Il Kouros di Lentini è tornato a casa. La celebre statua greca del V secolo a.C., ricomposta nel 2018 grazie a un lungo lavoro di studio e ricerca, è nuovamente esposta al Museo Archeologico Regionale di Lentini, dopo essere stata ospitata negli ultimi anni in diversi musei italiani e ad Atene. Il rientro rappresenta un momento importante non soltanto per il patrimonio archeologico della città, ma anche per il rapporto tra il museo e la comunità locale. A sottolinearlo è Agostino Messana, direttore del Parco Archeologico di Leontinoi e Megara: “È un momento di grande gioia, la sintesi di un desiderio corale di tutta la comunità – amministrazioni, associazioni, club service e semplici cittadini – al quale abbiamo lavorato in silenzio per mesi. Il rientro del Kouros di Lentini è quindi per noi non un punto d’arrivo, ma un punto di partenza per tante nuove attività che vedono il Museo come luogo aperto alla comunità, uno spazio di incontro e laboratorio di idee e progetti per il territorio”.
Una statua ricomposta dopo secoli
Il Kouros, raffigurazione di un giovane uomo secondo un modello diffuso nella scultura greca arcaica, è oggi composto da due reperti che furono scoperti in momenti e circostanze differenti. Il primo elemento è la cosiddetta testa Biscari, ritrovata nel Settecento a Lentini e appartenuta alla collezione del principe Biscari. La testa, oggi conservata al Museo civico di Castello Ursino di Catania, è datata al primo decennio del V secolo a.C. È realizzata in marmo pario ed è a grandezza naturale.
Il secondo elemento è invece il torso di Leontinoi, rinvenuto all’inizio del Novecento e successivamente acquisito dall’archeologo Paolo Orsi per il Museo di Siracusa. Orsi raccontò che il reperto era stato scoperto nella campagna di Leontinoi dopo le alluvioni del 1902. Per un certo periodo rimase abbandonato in una fattoria, prima di essere recuperato dal marchese di Castelluccio.
Per molto tempo nessuno poté stabilire con certezza che testa e torso appartenessero alla stessa statua. L’ipotesi di riunire i due reperti fu avanzata già da Guido Libertini, che, su suggerimento dello studioso Ludwig Pollak, fece realizzare un calco della testa per applicarlo al torso. Il risultato apparve convincente, anche se non definitivo. A rafforzare l’ipotesi arrivò successivamente la tecnologia: nel 2017 un gruppo di studiosi realizzò un’anastilosi virtuale attraverso la stampa tridimensionale, mostrando come i due reperti potessero appartenere a un’unica scultura.
La conferma arrivata dalla ricerca scientifica
La svolta decisiva avvenne nel 2018, quando furono avviati il restauro dei due reperti e una serie di indagini archeometriche e petrografiche promosse dall’archeologo Sebastiano Tusa. Le analisi di tre micro-campioni di marmo prelevati dalle due sculture permisero di individuare la provenienza del materiale: entrambe sono realizzate con marmo proveniente dalla cava di Lakkoi, sull’isola egea di Paro. Le ricerche hanno inoltre indicato la possibilità che i due elementi derivassero addirittura dallo stesso blocco di marmo.
La ricomposizione del Kouros ha così trasformato due reperti separati per secoli in una sola opera, restituendo alla statua una forma molto più vicina a quella originaria.
L’archeologo Massimo Frasca, già docente dell’Università di Catania e componente del Comitato Tecnico Scientifico del Parco Archeologico, ha evidenziato il significato storico della scultura: “Testimonia una fase importante della storia di Lentini, tra il VI e il V secolo a.C., quando la città era al massimo della sua storia e della sua ricchezza. Con un classe di aristocratici in grado di acquisire un’opera di tale bellezza proveniente dalla Grecia o di far venire in Sicilia artisti e scultori in grado di realizzarla a Lentini con il pregiato marmo greco”.
Il Kouros e la ricchezza dell’antica Leontinoi
La presenza di una scultura di tale qualità offre una testimonianza significativa della posizione raggiunta da Leontinoi nel mondo greco tra VI e V secolo a.C. Il marmo proveniente da Paro, una delle principali aree di produzione del marmo nell’Egeo antico, e la qualità della lavorazione raccontano di una città inserita in importanti circuiti culturali ed economici. Il Kouros può quindi essere letto non soltanto come un’opera d’arte, ma anche come una traccia concreta della ricchezza e delle relazioni della comunità antica. La somiglianza della testa con quella di Apollo raffigurata sulle monete di Lentini del V secolo a.C. era stata già osservata da Guido Libertini, aggiungendo un ulteriore elemento di interesse per lo studio della scultura.
