Il dibattito sui cambiamenti climatici si arricchisce oggi di un nuovo capitolo che mette in discussione le certezze del grande pubblico e le politiche internazionali. Sulle pagine del quotidiano La Verità, il professor Franco Battaglia, docente di chimica fisica all’Università di Modena e riconosciuto tra i massimi esperti italiani di questioni ambientali, ha smontato la narrazione predominante sul clima. Il punto di partenza del suo ragionamento è metodologico, poiché ricorda a tutti i lettori che “quando si parla delle garanzie gnoseologiche offerte dalla scienza, per scienza deve intendersi metodo scientifico“. La tesi principale secondo cui il nostro pianeta si starebbe inesorabilmente riscaldando per colpa delle attività umane viene da lui definita falsa e priva di basi concrete. L’esperto afferma infatti nel suo articolo che “la climatologia moderna poggia su un’affermazione semplicissima […] il pianeta si sta riscaldando per causa dell’umanità – è falsa: non regge a decine di argomentazioni“.
Le incertezze sugli oceani e il fallimento dei modelli
L’evidenza a supporto dello scetticismo climatico arriva da un’intervista rilasciata da Annalisa Bracco, climatologa di fama nel campo dell’oceanografia fisica. Come puntualmente riportato da Battaglia, alla domanda sul ruolo degli oceani nella crisi climatica, la scienziata rivela che “c’è ancora molta incertezza su quanto, in futuro, possa diminuire la capacità degli oceani di assorbire CO₂ e calore“. Il quadro delineato si fa ancora più rilevante quando l’attenzione si sposta verso l’emisfero Sud del pianeta, in quanto l’oceano “Meridionale, poi, rappresenta un grosso problema: abbiamo pochissime misure e non riusciamo ancora a modellizzarlo bene“. L’impianto delle politiche globali subisce un colpo dalle fondamenta, tanto che Battaglia sottolinea in merito alle temperature come “l’obiettivo degli Accordi di Parigi di contenere il riscaldamento sotto 1,5 °C è andato a ramengo“.
Il dogma smentito e l’assenza di dati scientifici
Le problematiche di misurazione e previsione si estendono anche alla regione dell’Antartide, dove, ammette la dottoressa Bracco, “le incertezze sono molto maggiori, perché la fisica del ghiaccio e la sua modellizzazione sono estremamente complesse e ci mancano dati sufficienti“. L’articolo pubblicato su La Verità evidenzia i limiti tecnici dell’attuale approccio analitico globale, notando che “tutti i modelli climatici utilizzati dall’Ipcc hanno difficoltà a riprodurre correttamente uno degli elementi fondamentali della variabilità di El Niño“. La conclusione tracciata dal professor Battaglia chiude il cerchio su decenni di posizioni dogmatiche, sostenendo che “è evidente che i climatologi non sappiano un tubo, cosicché il mantra che avete ascoltato per decenni, e cioè che sull’argomento il dibattito è chiuso (the science is settled, diceva Al Gore; e hanno continuato a dire, mentendo, le Accademie di mezzo mondo)” si scontra con l’attuale assenza di solide certezze empiriche.


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