Il 6 settembre 1522, dopo quasi 3 anni di navigazione, una piccola nave entra lentamente nel porto spagnolo da cui era partita, Sanlúcar de Barrameda. È la Victoria, malconcia, con l’equipaggio decimato e le scorte ormai ridotte all’essenziale. A bordo ci sono appena 18 uomini, ma ciò che riportano con sé vale molto più delle spezie custodite nella stiva: hanno appena compiuto il primo viaggio intorno al mondo della storia. Oggi, 6 settembre 2026, sono trascorsi 504 anni da quell’impresa.
Cinque navi verso l’ignoto
La spedizione era partita nel 1519 sotto il comando del navigatore portoghese Ferdinando Magellano, al servizio della Corona spagnola. L’obiettivo era ambizioso: raggiungere le isole delle Molucche, nell’attuale Indonesia, ricche di spezie, cercando una rotta occidentale che consentisse alla Spagna di competere con il Portogallo nei commerci asiatici. Il 20 settembre 1519, da Sanlúcar de Barrameda, salparono 5 navi: Trinidad, San Antonio, Concepción, Victoria e Santiago. A bordo si trovavano circa 237 uomini, provenienti da diversi Paesi europei e anche da altre regioni del mondo.
Nessuno, però, poteva sapere quanto sarebbe stato drammatico quel viaggio. La Santiago naufragò già nel 1520. La San Antonio abbandonò la spedizione e fece ritorno in Spagna. La Concepción venne successivamente distrutta. La Trinidad, infine, rimase nelle Molucche dopo aver subito gravi problemi. Quando la spedizione si avviò verso casa, rimanevano dunque soltanto 2 navi: sarà la Victoria, comandata da Juan Sebastián Elcano, a completare l’impresa.
Magellano non vide la fine del viaggio
Il nome della spedizione è legato a Magellano, ma il navigatore non arrivò mai in Spagna. Nell’aprile del 1521, nelle Filippine, Magellano fu ucciso durante uno scontro sull’isola di Mactan. Il comando passò attraverso diverse mani fino ad arrivare a Elcano, che assunse la guida della Victoria nella fase decisiva del viaggio. La nave raggiunse le Molucche e caricò una preziosa quantità di chiodi di garofano. Poi iniziò la parte forse più rischiosa: il ritorno verso occidente attraverso l’Oceano Indiano, lungo una rotta che avrebbe permesso di completare la circumnavigazione dell’Africa e rientrare nei domini spagnoli.
Fame, malattie e il pericolo portoghese
Il viaggio di ritorno fu un’odissea. La Victoria dovette affrontare la scarsità di viveri, le malattie e le difficoltà di navigazione. L’equipaggio cercò di evitare i porti controllati dai portoghesi, rivali della Spagna nel controllo delle rotte verso le Indie. La situazione divenne particolarmente delicata a Capo Verde, dove la nave fece una sosta per procurarsi viveri. I portoghesi, però, compresero da alcuni indizi che gli uomini di Elcano arrivavano dalle Molucche e arrestarono alcuni membri dell’equipaggio. La Victoria fu costretta a ripartire rapidamente. Alla fine, soltanto 18 uomini riuscirono a raggiungere Sanlúcar de Barrameda il 6 settembre 1522. Altri superstiti sarebbero rientrati successivamente, ma la sproporzione rispetto ai circa 237 uomini partiti rende bene l’enorme costo umano dell’impresa.
La Terra appare improvvisamente più grande
Il significato del viaggio andava ben oltre la semplice conquista di una nuova rotta commerciale. La spedizione dimostrò concretamente che era possibile navigare attorno all’intero pianeta e collegare, attraverso gli oceani, territori che agli europei apparivano ancora separati da enormi distanze. La traversata contribuì inoltre a migliorare la conoscenza geografica del mondo e mise in evidenza dimensioni del pianeta molto più grandi di quelle immaginate da molti geografi dell’epoca.
Un dettaglio apparentemente curioso rivelò anche qualcosa di importante sulla misura del tempo: gli uomini della spedizione, seguendo il Sole verso occidente, si accorsero che il loro computo della data non coincideva con quello degli abitanti dei luoghi visitati. Era una conseguenza naturale della circumnavigazione terrestre, destinata a diventare un elemento fondamentale nella comprensione dei fusi orari e della linea del cambiamento di data.
La Victoria, una nave diventata simbolo
La Victoria non era una gigantesca nave oceanica secondo gli standard moderni. Era un veliero nau di dimensioni relativamente contenute, con una stazza indicata nelle fonti intorno alle 85 toneladas spagnole. Eppure riuscì a percorrere migliaia di km attraverso Atlantico, Pacifico e Indiano, completando una rotta mai compiuta prima. Il 6 settembre 1522, quando finalmente raggiunse Sanlúcar, la nave era in condizioni tali da dover essere rimorchiata lungo il Guadalquivir fino a Siviglia. Due giorni dopo, l’8 settembre, i superstiti arrivarono nella città, dove furono accolti alla corte di Carlo V. Tra loro c’era anche Antonio Pigafetta, il vicentino che aveva documentato il viaggio e ne avrebbe tramandato una delle testimonianze più importanti.


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