Il Sole ha divorato un’antica super-Terra

Un nuovo studio svela gli indizi lasciati da un massiccio pianeta inghiottito dalla nostra stella agli albori dell'universo

All’alba della storia del nostro Sistema Solare, un evento catastrofico e di proporzioni inimmaginabili potrebbe aver cambiato per sempre il destino della nostra stella madre. Secondo le recenti ricerche pubblicate sulla rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, il giovane Sole avrebbe infatti inghiottito un antico pianeta di dimensioni colossali, riconducibile alla categoria delle super-Terre. Questa affascinante dinamica non rappresenta una teoria del tutto inedita nel panorama astronomico, tuttavia un nuovo studio ha appena compiuto un decisivo balzo in avanti per la profonda comprensione dello Spazio che ci circonda. I ricercatori suggeriscono che questo violento pasto stellare abbia lasciato dietro di sé degli indizi rilevabili, delle precise impronte digitali ancora nascoste e forse perfettamente visibili nel profondo cuore della nostra stella.

Le prove chimiche e le anomalie della nostra stella

L’indagine si concentra sull’esplorazione di una firma misurabile all’interno della struttura solare odierna. Mutlu Yildiz, professore presso l’Università di Ege in Turchia, ha dichiarato in merito: “Il nostro nuovo studio suggerisce che un pianeta diverse volte più massiccio della Terra potrebbe essere caduto nel giovane Sole e aver lasciato un’impronta chimica duratura nel suo profondo“.

La ricerca cerca di unire 2 storici enigmi legati ai modelli solari. Da molti anni, i modelli basati sulla fisica standard dell’evoluzione stellare faticano a riprodurre simultaneamente alcune osservazioni eliosismiche, in particolare la struttura della velocità del suono appena sotto la zona di convezione e la profondità della zona di convezione stessa. Al tempo stesso, la superficie solare mostra un forte e ben noto impoverimento di litio.

Yildiz ha illustrato il percorso logico che ha guidato il team, spiegando le origini del Sistema Solare: “Eravamo interessati a capire se questi problemi potessero avere un’origine comune nella prima storia chimica del Sole. Le giovani stelle sono circondate da dischi protoplanetari, dove quantità sostanziali di materiale possono muoversi tra il disco e la stella. Poiché i pianeti sono fatti di materiale chimicamente diverso dal gas nel disco, ci siamo chiesti se il precoce inghiottimento di un pianeta potesse aver lasciato una firma chimica all’interno del giovane Sole“. I ricercatori hanno inoltre scoperto che un tale mondo potrebbe sopravvivere al suo passaggio attraverso gli strati esterni del Sole mantenendo quasi intatta la sua massa, suggerendo che i pianeti possono lasciare impronte rilevabili dentro le stelle ospiti molto tempo dopo la loro scomparsa.

Un mistero svelato attraverso i calcoli matematici

Per mettere alla prova questa intuizione, il team ha utilizzato il codice di evoluzione stellare MESA, esplorando diverse storie di accrescimento e testando spiegazioni alternative che coinvolgono l’equazione di stato, l’opacità e la miscelazione turbolenta. I risultati favoriscono uno scenario in cui la nostra stella, durante le sue fasi di formazione, ha divorato una super-Terra con una massa pari a circa 5-10 volte quella del nostro pianeta.

La modellazione matematica riesce simultaneamente a far combaciare diverse misurazioni indipendenti. Come sottolinea l’esperto: “Modellando l’evoluzione del Sole e confrontando i risultati con osservazioni precise del suo interno, scopriamo che l’ingestione di una super-Terra potrebbe aiutare a spiegare le differenze di lunga data tra i modelli solari standard e le osservazioni, inclusi i sottili cambiamenti nella struttura interna del Sole e la sua impoverita abbondanza di litio“. La precisione e la coerenza di questi calcoli hanno sorpreso persino gli stessi autori dello studio. “Pensavamo che l’inghiottimento planetario potesse influenzare la struttura solare ma non ci aspettavamo che i calcoli convergessero su un intervallo di massa di super-Terra così specifico“, ha confermato Yildiz. “Questo è stato uno dei risultati più interessanti dello studio“.

Le prospettive per le future indagini nello Spazio

Gli astronomi si chiedono da decenni per quale motivo molti altri sistemi stellari ospitino grandi super-Terre, mentre il nostro Sistema Solare ne sia completamente privo. La ricerca fa riferimento a precedenti studi di 10 anni fa, in cui si ipotizzava che 1 o più di questi enormi corpi celesti si fossero formati all’interno dell’orbita di Mercurio per poi migrare verso l’interno e finire distrutti.

Sebbene quel lavoro precedente fornisse un percorso teorico per un evento di questo tipo, non richiedeva necessariamente che il pianeta venisse definitivamente inghiottito. “Il lavoro precedente proponeva che una super-Terra potesse essersi formata e migrata nel giovane Sole. Il nostro articolo si chiede se il Sole stesso possa ancora portare prove osservabili che tale inghiottimento sia effettivamente avvenuto, e noi crediamo di sì“, ha concluso lo studioso, indicando la rotta per i futuri cacciatori di anomalie nello Spazio. “Il passo successivo è vedere se queste impronte digitali possono essere rilevate in modo indipendente“. Se la firma strutturale e chimica predetta dovesse essere identificata in modo definitivo attraverso nuove osservazioni, il mondo scientifico avrebbe tra le mani la prova schiacciante di un evento catastrofico accaduto miliardi di anni fa.