Da Lentini ad Atene: il viaggio del “Kouros ritrovato”
Dopo la riunificazione dei due reperti, celebrata con una mostra a Palermo nel 2018, il Kouros ha iniziato una sorta di tournée tra musei italiani e internazionali. Nel 2019 è stato esposto a Catania, nel 2020 a Siracusa, mentre tra il settembre 2021 e il gennaio 2022 ha raggiunto Atene, dove è stato ospitato dal Museo Cicladico. Nel 2022 è tornato a Catania, nel 2023 a Siracusa e nel 2024 a Lentini. Nel 2025 la statua è stata nuovamente esposta a Catania. Il ritorno a Lentini assume quindi un significato particolare: proprio nel territorio da cui provengono i due reperti, il Kouros può essere nuovamente ammirato come un’opera ricomposta e come simbolo della storia archeologica della città.
Il museo come luogo della comunità
Il rientro è stato seguito con attenzione anche sotto il profilo della tutela. Alle operazioni di trasporto e allestimento hanno assistito i Carabinieri del Nucleo di tutela del Patrimonio dei Beni Culturali, sezione di Siracusa, guidati dal luogotenente comandante Fabrizio Murarelli, insieme alle restauratrici del Parco e del Museo Paolo Orsi di Siracusa. Il giorno successivo, domenica 13 settembre, numerosi visitatori sono arrivati al museo per dare il proprio “bentornato” alla statua. Tra loro anche il sindaco di Lentini, Vincenzo Pupillo, accolto dal direttore Messana, insieme a rappresentanti dell’amministrazione comunale e delle associazioni culturali del territorio. La vicenda del Kouros diventa così anche un esempio di come la ricerca archeologica possa intrecciarsi con la vita contemporanea di una città. Un reperto antico, attraverso lo studio scientifico, la conservazione e la valorizzazione, può tornare a essere parte dell’identità collettiva del territorio.
Un museo che racconta la storia di Lentini
Il Museo Archeologico Regionale di Lentini conserva testimonianze che attraversano un arco cronologico molto ampio. Le sue collezioni raccontano la preistoria e la protostoria del territorio, i primi contatti tra le popolazioni indigene e i coloni greci, le prime importazioni dalla Grecia e la vita degli antichi abitanti di Leontinoi. Particolare spazio è dedicato ai corredi delle necropoli di Cava Ruccia e Sant’Eligio e ai materiali provenienti dai santuari periurbani di contrada Alaimo e contrada Scala Portazza. Il percorso comprende inoltre reperti legati al collezionismo, alle necropoli dell’antica colonia greca e alla fase medievale, con riferimenti alle chiese rupestri e al periodo di Federico II. Al piano superiore è ospitata una sezione dedicata ai rinvenimenti subacquei di contrada Castelluccio. Il museo diventa quindi il punto di incontro di molte epoche della storia locale. Il Kouros, con il suo lungo viaggio dalla Grecia antica alla Sicilia contemporanea, rappresenta una delle testimonianze più suggestive di questo patrimonio.
Il Parco Archeologico di Leontinoi e Megara
Il Parco Archeologico di Leontinoi e Megara è stato istituito dalla Regione Siciliana nel marzo 2019 e comprende il Museo Archeologico Regionale di Lentini, l’area archeologica di Leontinoi tra Lentini e Carlentini, l’area archeologica di Megara Iblea nel territorio di Augusta e quella di San Basilio. Il Parco porta avanti attività di studio e ricerca in collaborazione con università e centri di ricerca italiani e stranieri, tra cui l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, l’Università degli Studi di Catania, l’Università Federico II di Napoli, l’Università di Aix-Marseille, l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR e l’École Française de Rome. Dal marzo 2025 il Parco è diretto da Agostino Messana.
Il ritorno del Kouros può dunque rappresentare, come ha sottolineato il direttore, non una conclusione ma un nuovo inizio: quello di un museo sempre più legato alla propria comunità e di un patrimonio archeologico capace di generare conoscenza, partecipazione e nuove occasioni di incontro. Il Museo Archeologico Regionale di Lentini è aperto dal martedì al sabato dalle 9 alle 17 e la domenica dalle 9 alle 13. Il lunedì è chiuso. Il biglietto ha un costo di 4 euro, con ridotto a 2 euro.






Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?