Il 29 settembre 1944, nell’Appennino bolognese, iniziava una delle pagine più tragiche della storia dell’Italia occupata dai nazisti: la strage di Monte Sole, conosciuta anche come strage di Marzabotto. Non si trattò di un singolo episodio concentrato in poche ore. Le operazioni di rastrellamento e le uccisioni proseguirono nei giorni successivi, fino al 5 ottobre, coinvolgendo numerose località nei territori degli attuali comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi. Al termine del massacro, le vittime civili furono 770, secondo la ricostruzione riportata dall’ANPI.
Un territorio al centro della guerra
Nell’autunno del 1944 l’Italia era ancora divisa dalla guerra. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, gran parte del Centro/Nord era stata occupata dalle forze tedesche, mentre la Repubblica Sociale Italiana collaborava con l’occupante. Sull’Appennino bolognese la presenza partigiana era particolarmente significativa. Monte Sole si trovava inoltre in una zona strategica, non lontana dalla Linea Gotica, il sistema difensivo tedesco che attraversava l’Italia da parte a parte. In questo contesto, le forze tedesche condussero vaste operazioni contro la popolazione e contro le formazioni della Resistenza. Il 29 settembre prese così avvio il grande rastrellamento che avrebbe trasformato Monte Sole in uno dei luoghi simbolo della violenza nazista in Italia.
Le vittime: soprattutto civili
Uno degli aspetti più drammatici dell’eccidio è la composizione delle vittime. A essere colpite furono intere comunità: uomini, donne, anziani e soprattutto bambini. Le uccisioni avvennero in diversi luoghi del territorio, comprese abitazioni, piccoli centri abitati e luoghi di culto. La violenza non risparmiò la popolazione civile e assunse una dimensione sistematica. Per questo Monte Sole è ricordato anche come una delle più grandi stragi di civili compiute in Italia durante l’occupazione nazista. Il Museo Nazionale della Resistenza definisce infatti l’area di Monte Sole il teatro, nel settembre-ottobre 1944, della strage nazista numericamente più cospicua avvenuta in Italia.
Perché si parla di “strage di Marzabotto”?
Il nome Marzabotto è diventato quello più conosciuto per indicare l’intero eccidio, anche se le uccisioni interessarono un’area molto più ampia. Monte Sole comprende infatti territori appartenenti ai comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi. La denominazione “strage di Monte Sole” permette quindi di comprendere meglio l’estensione geografica della tragedia.
Una ferita che è diventata memoria
Dopo la guerra, Monte Sole è diventato un luogo fondamentale per la memoria della Resistenza e delle vittime del nazifascismo. Già nel dopoguerra l’area assunse un ruolo importante nella conservazione della memoria di quanto accaduto. Nel tempo sono sorti luoghi della memoria, iniziative educative e percorsi dedicati alla conoscenza della strage e della storia della Resistenza. La Scuola di Pace di Monte Sole, istituita nel 2002, rappresenta una delle espressioni di questa trasformazione: un luogo nel quale la memoria della violenza viene utilizzata anche come strumento di educazione alla pace e alla convivenza.
Il significato del 29 settembre
Ricordare oggi, 29 settembre 2026, l’inizio della strage di Monte Sole significa tornare con la memoria a un momento nel quale la guerra colpì direttamente persone che non erano combattenti. A più di ottant’anni di distanza, i numeri possono sembrare astratti, ma dietro quelle 770 vittime c’erano altrettante vite, famiglie, comunità e storie interrotte dalla violenza. Conservare il ricordo di ciò che accadde significa anche comprendere fino a dove possono arrivare la guerra, l’occupazione militare e la disumanizzazione dell’avversario quando vengono meno il rispetto della vita e dei diritti fondamentali.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?