Cinquantuno anni fa, il 9 settembre 1975, dalla base di Cape Canaveral, in Florida, decollava Viking 2, la seconda delle 2 sonde gemelle progettate dalla NASA per raggiungere Marte. A bordo del potente vettore Titan IIIE-Centaur, la navicella iniziava un viaggio di quasi un anno verso il Pianeta Rosso, con un obiettivo ambizioso: studiarne la superficie, l’atmosfera e soprattutto cercare eventuali indizi della presenza di vita. La missione Viking rappresentava un salto di qualità nell’esplorazione spaziale. Ciascuna delle 2 sonde era infatti composta da un orbiter e un lander: il primo avrebbe osservato Marte dall’orbita, mentre il secondo sarebbe sceso direttamente sulla superficie. Era una strategia complessa, pensata per ottenere informazioni sia su scala planetaria sia direttamente dal terreno marziano.
Un viaggio di quasi 11 mesi
Viking 2 raggiunse Marte il 7 agosto 1976, entrando in orbita attorno al pianeta. L’orbiter iniziò così a fotografare e analizzare la superficie, fornendo anche informazioni fondamentali per individuare un luogo relativamente sicuro per l’atterraggio del lander. La scelta cadde su Utopia Planitia, una vasta pianura dell’emisfero settentrionale marziano. Il 3 settembre 1976, il lander Viking 2 si separò dall’orbiter e affrontò la delicata discesa attraverso la tenue atmosfera di Marte. Poche ore dopo raggiunse la superficie senza incidenti, circa 6.460 chilometri dal sito in cui era atterrata Viking 1.
Un laboratorio sulla superficie di Marte
Il lander non era semplicemente una macchina fotografica. Era un vero e proprio laboratorio robotico. Disponeva di strumenti per analizzare il terreno, studiare l’atmosfera, registrare le condizioni meteorologiche e cercare possibili segnali biologici. Tra gli strumenti più importanti figurava un gascromatografo-spettrometro di massa, utilizzato per analizzare la composizione dei campioni raccolti dal suolo. La ricerca della vita era uno degli aspetti più affascinanti della missione. I risultati degli esperimenti biologici non fornirono una prova conclusiva dell’esistenza di organismi marziani. Viking, tuttavia, identificò elementi fondamentali per la vita come la conosciamo sulla Terra, tra cui carbonio, azoto, idrogeno, ossigeno e fosforo.
Un’eredità che dura ancora oggi
Il valore della missione Viking andò ben oltre la ricerca della vita. I 2 orbiter realizzarono una gigantesca campagna di osservazione del Pianeta Rosso: complessivamente produssero 52.663 immagini e permisero di mappare circa il 97% della superficie marziana a una risoluzione di circa 300 metri. I 2 lander aggiunsero circa 4.500 fotografie ravvicinate dei loro siti di atterraggio. Viking 2 dimostrò inoltre che era possibile far funzionare per anni strumenti scientifici sulla superficie di Marte, nonostante le difficoltà dell’ambiente extraterrestre. L’orbiter proseguì le operazioni fino al 1978, mentre il lander continuò a trasmettere dati fino al 1980.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?