L’esplorazione dei misteri più fitti dell’universo sta per compiere un balzo in avanti gigantesco grazie all’annuncio ufficiale della NASA sullo sviluppo della missione PRIMA, acronimo di PRobe far-Infrared Mission for Astrophysics. Questo telescopio spaziale rappresenta la 1ª pietra miliare di una nuova classe di missioni astrofisiche denominata Probe Explorers. Con un costo stimato in 1,2 miliardi di dollari, il progetto è entrato nella fase di progettazione preliminare e sviluppo tecnologico, ponendo le basi operative per un lancio mirato nel 2033. Il suo compito sarà quello di scrutare le profondità del cosmo nel lontano infrarosso, spingendosi con successo dove gli attuali strumenti non riescono ad arrivare a causa dei limiti tecnici. La comunità scientifica internazionale attende con impazienza i dati di questa missione della durata di 5 anni per comprendere a fondo le origini della nostra stessa esistenza.
I segreti della luce infrarossa nello Spazio
Equipaggiato con uno specchio principale di 1,8 metri, il telescopio PRIMA condurrà indagini profonde e ad altissima sensibilità dell’universo sfruttando le frequenze del lontano infrarosso. Questa specifica capacità tecnica permetterà di colmare il divario attualmente esistente tra gli osservatori a infrarossi già operativi, come il telescopio spaziale James Webb, e i potenti radiotelescopi basati a terra. Studiando l’energia radiante che emerge esclusivamente in queste specifiche lunghezze d’onda, la sonda riuscirà a catturare la luce proveniente dalle regioni più fredde e polverose delle galassie, rivelando dettagli altrimenti invisibili agli strumenti ottici tradizionali. La NASA ha selezionato il progetto dopo un’attenta valutazione, seguendo le raccomandazioni del sondaggio decennale del 2020 delle accademie nazionali di scienze, ingegneria e medicina, che chiedeva a gran voce una missione di questa precisa caratura per il decennio in corso.
Acqua, buchi neri e le origini del Sistema Solare
I dati che verranno raccolti permetteranno di affrontare una vasta gamma di questioni fondamentali sull’evoluzione cosmica. PRIMA indagherà sulle origini dei pianeti situati al di fuori del nostro Sistema Solare, svelando le dinamiche di crescita e trasformazione delle galassie e dei colossali buchi neri che risiedono al loro centro. Gli strumenti a bordo studieranno accuratamente come la polvere cosmica e gli elementi pesanti si sono accumulati nel corso dei miliardi di anni, fornendo inoltre indizi vitali su come l’acqua sia potuta giungere sulla Terra. I vertici dell’agenzia hanno definito questa missione come la prossima grande finestra dell’umanità sull’universo profondo, uno strumento indispensabile per dipingere un quadro infinitamente più chiaro del perché l’universo appaia esattamente nel modo in cui lo osserviamo oggi.
Una collaborazione globale per il prossimo decennio
Il Jet Propulsion Laboratory gestirà interamente le fasi critiche della missione in collaborazione con i centri di volo spaziale Goddard e Marshall. Il progetto vanta una fortissima partecipazione internazionale che include l’Agenzia Spaziale Italiana al fianco di numerosi enti di altissimo profilo provenienti da Francia, Germania, Canada, Corea del Sud, Giappone e Regno Unito.
Il programma Explorers, che ospita la classe Probe Explorers, rappresenta il più antico programma continuo della NASA sin dal lancio del satellite Explorer 1 nel 1958. Da allora ha portato a termine oltre 100 missioni di successo, fruttando diverse scoperte da premio Nobel. Aggiungendo PRIMA alla sua impressionante flotta spaziale, l’agenzia garantirà un ritmo costante di lanci di altissimo livello, estendendo le capacità di indagine cosmica verso orizzonti di conoscenza del tutto inesplorati.


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