Germania ha già dovuto affrontare negli ultimi mesi diversi episodi contro impianti energetici. Alcuni degli attacchi sono stati rivendicati da gruppi dell’estrema sinistra militante, alimentando il dibattito sulla sicurezza delle reti strategiche. Il caso più grave risale al 3 gennaio, quando un incendio doloso contro un impianto elettrico di Berlino, rivendicato dal gruppo “Vulkangruppe” (“Gruppo Vulcano”), ha provocato un blackout che ha lasciato senza energia oltre 100.000 persone nella capitale tedesca. Da allora le indagini sono proseguite tra difficoltà operative e la necessità di individuare eventuali responsabili e collegamenti con altre azioni contro infrastrutture critiche.
L’ambasciatore russo respinge le accuse sul caso dell’aeroporto di Lipsia/Halle
Parallelamente alle indagini sui sabotaggi energetici, resta aperto anche il fronte delle accuse di possibili interferenze straniere. L’ambasciatore russo in Germania Sergei Nechayev è tornato a respingere le accuse secondo cui Mosca sarebbe coinvolta nel fallito attentato dinamitardo dello scorso mese all’aeroporto di Lipsia/Halle. L’episodio aveva avuto conseguenze anche nei rapporti culturali tra i due Paesi, portando alla chiusura reciproca delle istituzioni culturali tedesche e russe. Durante un’intervista al podcast di Ben Berndt “Unscripted”, Nechayev ha dichiarato: “non è stata prodotta alcuna prova a sostegno dell’accusa”. L’ambasciatore russo ha poi aggiunto: “se avessimo davvero voluto causare problemi a Lipsia le cose sarebbero andate in modo molto diverso”, sottolineando successivamente: “ma non abbiamo assolutamente alcuna intenzione di provocare la popolazione o il governo tedesco”. Le dichiarazioni arrivano mentre la Germania continua a fare i conti con una fase di crescente attenzione verso la protezione delle proprie reti energetiche, infrastrutture strategiche e sistemi critici, al centro di una complessa partita tra sicurezza interna, estremismi e tensioni internazionali.


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