Il 10 settembre 1898, sulle rive del Lago Lemano, la storia della monarchia europea fu segnata da un delitto destinato a trasformarsi in leggenda. A Ginevra veniva assassinata Elisabetta d’Austria, conosciuta in tutto il mondo con il nome di Sissi. A colpirla fu Luigi Lucheni, un anarchico italiano che aveva deciso di compiere un attentato contro un membro dell’aristocrazia. L’assassinio di Ginevra arrivò in un’Europa attraversata da tensioni politiche e sociali, nella quale l’anarchismo era considerato una minaccia crescente dai governi e dalle monarchie.
Un’imperatrice lontana dalla corte
Nata a Monaco di Baviera il 24 dicembre 1837, Elisabetta apparteneva alla famiglia ducale bavarese. Nel 1854, a soli 16 anni, sposò l’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria, entrando nel cuore della potente dinastia degli Asburgo. La sua figura, tuttavia, rimase sempre in parte distante dall’immagine tradizionale della sovrana. Appassionata di viaggi e di equitazione, Elisabetta mal sopportava la rigida vita di corte e trascorse lunghi periodi lontano da Vienna. Il suo carattere malinconico, le tragedie familiari e il rapporto complesso con la corte contribuirono già durante la sua vita a costruire intorno a lei un vero e proprio mito. Quella donna divenuta celebre come Sissi – nome con cui sarebbe stata consacrata soprattutto dalla cultura popolare successiva – era dunque molto più di una principessa da favola: era una sovrana inquieta, spesso insofferente nei confronti del proprio ruolo e particolarmente legata all’Ungheria, di cui difese apertamente gli interessi politici.
Ginevra, una meta scelta per la tranquillità
Nell’estate del 1898 Elisabetta si trovava in Svizzera. Era arrivata sulle rive del Lago Lemano in incognito, soggiornando all’Hôtel Beau Rivage con il nome di contessa von Hohenembs. La sua vera identità, però, venne resa pubblica dalla stampa. La notizia raggiunse anche Luigi Lucheni, un italiano che viveva in Svizzera svolgendo lavori precari e che si era avvicinato alle idee anarchiche. Lucheni aveva intenzione di assassinare un esponente dell’aristocrazia per ottenere notorietà. Il suo obiettivo iniziale era il principe d’Orléans, che sperava di incontrare a Ginevra. Quando il principe non arrivò, Lucheni cambiò bersaglio: la notizia della presenza dell’imperatrice gli offrì una nuova possibilità.
Il delitto sul lungolago
La mattina del 10 settembre, Elisabetta lasciò l’albergo accompagnata dalla contessa Irma Sztáray. Le due donne si diressero verso l’imbarcadero per raggiungere il battello. Fu in quel momento che Lucheni si avvicinò all’imperatrice e la colpì al petto con una lima appuntita, trasformata in arma. Elisabetta cadde, ma riuscì inizialmente a rialzarsi. Apparentemente ancora in grado di camminare, salì sul battello. Solo dopo la partenza perse conoscenza. L’equipaggio fece immediatamente ritorno a riva e l’imperatrice venne trasportata nuovamente all’albergo. Le ferite, tuttavia, erano mortali. Elisabetta morì all’Hôtel Beau Rivage alle 14:40, a soli 60 anni.
L’assassino e la reazione della Svizzera
Lucheni venne fermato poco dopo da alcuni passanti e consegnato alla polizia. In un primo momento le autorità non si resero conto che l’aggressione aveva avuto un esito fatale. Soltanto durante l’interrogatorio emerse la notizia della morte dell’imperatrice. Il processo si concluse il 12 novembre 1898 con la condanna di Lucheni all’ergastolo. L’uomo rimase in carcere fino al 1910, quando si tolse la vita nella prigione ginevrina dell’Évêché.
L’attentato provocò inoltre una forte reazione politica. Nel settembre dello stesso anno il Consiglio federale svizzero dispose l’espulsione di 36 anarchici, benché nessuno di loro fosse coinvolto nell’assassinio. La vicenda contribuì così ad alimentare il dibattito europeo sulla minaccia rappresentata dalla violenza politica di matrice anarchica.
Da imperatrice a icona
La notizia della morte di Elisabetta suscitò enorme emozione. A Ginevra, il 12 settembre, circa 15mila persone si radunarono davanti all’Hôtel Beau Rivage per renderle omaggio. Il corpo venne poi trasferito a Vienna con un treno speciale e sepolto secondo il rituale degli Asburgo. Ma la morte violenta contribuì anche a cristallizzare il mito di Sissi. La donna reale, complessa e spesso tormentata, sarebbe progressivamente diventata nell’immaginario collettivo la giovane imperatrice romantica, bellissima e infelice. Cinema, televisione, letteratura e turismo avrebbero poi amplificato questa immagine, trasformandola in una delle figure più riconoscibili della storia europea dell’Ottocento.
Oggi, a distanza di 128 anni, il nome di Sissi continua così a evocare contemporaneamente 2 realtà: quella storica di Elisabetta d’Austria, imperatrice inquieta e viaggiatrice, e quella leggendaria della principessa che la cultura popolare ha trasformato in un’icona senza tempo. Il 10 settembre 1898, tuttavia, non fu una pagina di fiaba. Fu il giorno in cui, nel cuore della tranquilla Ginevra, un attentato anarchico pose brutalmente fine alla vita di una delle donne più celebri dell’Europa imperiale.


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