Il riscaldamento globale spezza il legame tra il monsone asiatico e il clima del Mediterraneo

Studio rivela che il riscaldamento globale indebolisce l'influenza del monsone asiatico sul Mediterraneo: i risultati

È noto da tempo che il monsone estivo dell’Asia meridionale influenza il clima del Mediterraneo, situato a migliaia di chilometri di distanza, nell’ambito di un fenomeno definito meccanismo “monsone-deserto”. Attraverso questo meccanismo, l’intensa convezione monsonica estiva rilascia grandi quantità di calore nell’atmosfera, innescando cambiamenti nella circolazione su larga scala che favoriscono la subsidenza (movimento discendente) dell’aria sopra il Mediterraneo. Questo processo inibisce la formazione di nubi e le precipitazioni, contribuendo al clima caldo e secco della regione mediterranea. Studi precedenti hanno dimostrato che il riscaldamento associato al monsone dell’Asia meridionale contribuisce a sostenere questa circolazione discendente. Tuttavia, gli scienziati nutrivano dubbi sulla persistenza di tale connessione atmosferica a lunga distanza in un contesto di riscaldamento globale.

Per rispondere a questo interrogativo, un gruppo di ricerca guidato da Zhou Tianjun, dell’Istituto di Fisica dell’Atmosfera (IAP) dell’Accademia Cinese delle Scienze (CAS), ha combinato osservazioni reali, decine di simulazioni con modelli climatici ed esperimenti numerici idealizzati. L’obiettivo era valutare come il cambiamento climatico, ipotizzando uno scenario futuro ad alte emissioni, avrebbe influito su questo legame tra monsone e Mediterraneo.

I risultati hanno evidenziato un segnale estremamente coerente. Nel 97,5% delle simulazioni effettuate con il modello CESM1, l’effetto del monsone dell’Asia meridionale sulla circolazione atmosferica sopra il Mediterraneo è risultato più debole. La relazione tra il riscaldamento indotto dal monsone e la subsidenza nella media troposfera sopra il Mediterraneo centrale e orientale è diminuita, passando da una correlazione di circa 0,4 a un valore sostanzialmente nullo entro la seconda metà del secolo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Geoscience.

Processi sottostanti

Per comprendere le ragioni del previsto indebolimento dell’influenza remota del monsone sul Mediterraneo, i ricercatori hanno analizzato i processi atmosferici coinvolti. Hanno individuato un cambiamento fondamentale previsto per l’Asia meridionale: con il riscaldamento del clima, la convezione monsonica profonda si sposta verso quote più elevate della troposfera. Nelle simulazioni CESM1, il livello caratteristico della convezione monsonica passa da circa 452hPa a 417hPa; uno spostamento verso l’alto analogo è stato osservato anche nei modelli CMIP6. Di conseguenza, il riscaldamento generato dall’attività monsonica si propaga maggiormente verso ovest e riduce il gradiente termico est-ovest sul Mediterraneo, inibendo così la subsidenza attraverso dinamiche atmosferiche.

Un secondo processo si verifica localmente sopra il Mediterraneo. Il moto discendente associato al monsone si indebolisce in modo più marcato nella troposfera media e superiore. In virtù di una relazione atmosferica intrinseca nota come “equilibrio di Sverdrup”, tale cambiamento attenua anche la risposta dei venti settentrionali ai livelli medio-bassi. I venti settentrionali più deboli riducono ulteriormente il moto discendente, innescando un feedback locale che amplifica l’effetto remoto della variazione del riscaldamento monsonico.

Le ripercussioni sul Mediterraneo

Queste alterazioni della circolazione hanno ripercussioni anche sulle precipitazioni nel Mediterraneo. Attualmente, un riscaldamento più intenso del monsone sud-asiatico tende a generare una subsidenza più marcata e, di conseguenza, minori precipitazioni estive sulle aree terrestri del Mediterraneo. Si prevede che, con il riscaldamento futuro, tale relazione verrà in gran parte meno: la quota di varianza delle precipitazioni spiegata dal monsone scenderà infatti da circa il 14,2% al 5,1%.

Ciò non significa tuttavia che la variabilità delle precipitazioni nel Mediterraneo diminuirà in assoluto. Indica piuttosto che il monsone sud-asiatico inciderà in misura molto minore sulla variabilità interannuale delle piogge, suggerendo un cambiamento nei fattori che governano le estati mediterranee man mano che si indebolisce l’accoppiamento “monsone-deserto”.

“Il riscaldamento globale non modifica soltanto i valori medi di temperatura e precipitazioni, ma può anche riconfigurare i legami dinamici tra aree distanti del sistema climatico”, ha affermato Zhou, ricercatore dell’IAP e autore di riferimento dello studio. Secondo Zhou, “l’evoluzione dell’accoppiamento monsone-deserto in Eurasia offre una nuova prospettiva dinamica su come le modalità di variabilità climatica su larga scala e le teleconnessioni potrebbero trasformarsi in un mondo più caldo. Ciò implica inoltre che le proiezioni future sulle precipitazioni estive nel Mediterraneo dovranno tenere conto dei cambiamenti nei fattori che ne determinano la variabilità interannuale”.

Il Dott. Yu Hanzhao dell’IAP, autore principale dello studio, ha osservato che le connessioni atmosferiche oggi considerate solide potrebbero non rimanere tali nel contesto del riscaldamento globale. “Comprendere l’evoluzione di tali teleconnessioni sarà fondamentale per prevedere la futura variabilità climatica regionale, in particolare in aree particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici come il Mediterraneo”, ha dichiarato.