Costruito tra il 447 e il 432 a.C., il Partenone è ancora oggi una delle strutture più impressionanti del mondo antico. Dominando il panorama di Atene, fu originariamente concepito come un tempio maestoso dedicato alla dea della città, Atena Parthenos. Nel corso della sua lunghissima esistenza, tuttavia, l’edificio ha ospitato una grande varietà di funzioni, diventando una moschea, una chiesa, una tesoreria e infine persino un magazzino per la polvere da sparo. Quest’ultima si rivelò una decisione particolarmente sfortunata che provocò enormi danni quando le forze veneziane attaccarono la città nel settembre del 1687, innescando un’esplosione catastrofica. Nonostante questa serie infinita di peripezie, la struttura svetta ancora fiera sulla metropoli greca migliaia di anni dopo. Proprio come accade per le imponenti piramidi degli antichi Egizi, non sorprende affatto che attorno a un monumento così iconico siano state costruite innumerevoli voci e leggende popolari circa le presunte abilità geniali dei suoi architetti.
Le origini romane di una falsa credenza
Esistono vari miti architettonici che circondano l’edificio, suggerendo che sia stato progettato per generare una sorta di illusione ottica. Queste idee sono state ripetute così tante volte nel corso dei secoli da essere diventate verità assolute e inconfutabili. Il matematico Alain Goriely ha però deciso di approfondire la veridicità di queste credenze in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, rintracciandone la fonte originale fino ad arrivare al romano Vitruvio.
Studiando i documenti risalenti a oltre 2mila anni fa, Goriely ha evidenziato come Vitruvio fosse “famoso per aver frainteso molti aspetti dell’architettura greca“. Nello studio si evince il ruolo cruciale di questo autore antico nel diffondere la leggenda: “In De architectura (1° secolo a.C.), l’unico trattato architettonico completo sopravvissuto dall’antichità, egli afferma che certi affinamenti, come le leggere curvature negli stilobati (mito 1), l’entasi delle colonne (mito 2), le colonne angolari più grandi (mito 3) e le correzioni di scala (mito 4), furono fatti per contrastare le illusioni visive, specificamente l’apparenza di cedimento, la concavità nelle lunghe linee orizzontali o i cambiamenti di dimensione“. I testi di Vitruvio vennero riscoperti secoli dopo e tramandati come fatti storici, finendo nei libri di testo e nei database dei moderni chatbot.
Colonne sporgenti e pavimenti curvi
Secondo le storie tramandate, i 2 architetti del Partenone, Ictino e Callicrate, avrebbero fatto uso di una serie di trucchi ottici per abbellire il luogo. Questi espedienti includevano l’impiego di elementi strutturali curvi per far sembrare perfettamente dritta la linea dell’edificio agli occhi dei visitatori, impedendo che sembrasse cedere al centro. Allo stesso modo, le enormi colonne angolari sarebbero state ispessite per contrastare la forte luce solare, che le avrebbe altrimenti fatte apparire troppo sottili.
Un’altra diceria molto radicata riguarda l’iconico colonnato esterno. Il sito turistico Greece Is, citando queste leggende, riporta che: “Le colonne stesse non sono dritte lungo i loro assi verticali, ma si gonfiano al centro“. Lo stesso portale descrive lo scopo di questa singolare tecnica costruttiva: “Questo fenomeno, chiamato ‘entasi’, intendeva contrastare un altro effetto ottico in cui le colonne con lati dritti appaiono all’occhio più snelle al centro e dotate di una vita“.
La scienza smonta l’illusione ottica
Analizzando attentamente ciascuna di queste presunte illusioni, Goriely ha trovato pochissime prove reali a sostegno della loro efficacia. La presunta correzione visiva, ad esempio, comporta un rigonfiamento delle colonne di soli 18 mm nel punto centrale. Si tratta di una variazione troppo piccola per essere rilevata dagli spettatori a quasi tutte le distanze possibili. Come fa notare lo studioso analizzando la percezione umana del monumento: “Inoltre, quando percepito, si registra all’occhio come un rigonfiamento piuttosto che come una correzione“.
Il vero motivo di queste scelte architettoniche risiederebbe nella pura estetica piuttosto che in complessi calcoli visivi: “Una spiegazione alternativa più semplice è che i costruttori usarono colonne curve perché le ritenevano più gradevoli di quelle dritte“. Goriely suggerisce che i miti siano resistiti per così tanto tempo a causa della forte romanticizzazione degli antichi Greci, visti come il culmine della conoscenza umana. Fortunatamente, queste speculazioni possono oggi essere testate in modo rigoroso: “Nonostante le ampie variazioni individuali, le illusioni possono essere misurate attentamente nei laboratori, o in situ e stimate teoricamente“.
Lo scienziato conclude la sua ricerca con un chiaro invito metodologico, rivolto a chiunque continui a credere alla genialità illusoria di Ictino e Callicrate: “I sostenitori di una teoria delle correzioni ottiche non dovrebbero rivolgersi alla prosa di Vitruvio ma agli psicologi sperimentali. Se credono che un effetto esista, allora deve essere adeguatamente documentato e riprodotto. La replica del Partenone a Nashville, in Tennessee, sarebbe un buon posto per condurre questi esperimenti“.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?