I giganti invisibili dell’Antartide: come le montagne scomparse hanno risvegliato la vita sulla Terra

Come le vette scomparse sotto le distese ghiacciate dell'Antartide potrebbero aver svolto un ruolo fondamentale nell'evoluzione della vita complessa sul nostro pianeta

Sotto le vaste distese ghiacciate dell’Antartide giacciono i resti di antiche montagne ormai erose da tempo. Sebbene non si ergano più, possono ancora svelare alcuni segreti perduti. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Earth and Planetary Science Letters, suggerisce che queste vette scomparse potrebbero aver svolto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della vita complessa sul nostro pianeta. Prima di questo studio, le dimensioni, la portata e l’origine reali di queste catene montuose antartiche nascoste erano in gran parte sconosciute. Per trovare risposte, Bei Chen del GFZ German Research Center for Geosciences e Ian H. Campbell dell’Australian National University hanno analizzato minuscoli granelli di minerali, erosi da queste antiche vette e trasportati nei sedimenti oceanici attorno al continente. Ma cosa potevano rivelare frammenti così minuscoli sui giganti perduti dell’Antartide?

Piccoli indizi su montagne gigantesche

I ricercatori hanno iniziato datando 1.712 granelli di zircone estratti dai sedimenti marini. Questo minerale naturale è prezioso perché l’uranio in esso contenuto decade a un ritmo costante, rivelando quando lo zircone è cristallizzato. Lo studio della sua composizione chimica interna può inoltre fornire agli scienziati indizi sulle condizioni in cui si è formato. È emerso che la maggior parte dei granelli di zircone risaliva a un periodo compreso tra 650 e 450 milioni di anni fa, durante la formazione del supercontinente Gondwana. Questa antica e gigantesca massa terrestre univa l’attuale Antartide, il Sud America, l’Africa, la Penisola Arabica, l’India, l’Australia e il Madagascar in un unico, enorme continente.

Confrontando gli zirconi antartici con un database globale di sedimenti fluviali, Chen e Campbell hanno scoperto che molti di questi minerali provenivano dalle radici profonde di vette simili a quelle dell’Himalaya. “Le super-montagne del Gondwana costituiscono la più vasta rete montuosa di altissima quota nella storia della Terra”, hanno scritto gli autori dello studio.

In che modo le montagne potrebbero aver alimentato la vita

I ricercatori hanno poi rivolto l’attenzione a ciò che accadde quando quelle imponenti vette iniziarono a erodersi. L’azione erosiva di acqua e ghiaccio non si limitò a trasportare enormi quantità di fango e sabbia nell’oceano; potrebbe anche aver apportato nutrienti essenziali, stimolando la crescita di organismi fotosintetici alla base della rete alimentare marina. Il proliferare di questi microrganismi avrebbe portato alla produzione di grandi quantità di ossigeno.

Tuttavia, da solo, questo ossigeno non basta: deve raggiungere l’atmosfera. Affinché ciò accadesse, secondo i ricercatori, una parte del carbonio organico prodotto dalla fotosintesi doveva essere sepolta prima di poter reagire nuovamente con l’ossigeno. I sedimenti provenienti dall’erosione delle montagne hanno contribuito a seppellire questo carbonio, impedendogli di reagire con l’ossigeno e permettendo a quest’ultimo di accumularsi nell’atmosfera. I due geologi ritengono evidente il legame tra le montagne e l’esplosione delle prime forme di vita. “È improbabile che sia una coincidenza il fatto che il periodo di evoluzione più significativo della Terra corrisponda alla fase più importante di formazione montuosa del pianeta”, concludono.