In Giappone oltre 100mila centenari: è record, ma il Paese invecchia e si spopola

Sono 107.677 le persone che hanno compiuto almeno 100 anni, quasi l’88% sono donne. Mentre cresce la longevità, calano nascite e matrimoni e la popolazione potrebbe scendere a 87 milioni entro il 2070

Il Giappone supera per la prima volta la soglia dei 100mila centenari. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute e del Welfare, nel Paese vivono oggi 107.677 persone di almeno 100 anni, 7.914 in più rispetto all’anno precedente. Il dato fotografa una delle caratteristiche più evidenti della società giapponese: una popolazione che vive sempre più a lungo, ma che allo stesso tempo invecchia rapidamente e diminuisce. Tra i centenari, le donne rappresentano quasi l’88% del totale. Tra le persone più longeve figura la 114enne Fuyo Kishimoto, residente a Kyoto e recentemente riconosciuta come la donna giapponese più anziana. Il record maschile appartiene invece a Hikaru Kato, 112 anni, della prefettura di Kumamoto, nel sud del Paese.

Una crescita iniziata negli anni ’60

Le statistiche sui centenari vengono raccolte in Giappone dal 1963, quando le persone di almeno 100 anni erano appena 153. Nel 1981 avevano superato quota mille, mentre nel 1998 erano diventate più di 10mila. Il superamento della soglia dei 100mila rappresenta quindi un passaggio significativo di una crescita che dura da decenni.

I nuovi dati sono stati diffusi in occasione del Respect for the Aged Day, la giornata dedicata agli anziani che in Giappone si celebra il 15 settembre. In questa occasione, il governo rende omaggio ai centenari in buona salute e ancora attivi con una lettera del primo ministro e una coppa d’argento per il sake. La crescita della popolazione anziana pone però anche interrogativi sulla sostenibilità del sistema sociale e previdenziale.

Giovani sempre più lontani dal matrimonio

Parallelamente all’aumento della longevità, il Giappone deve fare i conti con il calo delle nascite e con una crescente cautela delle nuove generazioni nei confronti del matrimonio. Un’indagine dell’Istituto nazionale di ricerca sulla popolazione e la sicurezza sociale indica che più del 20% degli uomini e delle donne single tra i 18 e i 34 anni non ha intenzione di sposarsi, mentre quasi la metà degli intervistati afferma di non vedere vantaggi nel matrimonio. Tra le ragioni della riluttanza vengono citati soprattutto i costi elevati per crescere ed educare i figli e il peso fisico e psicologico che ricade sui genitori che lavorano.

Un futuro demografico sempre più difficile

La distanza tra longevità e natalità emerge con particolare evidenza nei dati demografici. Nel 2025 il tasso di fecondità totale giapponese è sceso a 1,14 figli per donna, un livello molto lontano dai circa 2,1 figli necessari, in condizioni demografiche ordinarie, per mantenere stabile nel lungo periodo la popolazione. Nel censimento del 2020 il Giappone contava circa 126 milioni di abitanti e quasi il 30% aveva almeno 65 anni. Le proiezioni dell’Istituto nazionale di ricerca sulla popolazione e la sicurezza sociale indicano che entro il 2070 la popolazione potrebbe scendere a circa 87 milioni, mentre la quota degli over 65 potrebbe avvicinarsi al 40%.

Il paradosso demografico giapponese è dunque sempre più evidente: mai così tante persone hanno raggiunto e superato i 100 anni, ma sempre meno bambini nascono nel Paese. Un successo della longevità che, sul piano sociale ed economico, si accompagna a una trasformazione profonda della struttura della popolazione.