Insetti invasivi, la ricerca punta sulla lotta biologica: alla FEM esperti da tutta Europa per proteggere le colture senza pesticidi | FOTO

Concluso a San Michele all’Adige il congresso BREBCA dell’Organizzazione internazionale per il controllo biologico: ottanta ricercatori hanno condiviso strategie e nuove soluzioni contro le specie dannose per l’agricoltura

  • Congresso lotta biologica
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La difesa delle colture agricole passa sempre più dalla ricerca scientifica, dalla collaborazione internazionale e dall’utilizzo degli equilibri naturali. È questo il messaggio emerso dal congresso scientifico BREBCA, ospitato dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, che ha riunito ottanta ricercatori ed esperti provenienti da diversi Paesi europei e non solo per quattro giornate di confronto sulle nuove strategie di controllo biologico e integrato. Al centro dei lavori una delle sfide più complesse della moderna protezione delle piante: contrastare gli insetti dannosi e le specie invasive attraverso l’impiego dei loro nemici naturali, riducendo progressivamente il ricorso ai prodotti fitosanitari e sviluppando sistemi di gestione più sostenibili per l’agricoltura.

La sfida delle specie invasive: una risposta che deve essere internazionale

Il congresso ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, servizi fitosanitari e comunità scientifica internazionale, con l’obiettivo di condividere dati, esperienze e metodologie per affrontare un fenomeno che non conosce confini geografici. Durante la giornata inaugurale sono intervenuti Damiano Gianelle, dirigente del Centro Ricerca e Innovazione FEM, Gudrun Strauss in rappresentanza della IOBC-WPRS, Chiara Pelloso, sostituto direttore dell’Ufficio fitosanitario della Provincia autonoma di Trento, e Giuseppe Stancanelli, responsabile del team per la valutazione del rischio fitosanitario di EFSA. Gianelle ha evidenziato il ruolo fondamentale della cooperazione tra Paesi per fronteggiare una problematica in continua evoluzione: “la ricerca e la collaborazione internazionale – ha evidenziato Gianelle – sono fondamentali non solo per gestire le invasioni già in corso, ma sempre più per anticipare le future minacce e prepararci per tempo alle possibili strategie di risposta. BREBCA rappresenta proprio questo: un’occasione di confronto e condivisione tra ricercatori, servizi fitosanitari e istituzioni di diversi Paesi, per mettere in comune esperienze, dati e competenze e sviluppare approcci condivisi a problemi che richiedono una visione necessariamente internazionale”. Un approccio che punta quindi non soltanto a intervenire quando il problema è già presente, ma anche a costruire strumenti di prevenzione fitosanitaria capaci di anticipare l’arrivo di nuove minacce.

Fondazione Mach protagonista nella lotta biologica contro cimice asiatica e Drosophila suzukii

Il tema del congresso è strettamente collegato alle attività di ricerca sviluppate negli anni dalla Fondazione Edmund Mach, impegnata nello studio e nell’applicazione della lotta biologica classica contro alcune delle principali specie invasive che interessano l’agricoltura del territorio trentino. Tra gli organismi maggiormente studiati figurano la cimice asiatica e la Drosophila suzukii, due insetti che hanno rappresentato negli ultimi anni una significativa minaccia per numerose colture. I programmi portati avanti dalla FEM prevedono diverse fasi: dall’individuazione dei nemici naturali degli insetti dannosi al loro allevamento, fino ai programmi di rilascio e al successivo monitoraggio degli effetti sulle popolazioni presenti negli ecosistemi agricoli. L’obiettivo è sviluppare sistemi di difesa integrata delle colture capaci di coniugare produttività agricola, tutela ambientale e riduzione dell’utilizzo di sostanze chimiche.

La collaborazione tra FEM e Servizio Fitosanitario del Trentino

Il congresso ha evidenziato anche l’importanza del rapporto tra ricerca e istituzioni territoriali. Chiara Pelloso ha sottolineato il valore della collaborazione tra la Fondazione Mach e il Servizio Fitosanitario della Provincia autonoma di Trento. “La stretta collaborazione tra la Fondazione Mach e il Servizio Fitosanitario della Provincia di Trento è essenziale per rispondere tempestivamente con strategie in grado di combinare prevenzione, monitoraggio, gestione integrata e controllo biologico”, ha spiegato Pelloso. Una sinergia considerata strategica per affrontare le nuove emergenze agricole attraverso strumenti basati sulla conoscenza scientifica e sulla capacità di monitorare rapidamente l’evoluzione delle popolazioni di insetti invasivi.

Premio a Claudio Ioriatti per il contributo alla ricerca internazionale

Nel corso del congresso è stato inoltre assegnato un riconoscimento a Claudio Ioriatti, ex ricercatore della Fondazione Edmund Mach, premiato per lo straordinario contributo offerto nel corso della sua carriera alla disciplina e alla comunità scientifica internazionale. Ioriatti è stato una figura di riferimento nello sviluppo della gestione integrata delle avversità delle colture frutticole e della vite, contribuendo in modo significativo alla ricerca sui semiochimici, sul controllo biologico e sulla gestione sostenibile degli organismi nocivi. Il suo percorso scientifico è stato caratterizzato da una vasta produzione di studi, numerose collaborazioni internazionali e ruoli di responsabilità ricoperti all’interno della Fondazione Edmund Mach e della comunità IOBC. Il riconoscimento assegnato durante BREBCA ha rappresentato un momento di valorizzazione per una carriera dedicata alla ricerca e all’innovazione nel settore della protezione delle piante.

Agricoltura sostenibile e ricerca: il futuro della protezione delle piante

Il congresso di San Michele all’Adige ha confermato come il futuro della protezione agricola sia sempre più legato a strategie integrate, capaci di combinare ricerca scientifica, monitoraggio degli ecosistemi e controllo biologico. La sfida delle specie invasive richiede infatti strumenti innovativi e una rete internazionale di competenze: un modello nel quale centri di ricerca, istituzioni e agricoltori possano collaborare per difendere le colture riducendo l’impatto ambientale e favorendo un’agricoltura più resiliente.