Nell’agosto 2026, un iceberg grande quanto Manhattan si è staccato dalla piattaforma glaciale Petermann, nella Groenlandia settentrionale. Si è trattato del più grande evento di distacco (calving) del ghiacciaio dal 2020. Molto prima della frattura, gli scienziati del CIRES stavano sviluppando un nuovo metodo per studiare il primo estuario noto su una piattaforma glaciale, situato appunto sulla piattaforma Petermann. L’estuario – dove l’acqua salata dell’oceano si mescola con l’acqua dolce proveniente da un fiume di fusione superficiale – era stato scoperto nel 2021. Una nuova ricerca condotta dal CIRES, pubblicata sulla rivista The Cryosphere, spiega come e quando si sia formato l’estuario: un aspetto che finora non era mai stato analizzato.
“Per la prima volta, siamo riusciti a misurare la velocità con cui il fiume ha inciso la piattaforma glaciale per formare l’estuario; ciò ha rivelato un comportamento dell’estuario più complesso di quanto ipotizzato in precedenza”, ha affermato Michela Savignano, dottoranda in geografia presso la CU Boulder e ricercatrice del CIRES, nonché autrice principale dello studio. “Abbiamo ottenuto questo risultato utilizzando un nuovo metodo, basato su immagini satellitari, per calcolare l’altitudine del letto del fiume rispetto al livello del mare durante la stagione di fusione”.
I cicli dell’estuario potrebbero indebolire la piattaforma
La ricerca potrebbe contribuire a spiegare l’evento di distacco avvenuto ad agosto. “Riteniamo che il processo di formazione e riformazione dell’estuario, protrattosi per diverse stagioni di fusione, abbia indebolito la piattaforma glaciale a causa dei cicli di carico e scarico dell’acqua oceanica, contribuendo potenzialmente all’evento di distacco verificatosi nell’agosto di quest’anno”, ha dichiarato Alison Banwell, ricercatrice presso l’Earth Science and Observation Center del CIRES e coautrice dello studio.
La ricerca si basa su uno studio del 2021 condotto da Alexandra Boghosian – tra le coautrici del nuovo studio – che aveva confermato l’esistenza del primo estuario su una piattaforma glaciale grazie a immagini satellitari ad alta risoluzione. Tali immagini mostravano blocchi di ghiaccio marino lungo il corso del fiume fino a raggiungere la piattaforma glaciale Petermann. Comprendere l’estuario richiede di comprendere i fiumi supraglaciali: corsi d’acqua che scorrono sulla superficie delle piattaforme glaciali e si riversano nell’oceano.
Quando i fiumi scavano al di sotto del livello del mare
Durante i mesi estivi, quando le temperature dell’aria superano lo zero, i ghiacciai e la neve superficiale si sciolgono e l’acqua si raccoglie in pozze sulle piattaforme glaciali. Ciò può creare instabilità e rendere le piattaforme più suscettibili al collasso, come accaduto con la disintegrazione della piattaforma Larsen B nel 2002. Tuttavia, i fiumi che si originano da questi accumuli d’acqua possono ridurre la pressione e il peso trasportando l’acqua dalla piattaforma glaciale verso l’oceano. “Sappiamo da un paio di decenni che i laghi possono essere dannosi per la salute complessiva di una piattaforma glaciale, mentre i fiumi possono rivelarsi benefici”, ha affermato Banwell. “La nostra nuova ricerca suggerisce che anche gli estuari possano essere dannosi”.
Il fiume supraglaciale sul ghiacciaio Petermann ha avuto origine come qualsiasi altro corso d’acqua, ma nel tempo ha scavato in profondità nel ghiaccio, arrivando infine a scendere sotto il livello del mare in corrispondenza della sua foce. Gli autori hanno misurato il tasso di incisione del fiume, dalla superficie fino al fondo del canale. L’estuario si è formato proprio perché il fiume ha scavato al di sotto del livello del mare, consentendo all’acqua oceanica (più calda e salata) di mescolarsi con quella fluviale e di risalire il corso del fiume.
“Utilizziamo i dati satellitari non solo per individuare la posizione e la profondità dell’acqua, ma anche per osservare le variazioni di quota nel tempo e la velocità con cui il fiume scava nella superficie del ghiaccio“, ha spiegato Savignano. I ricercatori hanno esaminato le immagini satellitari dell’estuario relative al periodo 2013-2018, concludendo che esso si formava, scompariva e si riformava ripetutamente nel corso delle estati successive. Si è formato inizialmente nel 2014, per poi scomparire quando tutta l’acqua superficiale della piattaforma glaciale è defluita o si è congelata; si è riformato nuovamente verso la fine della stagione di fusione del 2016. Questo schema ciclico è proseguito fino al 2018, anno in cui una frattura nel ghiaccio, perpendicolare alla direzione del flusso glaciale, ha interrotto il corso del fiume a monte dell’estuario.
Nuovi rischi per le piattaforme glaciali più sottili
L‘instabilità causata dagli estuari potrebbe portare a un maggior numero di eventi di distacco di iceberg (calving), una sfida crescente nelle regioni polari man mano che il pianeta si riscalda. Ciò riguarda anche l’Antartide, dove circa il 75% del continente è circondato da piattaforme glaciali. “Riteniamo che gli estuari possano diventare più comuni su altre piattaforme glaciali man mano che queste si sciolgono e si assottigliano, fenomeni destinati ad accelerare in futuro“, ha affermato Banwell. “Sarà più facile per un corso d’acqua superficiale incidere il ghiaccio fino a raggiungere il livello del mare”.
La ricerca aiuterà gli scienziati a monitorare e prevedere quando e dove potrebbero formarsi estuari in futuro. “In Groenlandia rimangono solo cinque piattaforme glaciali, inclusa quella di Petermann, e la presenza di estuari potrebbe renderle più vulnerabili alla disgregazione“, ha detto Savignano. “In Antartide, la formazione di estuari potrebbe iniziare entro i prossimi 30 anni, indebolendo piattaforme glaciali che attualmente svolgono un ruolo fondamentale nel mitigare il futuro innalzamento del livello del mare. La nostra ricerca ci aiuterà a capire dove e quando è più probabile che ciò accada”.


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