Il proteo italiano diventa una nuova specie: scoperto il “pesce umano” del Carso Classico | FOTO

Lo straordinario anfibio delle grotte europee non è una sola specie: uno studio internazionale riconosce nove specie di proteo, tra cui Proteus maurii, dedicata al naturalista Edgardo Mauri

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Dopo oltre tre secoli di studi scientifici il proteo cambia classificazione. L’iconico anfibio delle acque sotterranee del Carso, conosciuto anche come “pesce umano” per il suo aspetto unico e la pelle depigmentata, non rappresenta più un’unica specie: una nuova ricerca internazionale ha dimostrato che le popolazioni finora riunite sotto il nome di Proteus anguinus nascondono una diversità evolutiva molto più ampia. Tra le nuove specie riconosciute c’è anche quella italiana, che vive nel Carso Classico, ora descritta come specie autonoma con il nome di Proteus maurii, in omaggio al naturalista Edgardo Mauri, protagonista di un lungo percorso di studio e conservazione del proteo. Il risultato arriva da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Amphibia-Reptilia, realizzato da un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Christophe Dufresnes, erpetologo del Museo nazionale di Storia naturale di Parigi, con la partecipazione anche di Raoul Manenti, docente del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, e di Benedetta Barzaghi, ricercatrice e speleologa dello stesso ateneo.

Il proteo, l’anfibio delle tenebre che può vivere oltre un secolo

Il proteo è uno degli animali cavernicoli più affascinanti e misteriosi del pianeta. Il suo corpo allungato, il colore pallido quasi trasparente, gli occhi ridotti e gli arti piccoli sono il risultato di milioni di anni di adattamento alla vita negli ambienti sotterranei. Conosciuto scientificamente come Proteus, questo anfibio vive nei sistemi di fiumi e laghi sotterranei del Carso dinarico, una vasta area che comprende territori di Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Italia e Slovenia. La sua esistenza è legata completamente al mondo ipogeo: ambienti privi di luce, caratterizzati da condizioni estreme e da un’elevata stabilità ambientale. Proprio per questo il proteo ha sviluppato caratteristiche biologiche eccezionali, tra cui una capacità di sopravvivenza fuori dal comune. Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda la sua longevità, che può superare i 100 anni, rendendolo uno degli anfibi più longevi conosciuti dalla scienza. Per circa 350 anni, però, tutte le popolazioni europee erano state considerate appartenenti alla stessa specie, Proteus anguinus, ad eccezione di una particolare forma scura individuata in una sorgente carsica della Slovenia.

Nove specie di proteo al posto di una: la nuova rivoluzione scientifica

Il nuovo studio ha messo insieme e analizzato una grande quantità di dati relativi alla storia evolutiva, alla genetica, alle caratteristiche fisiche, alla distribuzione geografica e agli habitat occupati dalle diverse popolazioni di Proteus. Il confronto tra questi elementi ha portato a una conclusione destinata a cambiare la classificazione dell’anfibio: le popolazioni considerate per secoli come un’unica specie presentano differenze sufficientemente profonde da essere riconosciute come nove specie distinte. Tre di queste vengono descritte e nominate per la prima volta proprio grazie alla nuova ricerca. La scoperta evidenzia un livello di diversificazione evolutiva molto più elevato rispetto a quanto ipotizzato in precedenza e mostra come gli ambienti sotterranei del Carso abbiano favorito percorsi evolutivi indipendenti, separando popolazioni rimaste isolate per lunghi periodi.

Proteus maurii, la nuova specie italiana del Carso Classico

Tra gli aspetti più significativi dello studio c’è il riconoscimento della popolazione italiana come specie autonoma. Il proteo che vive nel Carso Classico, tra gli ambienti sotterranei dell’area nord-orientale italiana, viene ora identificato come una specie distinta: Proteus maurii. La nuova denominazione rappresenta un omaggio a Edgardo Mauri, naturalista che ha dedicato gran parte della propria attività allo studio e alla tutela del proteo, contribuendo alla conoscenza e alla conservazione di questo animale unico. La descrizione della nuova specie italiana è stata possibile anche grazie al contributo dei ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, impegnati nello studio degli aspetti ecologici e biologici delle popolazioni cavernicole. Il riconoscimento di Proteus maurii non ha soltanto un valore scientifico, ma assume anche un’importanza strategica per la tutela della biodiversità italiana, perché permette di considerare questa popolazione secondo criteri di conservazione specifici.

La nuova classificazione cambia anche le strategie di conservazione

La revisione tassonomica del proteo porta con sé conseguenze importanti per la protezione dell’animale. Secondo i ricercatori, infatti, le nuove specie riconosciute occupano territori molto limitati e alcune risultano confinate a singoli sistemi di acque sotterranee. Questa condizione aumenta la loro vulnerabilità rispetto a cambiamenti ambientali, alterazioni degli habitat e pressioni antropiche. “Riconoscere e formalizzare questa diversità è importante non soltanto dal punto di vista tassonomico, ma anche per sviluppare strategie di conservazione adeguate alle singole popolazioni”, spiega Benedetta Barzaghi. La possibilità di distinguere specie diverse consente infatti di individuare con maggiore precisione le aree più delicate e di costruire programmi di tutela calibrati sulle caratteristiche di ciascuna popolazione.

Nuove ricerche nel Carso: possibili specie ancora sconosciute

Lo studio apre anche nuove prospettive per la ricerca scientifica. Le acque sotterranee del Carso dinarico rappresentano ancora un ambiente in gran parte inesplorato, capace di custodire organismi e popolazioni non ancora conosciuti. “Questa revisione fornisce una base aggiornata per le future ricerche evolutive, ecologiche e di conservazione e individua alcune aree ancora poco esplorate, ma potenzialmente adatte alla presenza del proteo. Non è quindi escluso che nelle acque sotterranee del Carso dinarico rimangano popolazioni ancora sconosciute”, aggiunge Raoul Manenti. Il ricercatore sottolinea anche l’importanza della collaborazione tra mondo scientifico e realtà territoriali per proteggere questa straordinaria biodiversità nascosta.

“Ci auguriamo inoltre che il riconoscimento della specie del Carso Classico possa contribuire a rafforzare il dialogo e le collaborazioni con istituti di ricerca, enti e realtà locali, mettendo in comune competenze e conoscenze per la tutela e la conservazione del proteo”. La scoperta di Proteus maurii rappresenta così un nuovo capitolo nello studio degli anfibi europei e conferma come, anche dopo secoli di osservazioni scientifiche, gli ecosistemi più nascosti della Terra possano ancora rivelare forme di vita completamente nuove.