La mappa che divide il mondo: l’ONU vota per correggere la rappresentazione dell’Africa, gli USA dicono no

La risoluzione “Correct the Map” passa con 164 voti a favore e sei astensioni. Gli Stati Uniti lunico Paese a votare contro

Centosessantaquattro Paesi favorevoli, 6 astensioni e un solo voto contrario. È quello degli Stati Uniti, che si sono opposti alla risoluzione “Correct the Map“, iniziativa promossa dal Togo a nome del gruppo africano delle Nazioni Unite e sostenuta dall’Unione africana. Il provvedimento punta a favorire una rappresentazione cartografica del mondo più accurata rispetto alle dimensioni reali dei continenti, incoraggiando l’utilizzo di proiezioni equivalenti come Equal Earth. Non si tratta, tuttavia, di un obbligo: la risoluzione non è giuridicamente vincolante e non impone agli Stati o alle istituzioni di abbandonare la tradizionale proiezione di Mercatore. Il voto, però, ha assunto un evidente significato politico proprio per la posizione americana, rimasta isolata all’interno dell’Assemblea generale.

Il “no” degli Stati Uniti

Washington ha contestato con forza l’iniziativa. Prima del voto, il rappresentante statunitense Yaryna Ferencevych ha accusato l’ONU di dedicarsi a una questione che, secondo gli Stati Uniti, distoglie l’attenzione dai problemi considerati realmente prioritari. Ferencevych ha dichiarato: “Invece di concentrarsi sui problemi reali, questo organismo sta discutendo di progetti cartografici del XVI secolo e del loro ruolo nella promozione delle riparazioni e della giustizia cognitiva“. Dopo il voto, la posizione americana è stata ribadita in una dichiarazione ancora più dura, nella quale Ferencevych ha affermato: “Risoluzioni come questa e l’agenda ideologica che promuovono sono zavorre del nostro lavoro qui, e sono il motivo per cui questa istituzione sta perdendo la propria credibilità“. È proprio questo passaggio ad aver caratterizzato il voto americano. Gli Stati Uniti non hanno contestato soltanto l’utilità della nuova rappresentazione cartografica, ma hanno messo in discussione il significato politico attribuito all’iniziativa.

“Le mappe non sono mai neutrali”

La risoluzione è stata presentata dal Togo per conto dei 54 Stati africani membri delle Nazioni Unite. Prima del voto, il ;inistro degli Esteri togolese Robert Dussey ha sottolineato il ruolo delle mappe nella formazione della percezione del mondo. Dussey ha dichiarato: “Le mappe plasmano la nostra comprensione del mondo. Guidano l’educazione, alimentano l’immaginazione e influenzano le percezioni collettive“. Il Ministro ha poi aggiunto: “È arrivato il momento per noi, in Africa, di assumerci la responsabilità di cambiare ciò che possiamo cambiare noi stessi“. In un ulteriore intervento, Dussey ha spiegato: “Le mappe guidano l’educazione, alimentano l’immaginazione e influenzano le percezioni collettive. Non sono quindi mai neutrali: quando presentano un’immagine distorta del nostro pianeta, rischiano di perpetuare rappresentazioni inaccurate che vengono trasmesse di generazione in generazione“. La tesi alla base della campagna “Correct the Map” è dunque che la rappresentazione geografica non sia soltanto una questione tecnica. Secondo i suoi sostenitori, il modo in cui vengono rappresentati i continenti può influenzare la percezione della loro importanza e delle loro dimensioni.

Mercatore, una mappa nata per navigare

La proiezione di Mercatore risale al 1569 ed è opera del cartografo fiammingo Gerardo Mercatore. Il suo scopo principale era la navigazione marittima: la proiezione permette infatti ai navigatori di tracciare rotte lungo linee rette mantenendo una direzione costante della bussola. Questa caratteristica comporta però una distorsione delle superfici. Le aree vicine ai poli vengono rappresentate molto più grandi di quanto siano nella realtà, mentre le regioni prossime all’Equatore risultano relativamente più piccole.

È per questo che, nelle mappe basate sulla proiezione di Mercatore, Europa, Nord America e soprattutto Groenlandia possono apparire enormemente estesi rispetto all’Africa e ad altre regioni del mondo. La distorsione non è un errore casuale: è una conseguenza matematica della necessità di trasformare la superficie curva della Terra in una mappa piatta, preservando alcune caratteristiche a discapito di altre.

Equal Earth: più fedeltà alle dimensioni

La proiezione Equal Earth è stata sviluppata nel 2018 dai cartografi Tom Patterson, Bernhard Jenny e Bojan Šavrič proprio con l’obiettivo di offrire una rappresentazione più proporzionata delle superfici terrestri. Rispetto a Mercatore, Equal Earth mantiene molto meglio le proporzioni relative tra le aree. Africa, America Latina, Asia meridionale e Oceania appaiono quindi sensibilmente più grandi, mentre le regioni settentrionali non risultano sovradimensionate nella stessa misura.

La risoluzione approvata dall’Assemblea generale definisce Equal Earth “un’opzione rilevante per migliorare l’accuratezza della rappresentazione cartografica del mondo“. L’obiettivo della campagna “Correct the Map” è ora favorire l’adozione di mappe equivalenti nelle scuole, nei media e nelle istituzioni internazionali.

“L’Africa deve finalmente riflettere la sua reale dimensione”

L’Unione africana, che ha sostenuto la campagna, ha accolto con favore l’approvazione della risoluzione. In una dichiarazione pubblicata su X, l’organizzazione ha scritto: “La risoluzione di oggi promuove mappe equivalenti come Equal Earth nelle aule scolastiche, nei media e nelle istituzioni internazionali, garantendo che la mappa del mondo rifletta finalmente la reale dimensione, il peso e il posto dell’Africa nel mondo“.

Il risultato della votazione è quindi destinato ad alimentare un dibattito che va oltre la cartografia. Da una parte c’è chi considera la proiezione Equal Earth uno strumento per correggere una rappresentazione storicamente distorta delle dimensioni dei continenti; dall’altra, gli Stati Uniti vedono nell’iniziativa un esempio dell’uso dell’ONU per promuovere un’agenda ideologica. Il dato politico resta comunque inequivocabile: la risoluzione è stata approvata con 164 voti a favore, 6 astensioni e un solo voto contrario. Gli Stati Uniti sono stati l’unico Paese a dire no.

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